incalzare,spronare,incitare per sentirsi vivi

di Maurizio

CULTURE A CONFRONTO

 

 

 

 

"Al fine di poter presentare il nostro messaggio

al pubblico con la speranza

di produrre un qualche effetto

duraturo nel tempo,

abbiamo dovuto uccidere

delle persone..."

 

THEODORE KACZYNSKI

detto UNABOMBER

(dal manifesto apparso sul "New York Times"

e sul "Washington Post" il 19 settembre 1995)

Terrorista - secondo il dizionario – è colui che ricorre sistematicamente alla violenza (attentati, distruzioni, prese di ostaggi) al fine d’intimidire o impressionare l’opinione pubblica, uno stato, un governo.

Dall’11 settembre in poi, si è spesso parlato di terrorismo, ma a senso unico: in un’unica direzione.

Mohamed Atta, pilota di uno degli aerei schiantatosi su una delle due torri gemelle era certamente un terrorista. Osama Bin Laden, il capo del terrorismo internazionale.

L’Occidente, culla del diritto e della civiltà, si difende. Colpita al cuore l’America risponde: da la caccia ai terroristi bombardando una popolazione inerme, apparentemente scelta a casaccio in un mappamondo gonfiabile in corsa...

L’Afghanistan è il prescelto: lo stato eletto, da immolare come sacrificio nel tempio della geopolitica internazionale per salvare la Sacra immagine degli sceriffi del globo.

Apparentemente...

 

"Sotto le rocce del deserto afghano sono stati rilevati giacimenti di greggio e gas naturale, come segnalato dal Centro Einsen di Santa Monica, in California.

Soprattutto la terra afghana è il luogo di passaggio obbligato per il gasdotto più importante del mondo. E’ un progetto d’importanza storica, che sposterebbe il baricentro del potere energetico dal Golfo verso l’Asia centrale, ma è bloccato da anni proprio per i continui conflitti afghani. Duemila miliardi di metri cubi, il 30 % di tutti i giacimenti mondiali di gas naturale sono sepolti sotto il suolo del Turkmenistan: di che fare un nuovo Kuwait.

Ma di li’ nessuno riesce a trasportare quel gas verso il mare e i ricchi mercati occidentali. Se non attraversando l’Afghanistan. Il progetto del gasdotto è già pronto, lo ha predisposto una società texana, la UNOCAL, molto vicina al partito repubblicano USA. Ora nei piani del Pentagono c’é proprio l’occupazione militare di una fascia di territorio afghano che corrisponde al tracciato dei gasdotti e oleodotti per trasportare il gas turkmeno e il petrolio uzbeko fino al porto di Karachi, accessibile all’occidente"

("La Repubblica" 24 ottobre 2001, pp. 12-13)

 

Basterà ricordare che:

 

"Il Presidente ed il vice presidente americani sono due ex-petrolieri e hanno avuto dall’industria petrolifera i maggiori finanziamenti elettorali. George Bush padre, petroliere anche lui, dopo aver sconfitto Saddam Hussain fu regista della ricostruzione del Kuwait, grande business per le imprese americane"

("La Repubblica" 24 ottobre 2001, pp. 12-13)

 

Svelati gli intenti, relegati in cantina i buoni principi di facciata, riemergono i vecchi scheletri dagli armadi. E la Signora Morte reclama il suo tributo. Inutile stare a farle i conti in tasca. In ogni caso alla fine bisognerà pagare.

Lanciare tonnellate di bombe su un popolo inerme per prendere un terrorista, questa si che è civiltà!

Pretendendo di far ingoiare all’opinione pubblica la balla che non verranno uccisi civili innocenti.

Democrazia fa rima con ipocrisia.

 

Risultato:

 

100.000 bambini afghani in pericolo di morte secondo le stime dell’Unicef.

("Metro" mercoledi’ 21 novembre 2001)

100.000 figli di nessuno che il mondo è già pronto a dimenticare.

 

Seminare bombe per raccogliere petrolio.

Non siamo forse anche noi dei terroristi?

"Esiste un’analogia, una simmetria, un preciso rispecchiamento tra l’industria globalizzata e l’organizzazione di Bin Laden. Entrambe mancano di collocazione, entrambe sono sparse per cinquanta nazioni, entrambe comunicano segretamente, mantengono le loro operazioni nell’ombra, nascondono il loro denaro ed hanno una cultura strettamente corporativa con gerarchie senza volto, né nome... Ed è anche significativo che questi nemici del capitalismo come Bin Laden, Noriega, Saddam siano stati tutti in precedenza alleati ad imprese americane e abbiano appreso i loro metodi dal Pentagono"

(James Hillman, Il piacere di pensare - conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2001)

Maurizio

Per saperne di più sui conflitti nel mondo: www.warnews.it

 

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