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di Maurizio

 

Dibattito al Knesset sull’accordo di Oslo ’93

 

traduzione di Maurizio

 

 

Dal 21 al 23 settembre 1993, il Parlamento israeliano riunito in sessione straordinaria ha esaminato i termini del riconoscimento reciproco e l’accordo firmato il 13 settembre tra Israele e l’OLP. La maggior parte dei 120 deputati ha espresso la propria opinione nel corso di questo dibattito, che sarà ricordato come uno dei più accesi della storia.

 

Yitzhak RABIN, allora Primo ministro, porterà d’un soffio la vittoria su Beyamin Netanyahu, capo dell’opposizione.

 

Per evidenti motivi non possiamo riportare l’integralità di quel dibattito che duro’ tre giorni. Ci limitiamo a tradurre le conclusioni del Ministro degli Esteri (futuro premio Nobel per la pace) Shimon Pérès. Abbiamo deciso di conservare le numerose interruzioni per restituire al lettore un po’ dell’atmosfera del dibattito.

 

In giorni cosi’ drammatici per il popolo palestinese come per il popolo d’Israele e l’umanità intera, in cui si guarda a quell’accordo di pace come ad un faro nelle notti burrascose, mentre il sentimento di pace va ogni giorno più in frantumi e troppo sangue viene ancora versato, ci sembra il minimo fare riferimento a quei momenti in cui la pace sembrava ancora vicina e possibile.

 

Lo pubblichiamo anche per onestà intellettuale nei confronti di tutti coloro siano desiderosi di approfondire, lontano dall’inutile baccano dei media di massa, la realtà della situazione in Medio Oriente.

 

 

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Shimon Pérès (Partito dei lavoratori): Ci sono attualmente 750 o 850.000 abitanti a Gaza. Tra vent’anni saranno circa 2 milioni.

 

 

Ron Nahman: Tra pochi mesi, con questo accordo, ce ne sarà un milione di più

 

 

Shimon Pérès: La miseria crea il terrorismo. Io domando a coloro che dicono che Gaza ci appartiene: Che cosa ci appartiene a Gaza? La miseria? I campi di rifugiati? L’assenza di passaporti? L’assenza di avvenire? Che cosa ci appartiene a Gaza, mio Dio?

 

 

Yehoshua Matza: Demagogo! Demagogo! Parla allora di Gerusalemme, parla di Ramallah.

 

 

Shimon Pérès: Idiota! Imbecille! Signor Presidente, i deputati del Likoud (partito nazionalista) Matza e Eytan m’interrompono continuamente.

 

 

David Magen: Cosa avete contro Eytan? Non ha neanche aperto bocca!

 

 

Il presidente della seduta Rafi Edri: Deputato Matza è la prima volta nella mia vita che richiamo un deputato all’ordine.

 

 

David Magen: Pérès inizia a perdere colpi. Prima confonde Jeremia con Ezechiele e adesso confonde il deputato Eytan con non si sa chi.

 

 

Shimon Pérès: Onorabili deputati, vi domando seriamente: Possiamo noi venire in aiuto di un milione di persone a Gaza? Abbiamo i soldi necessari? Abbiamo i mezzi per risolvere il problema dei rifugiati?

 

 

Yossef Ba Gad: Bisogna mandarli via!

 

 

Shimon Pérès: Siamo noi in grado di risolvere il problema di Gaza?

 

 

Rehavim Zeevi: Si, trasferendo la popolazione!

 

 

Shimon Pérès: Io credo nella morale del popolo ebraico. Noi non vogliamo questa macchia sulla nostra coscienza. Mi rivolgo ai deputati religiosi: Potete voi ignorare l’esistenza di questi campi? Dov’è la giustizia del popolo ebraico? Dove siete Voi? Abbiamo dimenticato che noi eravamo degli stranieri nell’Egitto del Faraone?

 

 

Ron Nahman: Signor Pérès e gli ebrei, parlaci degli ebrei.

 

 

Yaakov Shamai: Ha talmente pietà per Gaza che dimentica 150.000 ebrei.

 

 

David Magen: Quando si vota? Sarà presto notte.

 

 

Shimon Pérès: Ascoltate cosa ha detto il deputato Shimon Shitrit: "Ci sarà probabilmente un rivolgimento delle priorità nazionali e noi cominceremo allora ad occuparci dei problemi sociali". La nostra società è in crisi e noi, possiamo noi occuparci dei problemi di Gaza?

 

 

Haim Kaufman: Ed è per l’OLP che voi raccogliete il denaro?

 

 

Limor Livnat: Raccogliete soldi per i nostri di poveri non per i loro.

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Ron Nahman: Perchè voi non parlate d’altro che di Gaza? E Kalkylia? E Kfar Saba? E Rosh Haain?

 

 

Shimon Pérès: Noi vogliamo finirla con la violenza e la fame. Sradicare il male alla radice. Oggi abbiamo l’occasione storica di farla finita con l’odio, e la comunità internazionale puo’ aiutarci a vincere la fame, ma non lo farà se non ci sarà la pace. Voglio dire anche che se la miseria continua il fondamentalismo vincerà.

Per il momento noi facciamo i gendarmi a Gaza. Noi siamo un popolo che ha delle leggi e dei legislatori e che fa da gendarme su un’altro popolo che non ha né leggi, né possibilità di fare leggi, né di difendersi.

Vorrei parlare di economia. Vorrei darvi un esempio che dimostra che si puo’ ottenere l’indipendenza perdendone la sua essenza nazionale. Voglio parlare dell’Algeria dove centinaia di migliaia di abitanti hanno sacrificato la loro vita per l’indipendenza del loro paese, ed adesso è la tragedia. Il 50% della popolazione attiva è disoccupata, le donne sono discriminate, il popolo è in rivolta contro il regime corrotto ed il fanatismo conquista terreno.

