di Maurizio
Il comandante Marcos marcia sulla capitale del Messico, ma parla al mondo intero e conquista la simpatia di noi europei.
di MAURIZIO
Rafael Sebastian Guillen, ex-professore universitario di filosofia cinquantenne, in arte il sub-comandante Marcos (e tale e il nome che resterà inciso sulle pagine della Storia) marcia infine su Mexico City.
Domenica 11 marzo 2001 Marcos entra nella capitale del Messico alla testa di una delegazione 23 comandanti dellEsercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln), composta da una carovana di 37 pullman e 17 automobili, dopo 17 giorni di viaggio, ovvero 3.000 km di traversata: la distanza che ce tra le montagne di San Cristobal e Localo, la piazza centrale di Città del Messico.
Da dove viene il comandante Marcos?
Viene dal Chiapas. Stato dellestremo sud della Federazione Messicana, al confine con il Guatemala. Larea più povera ed abbandonata del Paese, il 30% della popolazione e composta da indios analfabeti, ma ricca di petrolio e materie prime. Circa il 60% dellenergia necessaria a far funzionare il sistema economico messicano e prodotta in Chiapas, tuttavia solo il 3% di questa energia sarà consumata dagli abitanti del Chiapas.
Il primo gennaio 1994 (lo stesso giorno dellentrata in vigore del Trattato per il libero commercio del nord America, casualmente?), lEsercito Zapatista di Liberazione Nazionale ha iniziato una lotta armata, piuttosto una rivoluzione, occupando le 7 principali città 50.000 abitanti ciascuna.
In realtà la guerriglia vera e propria e limitata. La popolazioni del posto accolgono e sostengono Marcos ed i suoi e gli interventi militari del Governo sono decisi ma infruttuosi. Si deve pero ricordare il massacro di Acteal del 22 dicembre 1997 ad opera dei paramilitari legati al Partito Rivoluzionario Istituzionale (governo). Ad oggi i ribelli controllano ancora il Chiapas.
Chi sostiene Marcos?
La rivolta ha il suo eco internazionale. Marcos usa tutti i mezzi di comunicazione per far conoscere al mondo le ragioni della sua lotta. Scrive poesie e le diffonde via internet, si formano comunità di sostegno al movimento zapatista un po ovunque in Europa (importante e quella irlandese) ma anche in america latina (Brasile soprattutto) ed USA.
L11 marzo scorso venuti ad applaudire la delegazione zapatista cerano: il premio Nobel José Saramago, M.me Danielle Mitterand (vedova dellex-presidente delle repubblica francese), lo scrittore Manuel Vazquez Montalban, il deputato europeo Sami Nair, il cineasta Oliver Stone, lattore Robert Redford, il sindacalista José Bové e tutti gli organi dinformazione del pianeta
Certo, tra i gadget e le magliettine-ricordo con gli uomini dal passamontagna, tra tour turistici in finti campi minati e le interviste alle televisioni commerciali, però la rivoluzione in Chiapas avanza
Che cosa vuole Marcos?
Marcos, in principio, domanda il riconoscimento dei diritti delle comunità indios (più di 20.000 etnie differenti) ed la tutela del loro patrimonio culturale. In Messico gli indios sono cittadini di seconda classe, fuori dal sistema, dimenticati ed abbandonati. Ovviamente il miglioramento della situazione degli indios passa per la scolarizzazione, lintegrazione sociale, progresso anche economico ed il riconoscimento della loro dignità. Non nel senso di unomologazione ad un sistema occidentale che non gli appartiene, quanto piuttosto unintegrazione nel rispetto delle loro tradizioni e cultura. Il movimento zapatista reclama diritti per gli indios. Ma Marcos estende questa lotta al rispetto delle differenze contro tutte le discriminazioni, dellecologia, dellindipendenza culturale.
Attacca la globalizzazione, il "pensiero unico", il neoliberismo del Fondo Monetario Internazionale, la politica imperialista degli Stati Uniti.
Insomma: la sua e una battaglia a scala mondiale azzeccata nelle forme, coglie nel segno (Marcos è un genio della comunicazione!) e trova simpatie e sostenitori.
Di una certa tentazione di sinistra
In verità personaggi molto distanti tra loro si trovano oggi al fianco di Marcos:
-Bové della Confederazione Paesana francese, ad esempio, è più vicino nei contenuti e nellirruenza nella lotta a movimenti come "Caccia, Pesca, Natura e Tradizione" e il "Fronte Nazionale" in Francia che non ai partiti comunista e socialista dello stesso Paese.
-Il cattolicissimo Cardinal Ruiz lo ha protetto sul territorio, difeso davanti ai governanti, accolto nella sua casa, mentre gli atei comunisti (radical-chic di tutto il mondo) organizzano viaggi vacanze in Chiapas per avere una foto ricordo del mitico comandante dal passamontagna e berretto verde militare.
-Gli ecologisti, gli omosessuali, gli attori in cerca di pubblicità e gli aristocratici democratici americani sono lontani anni luce dalla realtà che vivono gli indios messicani.
Eppure tutti si trovano nello stesso fronte, condividono la stessa trincea. Tutti con Marcos!
Marcos che è di formazione marxista, che guida lesercito zapatista (che non è la stessa cosa) che vive in Messico, dove non tutti lo conoscono, ma è un eroe in Europa e negli USA...
Per questo i movimenti di sinistra sostengono la sua causa a parole e nei fatti si vantano delle sue effigi, pretendendo di essere gli unici a poter portare la sua bandiera.
Probabilmente non è così...
Non è tutto oro quello che luccica
( né gli erranti sono perduti, il vecchio che è forte non aggrinza e le radici profonde non gelano, nuova sarà la lama ormai rotta e Re colui che è senza corona- si diceva una volta)
Marcos è antagonista, anti-sistema, non conformista, né inquadrabile nelle classiche logiche destre contro sinistre, è alternativo come le sue forme di lotta, trasversale come gli schieramenti che lo sostengono, dalla parte più scomoda per definizione.
Marcos inaugura una nuova stagione della politica, e forse tutti dovremmo imparare qualcosa.
Sta a noi (tutti) cogliere gli aspetti più innovativi di questa realtà, prenderlo ad esempio, nel bene e nel male, e trarne profitto.
Certo è che oggi anche Noi siamo al suo fianco e per la SEMPLICE ragione che la sua lotta è giusta!
Può forse far altro un guerriero oltre che battersi?
Il resto ha poca importanza.
Marcos promette che si toglierà presto il passamontagna per iniziare un battaglia alla luce del sole, contro tutti gli effetti della mondializzazione, in Europa come in India, in Africa come in America.
Riuscirà a restare sempre leroe romantico, sognatore, poeta e rivoluzionario anche quando lascerà berretto verde e armi per indossare la stretta cravatta di POLITICO internazionale?
Bella sfida ti attende Marcos, bella sfida!
MAURIZIO
Bibliografia
Corriere della Sera, 10 marzo 2001.
Le Monde Diplomatique, marzo ed aprile 2001.
Charlie Ebdo, 21 marzo 2001.
Le Monde, 11 marzo 2001.
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