di Maurizio La crisi aumenta nei territori occupati, pochi gli spiragli
di pace. Ormai si pensa solo ad una cosa da entrambi gli schieramenti: GUERRA. E
sarà comunque una sconfitta, per tutti. Israele picchia duro. Sharon mostra i muscoli sperando di
rassicurare la società civile israeliana. Raccoglie solo orrore e paura.
Arafat non aspettava altro, lui che allo stato di guerra è
abituato e dell’emergenza é l’artista. Chiuso tra l’incudine degli estremisti di
Hamas ed il martello degli attacchi israeliani, il leader palestinese ha scelto
la terza via: quella della liberazione nazionale, del vecchio e caro
patriottismo intramontabile, che lo porterà, nella migliore delle ipotesi, al
martirio. Il suo popolo è pronto. Lacerato da anni di ingiustizie,
miseria ed umiliazioni rivedica il momento di gloria. Da troppo tempo le
risoluzioni dell’ONU restano lettera morta. La dignità per i palestinesi é
venduta ad prezzo troppo alto ed è ora di conquistarsela sul campo, quello di
battaglia. Hanno deciso, non si torna indietro. Per un po’ aveva anche retto quella figura del mezzo
presidente di uno stato che ancora non esisteva. D’accordo gli israeliani orfani
di Rabin, che avevano trovato un valido sostituto ai loro gendarmi per
controllare le masse arabe. Stava al gioco anche una ristretta e molto
privilegiata classe dirigente palestinese. Del resto avevano ottenuto
interessanti vantaggi: faraonici palazzi, lussuose macchine, viaggi studio per i
figli in Europa, ma sopratutto l’opportunità di eliminare una scomoda e pensante
opposizione interna. Pero’ Arafat non era tagliato per tutto questo, sotto la
pellaccia dura e rugosa, ha un cuore guerriero ed irrequieto. Sharon, la volpe,
coglie la palla al balzo, é convinto di poter regolare una volta per tutte i
conti con il nemico di sempre. Testardo come un caprone, anche lui, andrà fino
in fondo. La seconda INTIFADA é entrata nella sua seconda fase, la più
acuta. Si combatte a viso scoperto. Da quando una bomba-mina ha fatto saltare un
carro Merkava a Gaza, uccidendo tre soldati israeliani, siamo in piena guerra.
Non si puo’ più parlare di qualche sporadica azione di estremisti dinamitardi,
ne’ più con l’eufemismo di "attentati terroristici" le battaglie in corso.
Implacabile la risposta israeliana, con vittime tra i civili. Morto anche il
capo delle squadre speciali israeliane, Eyal Weiss, ma in circostanze poco
chiare, nel corso di un’operazione della "Guerra sporca" in Cisgiordania. Le
notizie di attacchi, bombardamenti, razzi artigianali sui soldati e stragi tra i
civili si susseguono. Siamo in guerra e ci siamo dentro fino al collo. Una
guerra senza quartiere... La Terra Santa tra le fiamme dell’odio. Non si vedono vie d’uscita, la diplomazia mondiale resta
impotente, e sul piano internazionale la situazione si fa ancor più calda, visto
la possibilità sempre più concreta di un’azione militare degli USA contro l’Irak.
Lega araba alle corde. Unico dato positivo: la manifestazione dei dissidenti della
riserva israeliana a Tel Aviv. Rivendicano la fine delle ostilità e la
dichiarazione di riconoscimento dello Stato palestinese. Pochi saggi e
coraggiosi pacifisti in un mondo in delirio. Eppure li accusano di essere dei
pazzi. Se ci riescono salveranno il mondo. Altrimenti la fine. Del mondo. Un vecchio detto ebraico (ma vale anche per musulmani e
cristiani) dice: "Per ogni uomo che viene ucciso é l’umanità intera che muore".
Si verseranno lacrime. Una profezia? Nella storia lo stato d’Israele é esistito solo
un’altra volta, per settant’anni, fin quando l’imperatore Tito non l’ha
distrutto. A settant’anni questa volta non ci arriverà. Di questo passo. Riferimenti: "Palestina, una strage dopo l’altra", Il Manifesto, 17
febbraio 2002, pp.1 e 11 "Israele, muore il capo delle teste di cuoio", Il Corriere
delle Sera, 16 febbraio 2002, pag. 12 Arafat: "Noi vogliamo trattare. Europa e USA convincano
Sharon", La Repubblica, 13 febbraio 2002, pag.18 Maurizio Per saperne di più sui conflitti nel mondo: www.warnews.it
La seconda fase dell’intifada



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