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Sull’omosessualita’

 

di Maurizio De Arcangelis

 

Parlare di omosessualita’ e’ quantomai compromettente, qualunque cosa si dice si ha sempre tutti contro. Il tema e’ diventato negli ultimi tempi di moda a causa del tanto contestato Gay Pride Day. Non che l’argomento sia degno di essere al centro di tanti ed accesi dibattiti e gia’ troppe parole sono state spese cadendo sempre in assurde banalita’. Percio’ andremo dritti al nocciolo della questione.

Qui non si tratta di mettere in discussione le scelte sessulali dei singoli individui, di quei diritti che rientrano cioe’ nella sfera del rispetto della vita privata.

"Non crediamo che facciano una cosa buona e giusta, tuttavia li rispettiamo".

Del resto non si possono applicare i loro criteri di valore ai nostri giudizi (non li condividiamo), ne’ si puo’ costringere loro a cambiare.

Pero’, oggi si parla sempre piu’ spesso di omosessuali come di un gruppo sociale ben organizzato che manifesta, che si costituisce in lobby di pressione su l’opinione pubblica e chiede diritti. Ecco questa seconda accezione di diritti, come inerenti al gruppo piuttosto che al singolo e’ l’oggetto della presente analisi. Ma sara’ bene tenere conto di tutti i punti di vista per affrontare il problema seriamente.

In Francia dal novembre 1999 esiste il PACS (Patto Civile di Solidarieta’), cioe’ un contratto di diritto civile stipulato tra due persone (anche dello stesso sesso) con il quale ciascuno s’impegna a provvedere ai bisogni economici dell’altro in caso di decesso. Associato spesso al matrimonio, il PACS in pratica non ha niente a che vedere con esso, anche se puo’ richimare il regime della comunione dei beni. In realta’ solo una stretta minoranza di coppie omosessuali ricorre a questa forma di tutela giuridica. La stragrande maggioranza delle persone che si "pacsano" e’ costituita da coppie che convivono da molto tempo insieme e che per una ragione o per l’altra non si sono mai sposate. Si tratta di un mezzo per consolidare le unioni di fatto.

 

In Olanda le coppie omosessuali in rari casi possono avere bambini. Sfatiamo un altro mito riguardo alla potenziale adozione di bambini. Gli assistenti sociali e le altre istituzioni preposte a l’affidamento difficilmente concedono l’adozione. Ogni genere di controllo (sia a livello economico che psicologico) e’ fatto alle coppie richiedenti. Non c’e’ differenza da questo punto di vista tra coppie omo e eterosessuali. Bisogna soddifare i requisiti richiesti. Infondo nulla garantisce a priori che una coppia "normale" sia piu’ stabile (non squilibrata) di una coppia omosessuale. Per quanto si possa presumibilmente sostenere a ragione che chiunque tra noi preferisca avere una MAMMA e un PAPA’ piuttosto che due papa’ o chissa’ cosa... Tuttavia, se si ha come obiettivo il bene e l’interesse del bambino, tenedo salvi i controlli di cui sopra, e’ irrilevante il sesso o l’eta’ dei genitori. Il mondo e’ del resto pieno di persone che sono cresciute con un solo genitore, con i nonni, con le zie, i fratelli maggiori ecc...

Prendiamo in fine come esempio la Germania. Berlino e’ famosa per la sua tolleranza. Questo ha fatto si’ che dopo la caduta del Muro, la citta’ sia diventata il centro della cultura e delle avanguardie europee accogliendo anche molti artisti omosessuali, Basta girare per le strade del quartiere MITTE e ad ogni HOFF (piccoli cortili) si possono trovare locali per sole donne, chic ristoranti per manager proprio accanto a centri sociali occupati da punk, artisti che fanno sculture a cielo aperto e pub frequentati da un pubblico internazionale, prostitute di classe vicino a locali dove si svolgono concerti rock per studenti. Insomma qui la diversita’ riesce a vivere e convivere proponedo un’interessante alternativa. Ma e’ proprio il giusto connubio delle differenze che fa di Berlino, con tutte le sue contraddizioni, un posto bellissimo ed unico al mondo.

Bisogna prendere atto che le tradizionali strutture sociali non tengono piu’ il passo. La famiglia in senso classico e’ in declino. Si cerca allora di dare delle risposte ai problemi che le nuove realta’ pongono. Ci si sposa sempre meno e non si fanno piu’ figli. Troppo spesso assistiamo a drammi familiari, divorzi, genitori che non vedono piu’ i figli, coppie che convivono, famiglie allargate: un caos dove le vittime sono sempre i bambini.

Dobbiamo avere il coraggio di affrontare il problema e di proporre soluzioni: prima di tutto pratiche, con i nostri pochi mezzi, senza cadere nei pregiudizi e nell’intento di migliorare le cose.

