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A proposito delle scuole private…

 

Dopo le divisioni in Bicamerale sulle questioni attinenti la magistratura dove il PPI ha votato con il Polo, a spartire in maniera diversa maggioranza e opposizione (o sarebbe più appropriato parlare di centro-destra e centro-sinistra ? ) arriva ora la faccenda delle scuole private che ha visto scendere in campo anche il Santo Padre. Anche a tale riguardo infatti il PPI si dichiara più vicino al Polo che all’Ulivo, anche se, a conti fatti Berlinguer qualche regalo non di poco conto alle private lo ha già fatto. Il problema è, come si sa, quello del finanziamento alle scuole private che altrimenti, si dice, rischierebbero di non sopravvivere. Fermo restando che l’articolo 33 della Costituzione recita testualmente in proposito, e giova ricordarlo, "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato" e che, se pure la legge deve assicurare alle scuole non statali e ai loro alunni "piena libertà … ed un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali", l’equipollenza si riferisce senza ombra di dubbio al riconoscimento e al valore legale dei titoli di studio. Non a caso le scuole non statali sono definite la maggior parte delle volte "scuole legalmente riconosciute" vale a dire che i titoli di studio da esse rilasciati hanno pari valore di quelli della scuola pubblica. E questo è già e non ha bisogno di ulteriori interventi legislativi. La "vexata quaestio" riguarda il fatto che le scuole non statali chiedono congrui finanziamenti allo Stato per portare avanti le loro attività. Chiamatelo bonus mensile alle famiglie o come vi pare sempre di denaro pubblico si tratta. E questo mentre la scuola pubblica appare abbandonata a se stessa, priva di qualunque sostegno economico degno di questo nome. Certo, potremmo ricordare come nelle scuole non statali il reclutamento degli insegnanti, quasi sempre non abilitati, sia a discrezione dei gestori che in questo ambito non tollerano ingerenze di alcun tipo, o rammentare come gli alunni paghino rette da capogiro e tasse extra, cosa che ha prodotto la fortuna economica di tantissimi "padroncini" e come a fronte di ciò i docenti siano pagati una miseria e lavorino in una condizione di supersfruttamento, potremmo ancora osservare come nelle scuole non statali il tetto massimo degli alunni per classe venga spesso disatteso ed esistano aule zeppe fino a trentadue-trentacinque allievi e potremmo continuare di questo passo. Vogliamo invece sottolineare che, a prescindere che prevalga il finanziamento o meno, è scandaloso che i legislatori che pure devono occuparsi di un settore così delicato, mostrino allo stato dei fatti una sostanziale ignoranza in materia di scuole private, non riuscendo neppure a fare distinzione tra scuole parificate religiose (collegi e via dicendo) e scuole laiche. Se alle prime infatti, nella maggior parte dei casi va riconosciuta una certa serietà nella impostazione degli studi, nella tradizione culturale, nel prestigio, conquistato in decenni – qualche volta secoli di attività - a cui pure tengono, vedi il Collegio Massimo e il Nazareno di Roma, o il Collegio S. Luigi di Bologna o le numerose scuole gestite dai Padri Calasanziani, dagli Scolopi ecc., tanto per fare qualche esempio, ben altra cosa sono le seconde, quasi sempre rifugio di studenti pluriripetenti, concepiti e nati come diplomifici in grande stile. Come possono ancora ignorare i nostri legislatori gli stretti rapporti intercorrenti tra i famigerati "corsi di recupero" nei quali si possono "recuperare" tre anni, quattro anni in uno, corsi praticati da tante scuole private, e le scuole legalmente riconosciute dove a giugno sbarcano a sostenere gli "esami di idoneità" fior di somari provenienti dai corsi di cui dicevamo ? Laddove spesso i "gestori" sono padroni delle une e delle altre. Esami di idoneità poi con commissioni formate da insegnanti non abilitati, costretti a chiudere non uno ma tutti e due gli occhi perché ricattati dai gestori con il paravento che altrimenti le loro classi l’anno seguente non si riformeranno e perderanno il posto. E sì, perché il machiavello è tutto lì. Gli studenti provenienti dai corsi di recupero ottengono l’idoneità alla classe per la quale si sono candidati, ma sono poi obbligati a frequentarla nell’istituto legalmente riconosciuto dove hanno sostenuto l’esame. Capito l’antifona ? E Di nulla-osta neanche a parlarne. Chi si rifiuta resta bloccato per un anno e non può frequentare nessuna scuola. Anche perché l’istituto legalmente riconosciuto non gli rilascia i documenti. Ma è mai possibile tutto questo ? E’un mercimonio legale cui sarebbe ora di porre termine. E sicuramente è pregiudiziale che prima di concedere un qualunque finanziamento alle scuole non statali, si stabilisca che chi frequenta i corsi di recupero da privatista sia obbligato a sostenere gli esami di idoneità solo ed esclusivamente nelle scuole statali. Questa sarebbe infatti una garanzia di maggiore trasparenza e un – almeno parziale - tentativo di far risalire la china all’istituzione scolastica nel nostro Paese.

 

Nicola Cospito

 

 

E il Preside diventò manager…

 

Benedetta autonomia. Tanto attesa e così tarda ad arrivare. L’aspettano gli studenti che credono che grazie ad essa potranno trasformare la scuola in un club dove incontrarsi di pomeriggio, l’aspettano i docenti che sognano di poter finalmente gestirsi i programmi liberamente e senza più vincoli, sbizzarendosi in ogni sorta di sperimentazione didattica. La teme il personale non docente per il fondato timore di doversi sottoporre a più di un ritorno pomeridiano. Ma l’aspettano in primo luogo i presidi che sperano di trasformare la scuola in un’azienda, che già da mesi si sono allenati chiamando gli alunni "utenti" e che pensano di trasformare il Consiglio d’Istituto in un comitato di affari. E già c’è tra i Capi d’Istituto chi, pur di aumentare l’"utenza" escogita ogni sorta di innovazione inventando "servizi" e corsi supplementari a raffica. E’ così che accanto alla ineccepibile ma già abbondantemente abusata "lotta alla tossicodipendenza, troviamo il corso di educazione alla salute e mentre si attiva un "progetto adolescenti", mirante ad una formazione globale dei discenti, capace di superare i "limiti" della semplice istruzione, si dà pure corpo ad un "progetto genitori" tendente a coinvolgere madri e padri in misura crescente nella vita degli istituti. Né ovviamente può mancare il corso di educazione sessuale, mentre invece novità davvero recente risulta essere lo Sportello permanente per il disagio cui gli alunni potranno confidare le proprie ansie e le proprie angosce. Senza parlare poi delle attività "normali" e di routine come il laboratorio teatrale, il cineforum, l’officina artistico-creativa ecc. Resta ovviamente il mistero di chi debba essere impegnato a portare avanti tutte queste attività che in effetti, con la matematica, il latino, la filosofia, la storia, la letteratura c’entrano ben poco. Un mistero che è poi tale fino ad un certo punto. E’ chiaro infatti che a parte qualche "esperto" magari nominato sul campo, a sbrigarsela saranno ancora una volta i professori. Ecco dunque emergere accanto a quella del Preside Manager la figura del Professore Tuttologo. Oggi volontario, domani schiavo. Chi infatti oserà sottrarsi a tali doveri quando il Preside Manager avrà in mano lo scettro del Potere Indiscusso ?

 

Nicola Cospito

 

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