
Proseguiamo con il nostro appuntamento con la storia.
Oggi è di scena Pavolini. Dai verbali del Congresso di Verona.
Iniziando questa prima Assemblea Nazionale, il nostro pensiero va ai Caduti per la Rivoluzione, ai Caduti sui fronti di guerra che ancora combattono e che hanno combattuto nei mesi recenti accanto ai camerati germanici, ai Caduti nostri nelle foibe dell' Istria, della Dalmazia, facendo fronte al comunismo partigiano, centinaia e centinaia di Martiri che sono andati a raggiungere la schiera di tutti i Martiri della Rivoluzione Fascista, infine ai Caduti più recenti, quelli che bagnano col loro sangue ed illuminano con il loro esempio le piazze delle città e dei borghi d'Italia in queste settimane. (...) Parliamo un momento di questa ondata terroristica con cui il nemico interno ed in parte esterno, in Italia tenta di spezzare la vita del nostro giovane Partito appena risorto...
(...) Che cosa vuoI dire questa ripresa sanguinosa, questa
ripresa cruenta contro di noi? VuoI dire che il nemico interno ed esterno ci
prende sul serio, prende atto che noi esistiamo, che noi stiamo prendendo in
mano la situazione delle Province, del Paese. E allora cerca di colpirci
disperatamente, cerca di stroncarci. Ma il fatto è essenziale nella nostra
storia, nella vita d'Italia, perché lo squadrismo così colpito nei suoi uomini,
nei suoi Comandanti, nel Partito cosi aggredito nelle sue gerarchie, nei suoi
militi fedeli, è l'Italia che ricomincia a combattere, è l'Italia che ricomincia
a spargere il suo sangue, è l'Italia che ricomincia coi suoi figli a levare la
sua fronte di uomini d'onore, di uomini che sanno rischiare la vita per un'idea
(...) Noi dobbiamo vendicare questi morti, dobbiamo, vendicarli e dobbiamo nel
loro nome prendere il dominio definitivo della vita italiana. Se io ho dato un
ordine alle squadre in questo senso, è perché avevo la sensazione di questa
situazione che via via si aggravava.
Chiarisco che i Tribunali a cui mi sono riferito non sono i Tribunali
straordinari di cui parla il Decreto recentemente approvato dal Consiglio dei
Ministri e che riguarda la posizione di coloro che hanno tradito dal 26 luglio
all' 8 settembre o che in quel nefasto periodo hanno compiuto atti di violenza
contro fascisti o contro cose e istituti del Regime. Non a questo intendevo
riferirmi, ma ad una legge fatta al tempo di Badoglio e che una volta tanto è
una buona legge, della quale ci possiamo ottimamente servire. È una legge che
istituisce, cioé che ci permette l'istituzione, entro 24 ore, quando vi siano
particolari condizioni di ordine pubblico turbato, di Tribunali straordinari che
immediatamente e secondo la legge marziale possono giudicare, in modo appunto
che il verdetto è subito emesso ed i colpevoli vengono subito condannati con
l'unica pena efficace che è: la pena di morte (...) lo non sono né un
sanguinario, né un maniaco; la mia formazione mentale è molto diversa; ma ho la
precisa sensazione che o si fa così o non si toccano le coscienze (...)
Naturalmente nel compiere questa necessaria opera di giustizia con
consapevolezza e con senso appunto di giustizia assoluta non bisogna colpire
soltanto i piccoli: bisogna colpire soprattutto i mandatari importanti.
In molte province si sta verificando il fenomeno di industriali i quali sono i
sovvenzionatori di questa ripresa sovversiva delle bande di Lenin,
sovvenzionatori di queste bande di ribelli. Soprattutto su questi bisogna
intervenire; questi sono appunto gli elementi che per primi devono avere la
giusta punizione. Quanto al fenomeno delle bande dei ribelli, ciascuno di Voi lo
conosce e altrettanto bene quanto me. Si può, all'incirca, delineare una
ripartizione e qualifica di costoro: ci sono i comunisti veri e propri, che si
richiamano agli ordini di Mosca; ci sono i gruppi che fanno capo a paracadutisti
inglesi o prigionieri evasi o lasciati fuggire nei giorni del disonore (e che
comprendono soprattutto quegli elementi che più che altro si propongono di
restare lontani dalla coscrizione o dal lavoro obbligatorio); e c'è infine il
gruppo che si autoclassifica arbitrariamente come dei "patrioti", che comprende
elementi di varia natura, in parte antifascisti, in parte no. In parte comprende
anche Ufficiali decorati, ed è in parte recuperabile ai nostri fini.
Sicché ora in questo intensificarsi della lotta civile - lotta che noi speriamo
e fermamente vogliamo breve, brevissima, cosicché il Paese intero possa
dedicarsi alla sua rinascita - poiché questa ripresa è anche una guerra, tutta
diversa - bisogna mettere sul tappeto il problema di questi sbandati. Occorrono
mezzi adeguati per provocare al più presto lo sgretolamento di costoro.