La mai tesi è che nessuno dei popoli del Medio Oriente avrà un avvenire senza che si applichi una sintesi di dissuasione militare, di saggezza politica e di sviluppo economico. Una vera integrazione e non una separazione. E per tutto questo c’è bisogno di soldi.

Voglio dire anche che la vecchia idea sionista per risolvere il problema mi sembra aver fallito. Gli arabi considerano quest’attitudine arrogante, negazionista e conquistatrice. Non parlo neanche della cooperazione economica poichè gli arabi pensano che noi vogliamo controllare tutta la regione. No, noi non faremo nessun regalo agli Arabi e non collaboreremo con loro. Ma io dico un’altra cosa: dico che se noi non collaboriamo insieme per la soluzione di certi problemi, questi problemi non saranno mai risolti. Dico: collaboriamo solo sulle questioni che non possono avanzare senza degli sforzi comuni. Per esempio, non è possibile ridurre la corsa agli armamenti con una decisione regionale. Come non puo’ esserci uno sviluppo turistico senza la calma nella regione. Ed un terzo esempio, non puo’ esserci prosperità in Medio Oriente senza infrastrutture comuni di comunicazione e di trasporto.

Noi che viviamo in Medio Oriente, e mi rivolgo agli Arabi, non possiamo che andare in due direzioni: in dietro verso il XIX secolo, oscurantismo e fondamentalismo, oppure avanti verso il XXI secolo. Il XX secolo é finito. In avanti o in dietro.

 

 

Eliahi Ben Elissar: Voi andate avanti con Hawatmeh

 

 

Shimon Pérès: Coloro che tirano in dietro lo fanno in nome di cose che non esistono più. Non vedono le trasformazioni che hanno già avuto luogo e non comprendono il loro popolo. Non rispettano le qualità del loro paese, un paese che non ha petrolio, ma ha intelligenza.

 

 

Eliahu Ben Elissar: Tranne il Governo che ne è privo.

 

 

Moshé Katsav: Signor Presidente, il Ministro degli Esteri sta guadagnando tempo mentre i suoi amici esercitano pressioni sui deputati del Shas, nei corridoi

 

 

David Magen: I ministri Baram e Ramon trasmettono dei biglietti al Ministro degli Esteri perché allunghi il suo discorso. Con tutto il rispetto, abbiamo ascoltato troppa demagogia e vogliamo votare. Voi non avrete più di 61 voti, andiamo, votiamo.

 

 

Shimon Pérès: In questa vigilia di Kippour voglio dire qualcosa al popolo e a coloro che mi ascoltano: non c’é, in tutto il paese, un uomo che sia stato più calunniato di me. La mia vita non ne soffrirà a smontare tutte le congetture, le favole e le menzogne che sono state raccontate sul mio conto da alcuni dei deputati di questa assemblea. Dalle origini di mia madre - pace all’anima sua – fino a delle fabbriche che mi apparterrebbero.

 

 

Yaakov Shamai: Non é forse il Signor Rabin in persona che vi ha trattato d’intrigante infaticabile?

 

 

Il Presidente della seduta: Deputato Shamai, non va bene, questo non é rispettoso.

 

 

Shimon Pérès: Malgrado la profonda amarezza che porto nel cuore in questa vigilia di Kippour…

 

 

Yaakov Shamai: Vi ha trattato da intrigante, si’ o no?

 

 

Shimon Pérès: … Voglio recitare qualche parola santa, anche per i rappresentanti del Likoud: "DOMA LA TUA COLLERA E RICORDATI DELLA TUA MISERICORDIA". Poiché, mai la mia collera mi ha impedito di fare cose giuste. Durante tutta la mia vita, quasi tutto di ciò’ che ho fatto é stato il frutto di un combattimento… E pertanto io ripeto: "Padre Nostro Signore, doma la tua collera e ricordati della tua misericordia. Elimina la lebbra e la spada, la fame e la schiavitù, la distruzione e la malattia, distruggi il male e la maledizione e l’odio ingiustificato"

 

 

Onzi Landau: …E allontana dal paese il cattivo governo.

 

 

Il Presidente della seduta: Amici miei, é una benedizione, ve ne prego. E’ una preghiera per noi tutti…

 

 

Shimon Pérès: Ho più di 70 anni e penso spesso alle parole del saggio greco che ha detto che la differenza tra la guerra e la pace è che in tempo di guerra i vecchi seppelliscono i giovani e in tempo di pace i giovani seppelliscono i vecchi.

Io desidero che il nostro mondo appartenga ai giovani, che la vita, l’avvenire e la sicurezza siano nelle loro mani. E mi rivolgo ai credenti tra di voi: Votate per la gioventù, al fine che viva in pace e giustizia, secondo il patrimonio d’Israele.

 

 

Il Presidente della seduta: Ringrazio il Ministro degli Esteri per la sua benedizione come per il suo discorso. Onorabili deputati, ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato a dirigere questa seduta. Noi andiamo adesso a votare e spero che usciremo uniti da questo voto, qualunque sia il risultato. Grazie e buon Kippour.

Risultato: 61 favorevoli; 50 contrari; 8 astenuti e 1 assente

 

Note:

Knesset: Parlamento israeliano. Letteralmente la parola vuol dire Chiesa o tempio

Kippour: Giorno del Perdono (festa religiosa)

 

 

Bibliografia:

 Revue d’études palestiniennes, n. 50 Hiver 1994, p.106-109

 

Testo originale tradotto dell’ebraico da Simone Bitton

dal francese da Maurizio

 

Info: Istituto di Studi palestinesi – B.P. 11-7164, Beyrouth –LIBANO

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