Sharon sotto accusa
Tre avvocati (un libanese, Chibli Mallat e due belgi, Michael Verhaeghe e Luc Walleyn) hanno preparato un reclamo legale in Belgio in nome dei superstiti del massacro di Sabra e Chatila (1982 - Libano). Il reclamo è stato diretto contro Sharon ed altri alti funzionari israeliani. Gli avvocati hanno basato il loro ricorso sulle dozzine di testimonianze raccolte da un rifugiato palestinese, Sana Hussein, che lavora in collaborazione con un antropologo britannico, Rosemary Sayigh. Gli elementi significativi della partecipazione di Sharon al massacro sono noti. Il 28 settembre 1982, il governo israeliano ha nominato una commissione d' inchiesta diretta dal presidente della Corte suprema, Yitzhak Kahan. La commissione ha ritenuto che Sharon era indirettamente responsabile di cio' che era avvenuto negli accampamenti. Anche se non aveva partecipato alle uccisioni. Tuttavia, in una parte del rapporto della commissione d'inchiesta si evince la responsabilità personale di Ariel Sharon. Due sono i punti sulla responsabilità di Sharon che il rapporto della commissione indica. Essenzialmente Sharon avrebbe avuto conoscenza del massacro delle forze libanesi ed avrebbe perfino dato delle istruzione ai suoi comandanti per lasciar fare alla milizia all'epoca trasportata dalla rabbia per l’assassinio di Bashir Gemayel. La commissione egualmente ha stabilito il timore che il massacro fosse stato organizzato dalla gerarchia militare israeliana nel Libano. E stato ulteriormente accusato dalla commissione di Kahan di non aver preso delle precauzioni per impedire un massacro. Al contrario, il rapporto ha dichiarato una probabile implicazione di Sharon nel massacro: omissione nel controllo dell'area e aiuto ai falangisti del luogo. Si fa notare che il controllo delle forze libanesi nella zona degli accampamenti dei campi di rifugiati era stato assegnato all' esercito israeliano il 16 settembre, il giorno in cui la milizia é entrata negli accampamenti per massacrare migliaia di civili innocenti. Cosa la commissione non ha chiarito é il ruolo di Sharon nell'incitare e aiutare le forze libanesi falangiste. Ci si può volgere verso due autorità per chiarire la vicenda: i giornalisti israeliani Zeev Schiff e Ehud Yaari. In un celebre libro sulla guerra 1982, questi giornalisti hanno descritto il massacro. Secondo la loro opinione Sharon ha fatto due cose: ha radunato le forze libanesi, che erano disorganizzate e demoralizzate dalla morte del loro leader e le ha incluse nel piano di Israele per entrare a Beirut ovest.

Successivamente,
ha convocato i comandanti delle forze libanesi dicendo che desiderava che la
struttura di OLP a Beirut fosse eliminata. Il massacro e
l' uccisione di innocenti sarebbe stato causato da un ordine poco chiaro
che poteva facilmente essere malinteso da una milizia impaziente di vendetta.
Effettivamente, quando i maggiori ufficiali delle forze libanesi
presenti hanno chiesto chiarificazioni, Sharon ha eluso ogni spiegazione.
Oltre le implicazioni legali d'un reclamo contro Sharon ed altri funzionari
israeliani, c' è la questione della memoria. Gli ebrei, in virtù dei tormenti
storici ai quali hanno resistito, spesso si dicono custodi della memoria.
Tuttavia, l' elezione recente di Sharon é la prova che
Israele è pronta a dimenticare gli episodi più torbidi dalla sua
storia. Sharon si è nascosto
sempre dietro la responsabilità indiretta per proteggersi, sostenendo che non
aveva previsto il massacro e non sapeva che stesse avvenendo fino ad un giorno
dopo il suo compimento. La mediocrità di tale difesa si evince dal giudizio che
gli ebrei hanno dato quando gli stessi, in varie terre di esilio, hanno sofferto
notevolmente dei pogroms perpetrati dai vari gruppi razzisti. La base
dell'argomentazione ebrea su tali vicende è stata sempre che la responsabilità
di tali atti cade non soltanto su coloro che hanno commesso le atrocità, ma
anche su coloro che erano responsabili della sicurezza ed ordine pubblico ed
avrebbero potute impedirle e non hanno rispettato i loro obblighi. La commissione di Kahan, intenzionalmente o no, ha così
inficiato il riferimento alla
responsabilità indiretta di Sharon. Ha suggerito efficacemente un riferimento
ai casi Eichmann, Ratko Mladic, e le responsabilità
per i crimini contro umanità. La commissione ha toccato uno dei più sacri
simboli israeliani. La condizione ebrea, a causa della
persecuzione durante la storia, rappresenta una forza morale sulla scena
internazionale. E’ vero, e allora gli israeliani devono spiegare come mai
Ariel Sharon ha raggiunto il potere nel loro paese. Presto, un magistrato belga
dovrà decidere sull'affare (in un paese che riconosce la giurisdizione
universale nei crimini contro umanità). Il diritto internazionale è cambiato
considerevolmente dal 1982, quando i massacri di Shatila e di Sabra sono stati
perpetrati. Ora è il momento per Sharon di rispondere della sua responsabilità
personale di quel crimine odioso.
Michael Young
(Articolo tradotto da Maurizio
De Arcangelis)
visitabile al sito www.mallat.com
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