aspettiamo vostri contributi

di Maurizio

 

E’ arrivato il mio compleanno, quest’anno e’ coinciso con la data di inizio del RAMADAN.

Avrei dovuto festeggiare. Invece no.

Lo stesso giorno, la radio dava la notizia che 7 palestinesi erano stati uccisi.

Avrei dovuto essere triste. Ed invece no.

Ero semplicemente indifferente a tutto. Come il protagonista del romanzo di Albert CAMUS: "L’étranger". Uno spettatore assente alle vicende della vita, persino le più tragiche (come la morte della madre, nel libro).

Eppure appena pochi mesi fa, ancora in febbraio, quando il ricordo del mio viaggio in Palestina era ben vivo nella mia mente, piangevo ogni volta che dalla radio le info davano inizio ad un nuovo giorno con la sventurate disgrazie di un popolo: un morto!

Una donna era stata uccisa dai soldati israeliani perché non si era fermata ad un posto di blocco.

Le avevano sparato. Come se attraversare la strada per andare a fare la spesa potesse essere rischioso, l’ultima cosa che fai prima di morire.

Tutto cio’ mi faceva indignare. Ed ancora di più quel senso di impotenza che mi si appiccicava addosso.

E piangevo…

Ora non ci faccio più caso. Del resto non ci "si fa" più caso…

Come contare le vittime? Sono troppe. Con quali criteri dare un peso alle vite?

E le lacrime, sono finite…

L’Europa ed il mondo, restano INDIFFERENTI.

L’attenzione, se mai, e’ tutta concentrata sulla mega farsa delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

Dove due candidati omologhi (omologati) si danno battaglia a colpi di ricorsi nel tribunali.

Segno che la democrazia sta tirando gli ultimi respiri…

In altri tempi, una competizione elettorale, determinante per le sorti di un Paese, si sarebbe decisa nelle piazze, tra la gente, con il sostegno delle masse. Oggi sono dei rampanti avvocati che combattono davanti a giudici imparruccati contro scrutatori elettronici.

Alienante fino a questo punto la politica…

Come chiamare, poi, un regime dove il potere si trasmette in via ereditaria, di padre in figlio: non certo democrazia…

Monarchia, mi sembra, no?

J

Ma non sveliamo nulla di nuovo: da TOQUEVILLE (a.d. 1830) ai professoroni di Harvard dell’ultima generazione, tutti non hanno fatto altro che scrivere montagne di pagine criticando il sistema di controllo del potere da parte dell’establishment nord americano.

Noi invece lo prendiamo sempre a modello.

Immaginate un candidato (o due, ma tanto e’ uguale, anzi, sono uguali) che quando parla non dica un bel niente, cosi’ da non dare troppo fastidio a chi veramente controlla le leve del potere.

Ma che quel "NIENTE" lo dica in modo accattivante, affascinante, magari scherzando, coinvolgendo le massaie e con esse tutto il ceto medio dei tele-lobotomizzati.

Immaginatelo, bello, alto, stile Ridge di "Beautiful". Sempre ben vestito, di bel presenza, un sorriso stampato in faccia come una paresi e che elargisca strette di mano a destra e a manca con disinvoltura come se quegli sconosciuti con cui entra casualmente in contatto fossero tutti amici di vecchia data. Insomma, una bella faccia tosta.

Pero’, non troppo sveglio. Intelligente quanto basta per emettere qualche monosillabo, esattamente per la durata di 30 max 40 secondi, giusto il tempo che sarà inquadrato in primo piano prima dello stacco pubblicitario…

Praticamente con le cellule del cervello ad uno stato evolutivo pari a quelle di uno scimpanzé di tre anni.

Mischiate tutti gli ingredienti con la mano abile di qualche vecchia volpe stile "prima repubblica" e servite ad una società di cretini, senza interessi ne’ stimoli, tranne la ricerca del profitto, persa nell’individualismo cronico.

Gustate sdraiati in divano: avrete vinto le elezioni.

Ed ecco fatto l’identikit del Vostro candidato ideale: rutellone – cicciobello – RUTELLI!!!

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E le idee? I contenuti? Che progetti ha? Come vorrebbe migliorare le cose?

 

"Ma, almeno, di’ qualcosa di sinistra…

SILENZIO

 

Di’ qualcosa…"

SILENZIO TOMBALE

 

citazione da Nanni MORETTI

 

(Lasciamo stare la polemica di politica interna perché tanto il candidato dell’altro schieramento non e’ meglio).

