DESTRA
O SINISTRA - E’
TEMPO DI USCIRE DALL’EQUIVOCO
di
Alberto Spera
E’ veramente
tempo di uscire dall’equivoco se vogliamo che le dottrine nelle quali crediamo
possano trovare finalmente lo spazio che loro competono. Lo stabilire se le
nostre idee siano di sinistra o di destra è una vecchia questione da sempre irrisolta
nei nostri ambienti. Taluni, e sono per la verità la gran palle dicono Destra,
altri Sinistra; ma la verità quale è ‘?
Ritengo inutile
parlarne troppo, perché la mia intenzione non è qui quella di stabilire le
differenze tra l’una e l’altra definizione, quanto vederne le conseguenze e
le possibilità di spazio politico che l’una o l’altra possono riservarci.
Una breve
premessa, però, occorre. In fondo l’aspetto fondamentale del nostro pensiero
riguarda la giustizia sociale, e dunque, seguendo il volgo comune, dovremmo
definirci di sinistra, se vogliamo maggiormente considerare l’opportunità, ma
direi meglio la necessità, di una più immediata comprensione della nostra
predicazione fra la gente. Tra l’altro abbiamo sempre sostenuto, e sosteniamo,
che il nostro pensare deriva direttamente dalla più che opportuna modificazione
di quello socialista; anche se poi siamo andati ben oltre sorpassando, la
questione destra/sinistra, se vogliamo continuare ad intenderla secondo il
pensiero liberale dal quale il socialismo, a differenza nostra, non è mai
uscito.
Sempre in premessa,
occorre, a mio modo di vedere, aggiungere che nel concreto il nostro pensiero si
oppone sostanzialmente alla visione capitalistica della società, che è
caratteristica della destra conservatrice, nel senso del potere, quale oggi
domina il mondo.
Ed allora,
guardando l’attuale situazione socio/politica, non possiamo non accorgerci del
fallimento delle posizioni che oggi si dichiarano falsamente di sinistra. False
intendiamoci, non perché non vi siano persone che credono ancora nelle dottrine
del socialismo, sono sempre convinto della buona fede dei più, quanto perché
nei fatti è oggi ben facile dimostrare il fallimento di tali tesi ed il loro
cedimento al capitalismo, ridotte a mendicare e non a pretendere giustizia
nell’organizzazione sociale.
Andando avanti
nel ragionamento, non dobbiamo lasciarci attardare dal non aver forse tutti
compreso che, per noi, destra e sinistra nel senso liberale sono cose
sorpassate. Dice bene Rutilio Sermonti quando definisce il nostro pensiero non
dell’uno o dell’altro lato, ma sopra, in alto.
Tuttavia il realismo che è sempre al fondo
del nostro pensare, non può farci dimenticare che il problema non è abbattere
il capitalismo in quanto proprietà, ma umanizzarlo attraverso la vittoria della
nostra tesi di fondo, per la quale la proprietà è pur sempre un diritto che
trova l’unico limite nel non usurpare la dignità di chi non ha, approfittando
del bisogno per prevaricarli ed offenderne la dignità umana.
E dunque, anche
se così corretto, il capitalismo continuerà, anzi deve continuare, sempre ad
esistere proprio in forza del nostro pensiero; ed allora, sia pure in modo
diverso, anche nel nuovo Stato da noi desiderato, si riproporrà sempre
l’esistenza di una destra e di una sinistra, diverse, nuove fin che,si voglia,
ma sempre destra e sinistra. Ed il capitalista tenterà sempre di sopraffare il
proletario, su questo credo sia inutile illudersi perché è altrettanto vero
che qualsiasi organizzazione sociale si possa inventare ed organizzare, mai
l’uomo potrà essere cambiato nel suo essere misto di bene e di male, nella
sua libertà di scegliere tra questi due poli.
Se Iddio ci darà
capacità, forza e fortuna per vincere un giorno la nostra battaglia, di tanto
non potremo non tenere conto; e nel mondo, organizzato così come vorremmo, la
posizione nostra non potrà che essere quella di sorveglianza, e se necessiterà
di battaglia, affinché il capitalismo non torni a sovvertire la situazione a
suo eccessivo vantaggio.
La nostra posizione di allora non potrà che
essere, e sempre, quella di sinistra, intendendo, ed a scanso di equivoci lo
ripeto, di una sinistra ben diversa dall’attuale, nuova nell’ambito del
nuovo Stato da noi ipotizzato.
Se tutto questo
è vero, come fermamente credo proprio in relazione alle nostre dottrine, perché
attardarci ancora su posizioni che alimentano equivoci con difficoltà di
propaganda per noi e possibilità di mistificazione del nostro pensiero da parte
degli avversari ?
Sveglia dunque,
una sinistra quale oggi intesa, non esiste più. Ha abbandonato il campo ed è
facile smascherarne ogni giorno fallimenti ed equivoci sui quali ancora
sopravvive; se vogliamo anche in termini elettorali, dove lo spazio è tanto,
sol che si sappia e si voglia essere ben conseguenti.
Sveglia:
è tempo di sostituire una tale sinistra, del resto il vero avversario
non è certo più il socialismo ufficiale più o meno rosseggiante, anche
ammesso che lo sia mai stato veramente; quanto quello di sempre: quel
capitalismo che, approfittando della situazione del campo avverso, immersa nella
confusione, nelle discordie e nei ritardi, in qualche caso volutamente, in altri
per mantenere piccoli vantaggi, nei migliori per eccessivo attaccamento a
posizioni rivelatesi non idonee, e ciò anche in campo nostro, sta vincendo la
propria battaglia in nome del profitto senza limiti, mascherando l’egoismo
individuale dietro una ben strana visione della libertà.
Sveglia, è tempo
di riprendere il nostro cammino verso una socialità vera, non pietistica quale
alla fin fine i vari socialismi superstiti sembrano cercare dopo tanti
fallimenti. E’ tempo di riprendere la battaglia per affermare una giusta
socialità: unica vera possibilità per una vera libertà.
Per gentile concessione della rivista "Orientamenti".
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