In questi giorni il governo DAlema è alle prese con i provvedimenti relativi alla parità scolastica. Da più parti si è osservato la incostituzionalità di un finanziamento delle scuole private da parte dello Stato, infatti, come recita larticolo 33 della Costituzione, "gli Enti privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato". Nella discussione in corso si è arrivati persino a ipotizzare la retribuzione dei docenti delle scuole private da parte dello Stato. A parte il non senso della cosa, dato che subito a rigor di logica appare legittima la domanda "E allora che scuole private sono ?", la questione dovrebbe essere affrontata in maniera più approfondita e implicare anche i legittimi interrogativi sui metodi e i criteri di assunzione degli insegnanti stessi. E facile infatti ritenere che i "gestori" delle scuole private, di certo, non sono disposti a rinunciare a questo diritto che ritengono beati loro di loro esclusiva competenza. E allora ? Cosa dovrebbero dire i docenti delle scuole pubbliche che per diventare di ruolo hanno dovuto sostenere fior di concorsi abilitanti ultraselettivi e fare la gavetta per numerosi anni nelle graduatorie del Provveditorato, passando da una supplenza allaltra, da un incarico allaltro, peregrinando nelle scuole di mezza Italia ? Come sempre i lati tecnici della questione, quelli che invaliderebbero immediatamente ogni provvedimento di sussidio alle private, restano lettera morta, la discussione infatti appare solo incentrata su un anacronistico scontro ideologico, come si vuole che sia, per eludere il problema e non considerarlo nei suoi aspetti reali. Qualcuno poi ipotizza un bonus di due milioni annuali per le famiglie che decidessero iscrivere i figli alle private. Unipotesi questa, semplicemente abominevole, se si pensa al fatto che solo per una presunta mancanza di risorse i docenti della scuola italiana sono quelli pagati peggio in Europa o se si fa mente locale sui prezzi altissimi dei libri di testo che i nostri studenti sono costretti a pagare non solo nella scuola superiore, ma anche nella scuola dellobbligo. Perché non ipotizzare allora un bonus per lacquisto dei libri scolastici da destinare alle famiglie meno abbienti ? E non si venga a dire che questo provvedimento esiste già, perché le disposizioni in vigore sono semplicemente ridicole e demagogiche. E infine, vogliamo ricordare a DAlema e compagni che la scuola pubblica è ridotta in Italia allo Stato pietoso. Quanti istituti sono senza laboratori informatici, senza biblioteche, senza aule di fisica e di chimica o semplicemente senza aule ? E allora si pensi innanzi tutto alla scuola pubblica e alle sue necessità e che i privati, se sono in grado, finanzino le loro iniziative, altrimenti facciano altro.
Nicola Cospito
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