Proprio per questo, pero’, la nostra analisi e’ piu’ critica nei confronti di gruppi di pressione o lobby omosessuali. Quando cioe’, come accade, un gruppo di individui ben identificato in base a scelte sessuali e’ organizzato, politicizzato e si fa portatore di una visione del mondo, proponendo un determinato modello sociale.

Nasce il partito degli OMOSESSUALI!

Ecco qui le cose vanno un pochino peggio perche’ indipendentemente dalle scelte di merito, una minoranza che intenda tutelare solo l’interesse di una particolare categoria di individui, facendo pressioni su l’opinione pubblica, puo’ portare a effetti negativi per il resto della collettivita’ che non fa parte di tale categoria. Cio’ vale per tutte le lobby. Nella fattispecie poi e’ certo che non ci troveranno mai nel loro "partito".

Chiedono soldi per le loro attivita’, ma i soldi pubblici non dovrebbero essere spesi nell’interesse di tutti? O meglio, non sarebbe piu’ giusto darli alla famliglie piu’ numerose?

Manifestano pubblicamente, mostrando anche un determinato comportamento sessuale, ma non si dovrebbe avere rispetto della sensibilita’ e della sessualita’ altrui? Propongono un modello per una societa’ diversa, ma non ci sono altre alternative?

 

Veniamo al Gay Pride.

Si ha paura di questa manifestazione che si annuncia catastrofica. La fine del mondo. Certo non sara’ un bello spettacolo. Pero’ bisogna saper reagire in modo critico ed adeguato. Attualmente c’e’ troppa confusione.

Avere paura del Gay Pride ci fa sorridere...

 

Ci sono i disfattisti: "Ce mancavano solo i froci"

I guerrafondai: "Difenderemo ogni palmo della citta’"

I religiosi: "Roma Caput Mundi"

Le vecchie guardie: "Ritiriamo fuori gli elmetti"

Gli spettatori: "Stamo a vede’ ‘n po’ che succede"

I distratti: "Ah, era un uomo...?"

Gli omofobici: "No e poi nooo!!!"

I temerari: "Prima o poi bisogna provare tutto nella vita"

Gli attenti: "Allarmi!!!"

I confusi: "Ma cosa vuoi che sia: per me e’ uguale"

I generosi: "io basta che do, che me frega a chi..."

I tradizionalisti: "Non potevano fare la festa della fica?"

 

Chiunque faccia un giro della capitale puo’ facilmente imbattersi in questi commenti gogliardici.

Ma oltre le facili ilarita’ c’e un dato allarmante.

Si sono formate ormai due fazioni (promotori e contrari), entrambe sul piede di guerra. Da un lato si organizzano pullman e si assoldano buttafuori e dall’altro manifestazioni al motto di "venderemo cara la pelle". Si perde la vera dimensione del problema.

E il fatto piu’ grave e’ che da entrambe le parti si reclamano martiri per la causa. Martiri capite?!

 

MA CHI PUO’ PERMETTERSI DI RECLAMARE LA VITA DI UN ALTRO UOMO?

 

Per cosa poi...?

Sono queste le nostre preoccupazioni?

 

Percio’ il presente e’ un appello alla massima tolleranza per i cittadini romani ed per i manifestanti.

Tanto Roma vivra’ l’evento senza spostarsi d’un sasso.

LA CITTA’ ETERNA ha visto passare barbari, invasori d’ogni sorta e ben altri conquistatori.

Eppure Lei resta sempre li’: silenziosa ammonisce che sara’ la Storia a giudicare.

Non perche’ sia intrisecamente giusto fare tale manifestazione nell’anno del Giubileo, anzi, ma riteniamo che i problemi siano ben altri. Che nel dare tutta quasta visibilita’ al Gay Pride si faccia solo il loro gioco. Che se crediamo nella famiglia allora dobbiamo impegnarci a farcela una famiglia! Che non vale la pena finire sui giornali con tali velleita’. Che se vogliamo veramente cambiare il mondo lo dobbiamo fare nelle serie battaglie quotidiane. Che dobbiamo chiedere sussidi per le giovani coppie, ripensare l’accesso al mondo del lavoro, creare le condizioni necessarie per permettere a tutti una vita dignitosa, pur reinventando le classiche strutture sociali. Che prima di tutto dobbiamo uscire dalle assurde logiche delle guerre da stadio, metropolitane, dei MARTIRI e delle VITTIME.

 

Non perdetevi in inutile chiasso, rispettate il silenzio di Roma, che fu anche di Sparta. Coi fatti, nella vita d’ogni giorno, dimostrate il vostro valore.

 

MAURIZIO DE ARCANGELIS

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