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E torniamo in Palestina dove, intanto, la gente muore.

Nel silenzio e nell’indifferenza dell’Europa.

Nella Mia indifferenza, come nella Tua!

(Vietnam) - Era il giugno 1965 quando, Gorge Bennett, prigioniero americano, veniva ucciso dal Fronte di Liberazione Nazionale.

A questa esecuzione ne seguirono altre, tutte con processi sommari.

La radio, allora, annunciava che per la morte di ogni vietcong sarebbe stato ucciso un soldato americano.

Si trattava di rappresaglie.

Come quelle dei tedeschi alle Fosse Ardeatine…

Ma allora il mondo diplomatico le condannava, l’opinione pubblica si muoveva.

Solo perché erano americani???

No, perché – si diceva – nessun uomo può essere condannato a morte senza un motivo predeterminato dalla legge e che dipenda dalle sue azioni.

LA RAPPRESAGLIA!!!

Invece…

Quella dei vietcong era, nella sua assurdità, una vendetta giusta:

Un vietcong morto = un prigioniero americano morto

Quella degli israeliani di oggi nei confronti dei palestinesi e’ una rappresaglia completamente sproporzionata.

Un soldato israeliano morto = bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile palestinese

Nessun processo, neanche sommario. Solo l’assordante tuono delle bombe.

Sui vecchi, sulle donne, sui bambini…

In confronto, la legge del taglione di 5.000 anni fa’ e’ una grande prova di civiltà, di progresso.

"Occhio per occhio", per quanto discutibile, e’ un criterio ancora accettabile.

Cristo non era arrivato con il suo rivoluzionario"Porgi l’altra guancia"...

 

 

L’O.N.U. condanna Israele per abuso della forza militare.

Come nel caso Milosevich.

Ma gli aerei della Nato qui non intervengono.

No, sappiamo che fine fanno le dichiarazioni dell’ONU nei confronti del popolo Palestinese.

Ce n’e’ una, la risoluzione 242, che da 30 anni e’ inattuata.

Restituiva la terra ai palestinesi.

O, forse, hanno ragione gli israeliani. La vita di un palestinese non vale niente.

Bisogna sommarne parecchie per farne una di un israeliano.

Del resto il tribunale di Tel Aviv in una sentenza di qualche anno fa’ era stato esplicito.

In seguito all’uccisione "accidentale" di un giovane palestinese da parte di un soldato israeliano al quale era casualmente sfuggito un colpo di fucile, l’organo giudiziario ha fissato il risarcimento alle famiglie della vittima ad una somma equivalente a 3 lire.

TRE LIRE!

 

Bhe’, un po’ di disgusto sale. Almeno mi sono tolto di dosso quell’indifferenza insipida ed ipocrita. Come se nulla mi riguardasse…

Allora, si può tornare a vivere, a respirare.

Perfino a gioire e lo faccio portando un bell’esempio. Di quelli che ci fanno ben sperare. Da omologare (questo si’) oltre che da ricordare.

Mi riferisco a AMIRA HASS , la giornalista israeliana che da sette anni e’ corrispondente da Gaza per il quotidiano "HA’Aretz",

Ogni giorni il giornale apre con un suo articolo e senza mai tacere i soprusi del governo israeliano.

Lei e’ l’unica a restare a Gaza nonostante i bombardamenti ordinati dal suo stesso Stato, nonostante una guerra in corso.

Molti palestinesi la conoscono, la rispettano e spesso si rivolgono a lei per un aiuto. Ultimamente, alcuni la proteggono pure contro le minacce dei fondamentalisti di Hammas.

Premio internazionale per la "Libertà della stampa" ricevuto in maggio scorso.

Piena di rabbia e amore. Ma soprattutto SINCERA.

A te AMIRA va il mio saluto.

Ed a tutti gli israeliani che come Te combattono ogni giorno per la PACE.

Maurizio

 

Bibliografia

Su Amira HASS : « Le Monde » 22 novembre 200

Sulla pace in Medio Oriente: « Le Monde diplomatique » novembre 2000

Sulla rappresaglia in Vietnam: Oriana Fallaci « Niente e cosi’ sia » Rizzoli Ed., Milano, 1968

 

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