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di Maurizio

 

La critica intellettuale

 « Cercavo ovunque di capire chi avesse il potere di cambiare il mondo, fino al giorno in cui mi sono reso conto che forse potevo essere io »[1]

 

In un mondo in cui la televisione è al centro delle nostre vite, dei nostri dibattiti,[2] dei nostri salotti. Quando il mondo artificiale rappresentato in queste piccole scatole si sostituisce sempre più al mondo reale. E l’unico punto di contatto con il mondo esterno passa per il tubo catodico, ogni esperienza è mediata, interpretata e vista dall’occhio ciclopico della telecamera, diventa normale che si finisca per avere tutti le stesse idee. Che ci si omologhi inconsciamente – sonnambulamente al pensiero unico dominante.

 

Quel che è peggio è che la televisione contemporanea (che sia pubblica o privata), come la dottrina politica di cui è espressione, neo-liberale e commerciale, rifiuta tutte le responsabilità educative, dimentica facilmente pluralismo e differenze culturali, fugge gli approfondimenti. E’ superficiale per definizione. Livellante per aspirazione. (Democratica sostengono loro). Risponde ad un solo padrone : il mercato. Conosce una sola logica : funziona o non funziona, vende o non vende. E deve vendere! Ha una sola priorità che l’ossessiona : audience = profitto. A farsi friggere i valori. Zero i contenuti.

Poco importano gli effetti secondari in termini ambientali e sociali, per quanto catastrofici essi siano. Tutto può passare in televisione, come del resto in politica. Persino la MERDA, l’importante è presentarla bene. Un giorno un volenteroso pubblicitario potrà perfino farci venire l’irresistibile desiderio di acquistarne un chilo, se solo qualche genio dell’alta finanza scoprisse che ci si possono fare degli ottimi profitti.

Del resto è già così : la metà dei prodotti che ci propongono, matrellandoci quotidianamente, è merda fritta della quale non abbiamo alcun bisogno. Altrimenti non si spiegherebbero gli ingenti sforzi delle pubblicità in lavaggi del cervello vari per farceli acquistare.

Ma « ogni portafogli pieno è un consumatore potenziale » - fine citazione- e viva la fiera del consumismo illimitato, osanniamo la mistica fede nella crescita economica nel mercato perfetto.

 

          Così uno cresce figlio della televisione. Tutta una generazione (la nostra) educata ed abituata a conviverci. Ne rispetta i ritmi, ne parla il linguaggio. Alla fine si è persino convinti che non esista altra realtà al di fuori di quella trasmessa alla televisione. Che se qualcosa accade, per essere vera davvero, deve passare alla televisione. La nostra vita per esempio.

Di lì si spiega un desiderio all’esibizionismo, a mostrarsi per esistere, a rivedersi per prendere coscienza della propria esistenza, a mettere sulla pubblica piazza degli show televisivi drammatici problemi personalissimi : per sentirli veri. 

Persino, ed è l’ultima trovata, essere disposti a mettere la propria vita sotto l’osservazione permanente dell’occhio indiscreto di una telecamera, per essere ben certi che stiamo vivendo davvero - come nei film e non per finta come la gente normale.

Un desiderio innato, quasi naturale, al quale però siamo stati abilmente educati. Normale, quindi, che alla fine un Berlusconi, super-potente-comunicatore-televisivo, nel vuoto della politica italiana, arrivi al potere senza sconvolgere nessuno. « Normale » persino votarlo ! Le masse erano ormai pronte ad inghiottire i suoi slogan populisti e le sue trovate pubblicitarie.

 Normale, talmente normale che persino l’opposizione, le sinistre eredi di Gramsci e orfane di Pasolini presentino un candidato altrettanto vuoto e mediatico come Rutelli. Anzi peggio, visto che hanno perso.

In tutto questo tempo siamo stati ammaestrati e soggiogati dalla classe politica dirigente. Come notava ALDUS HUXLEY :

« Sia chiaro che non c’è alcuna ragione per la quale i nuovi totalitarismi somiglino ai vecchi. Governare con plotoni d’esecuzione, affamando artificialmente il popolo, imprigionando e deportando, non solo è inumano (nessuno se ne preoccuperebbe) ; è – si può dimostrare – inefficace. Nell’ Era delle nuove tecnologie, l’inefficacia è un peccato contro lo Spirito Santo. Uno Stato totalitario veramente « efficiente » sarà quello nel quale un potentissimo comitato esecutivo di capi politici e la loro armata di direttori governerà un popolo di schiavi che sarà inutile costringere all’obbedienza, perchè ameranno la loro sottomissione. Fargliela amare – questo è il compito assegnato negli Stati totalitari di oggi ai ministri della propaganda, ai redattori in capo dei giornali e ai maestri di scuola ».[3]

  Ma è arrivata l’ora di risvegliarsi, di dis-educarci, della controcultura militante, della rivoluzione interiore.

Perché tutto dovrà ripartire dall’uomo.

Bisogna reimparare ad utilizzare i mezzi di comunicazione consacrandogli il giusto tempo e relegandoli al giusto spazio. Trovare un equilibrio tra l’uomo ed i suoi valori essenziali e la comunicazione e le sue esigenze, anche economiche. Dominare quelli che McLuhan[4] definiva i « prolungamenti dei nostri sensi » per non rimanere imprigionati nelle loro derive tentacolari. Contro una realtà artificiale e alienante, bisognerà ridare priorità all’uomo. Per riuscirci dobbiamo coltivare i nostri giardini interiori (secondo la più energica formula di Alain de Benoist « L’impero interiore ») dove far germogliare le alternative di domani. In una parola : ricominciare a ricostruire il nostro futuro.

Maurizio  

 

[1] Frédéric BEIGBEDER, « 99 francs», Parigi, Editions Grasset et Fasquelle, 2001.

[2] Pierre BOURDIEU « Sur la television » Paris, Liber-Raison d’agir, 1997.

[3] Aldous HUXLEY, nuova prefazione a « Il migliore dei mondi », 1946.

[4] Marshall MCLUHAN « Gutenberg galaxy » , London, Routledge & Kegan Paul, 1962.

 

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