So il problema che hanno i dirigenti di provincia per questo combattimento: gli
Squadristi si trovano, non si trovano sempre le armi. Per le armi occorre che le
province che per i loro Squadristi ne son prive, tengano il più possibile il
contatto con noi e con i Comandi Germanici, in modo che si possano superare
queste difficoltà.
(...) Per quello che riguarda le squadre e lo squadrismo, il nostro cuore non
può che esultare nel vedere di nuovo gli squadristi, sia pure per un motivo
doloroso, sulle piazze d'Italia. Lo squadrismo è stato la primavera della nostra
vita, e chi è stato squadrista una volta lo è sempre. Parlo, naturalmente, dei
presenti(...) Così pure bisogna stare attenti che nello squadrismo che rinasce
tutto sia puro, tutto, come è puro il sangue dei Caduti dello squadrismo. Io
elogio i dirigenti di Torino e di Firenze che hanno proceduto all' arresto del
conte Gaschi e di Dumini: lo squadrismo deve essere assolutamente puro, deve
colpire là dove ha da colpire; ma non deve allontanare dal Partito le simpatie
del Popolo sano, non deve in alcun modo offuscare l'aureola di purezza che il
Partito deve avere intorno a sé.
Aggiungo che anche il compito dello squadrismo non è un compito permanente, è un
compito necessario in questo periodo che ci auguriamo di sistemare al più
presto. Allorché la situazione lo consentirà, noi contiamo e speriamo che la
Milizia, in cui noi vogliamo vedere veramente e autenticamente la guardia della
Rivoluzione, la guardia della vita dei fascisti e dei Fasci, potrà essere
sviluppata ed avere assunto la funzione della polizia politica armata nazionale,
e ricevere nei suoi ranghi ricostituiti le nostre squadre. Fino allora lo
squadrismo, sempre meglio disciplinato dai dirigenti, è una forza
insostituibile, che costituisce l'ordinamento essenziale degli organi del
Fascismo repubblicano. (...) Io credo, ed è stata la tesi che a nome del Partito
ho sostenuto, che oltre al corpo delle Camicie Nere, il quale allineerà le
formazioni della Milizia in combattimento accanto alle altre formazioni
dell'Esercito sulla linea del fronte, la Milizia debba avere accanto questo ramo
importantissimo e che riassume in sé tutte le tradizioni gloriosissime dei
battaglioni della Milizia che si sono battuti in Africa, in Russia ed in Italia,
accanto a questo ramo dirò primario, debba avere in sé un altro ramo il
quale assume i compiti, come ho detto prima, della polizia politica armata
nel territorio nazionale e che sia veramente una guardia armata della
Rivoluzione. Voi direste: Un'altra volta noi abbiamo sentito che la
Milizia è la Guardia Armata della Rivoluzione; e in certo senso o per lo meno
non sempre lo è stata.(...)
Ora passo ad altro argomento di essenziale importanza, perché grande è la
nostra
e la vostra impazienza in materia.

Noi abbiamo parlato dianzi di quella
che è la punizione immediata, città per città, dei responsabili diretti o dei
responsabili morali degli esecutori o dei mandanti, degli assassini dei fascisti
repubblicani. La nostra impazienza riguarda la punizione dei
traditori, dei maggiori in certo senso, che hanno contribuito a portare il
Paese in questo baratro da cui faticosamente noi cerchiamo di farlo
risalire. In proposito, può apparire a taluno che si sia perso del tempo.
Ora io richiamo la vostra mente su questi fatti che non sono impugnabili.
Allorché si ricostituì il Partito, questo fu fatto in base a una serie di 5
brevi ordini del Duce diramati dalla radio, che ciascuno
di voi certo ricorda: uno di questi ordini precisava i primi compiti di
carattere urgente del Partito che rinasceva e indicava questo compito nella
punizione esemplare dei traditori.
Ora ciascuno di voi che ha riaperto le Federazioni, che ha riunito il primo
nucleo di animosi intorno a sé, sa benissimo che quest'ordine non è stato da
noi potuto eseguire o non è stato sempre potuto eseguire, perché ci si
trovava in una città in cui le forze che avrebbero dovuto arrestare i traditori erano tutte d'accordo per arrestare lui stesso ed i suoi collaboratori.
Questa è la situazione in cui abbiamo cominciato a muoverci. Questori e
carabinieri volevano, arrestare noi, non avevano nèssuna intenzione di
arrestare coloro di cui noi avessimo fornito gli elenchi. Non è stato semplice. (...) E questo ha portato evidentemente un rallentamento
nella formazione dei tribunali e nella speditezza delle operazioni in
questa materia. Voi sapete che il decreto istitutivo dei tribunali, e
questo è ciò che calma in qualche modo e in parte la nostra impazienza, pone
nelle mani degli uomini
del Partito questi strumenti di legge, i quali sono strumenti giuridici ma
anche strumenti politici.
Quindi non potevano evidentemente essere formati da magistrati ordinari. Del
resto, il loro stesso nome indica la loro straordinarietà rivoluzIonaria.
Ciascuno di voi mi ha designato i nomi per la costituzione dei tribunali
straordinari provinciali. Come Voi sapete questi tre uomini per ciascuna
provincia, noi li mandiamo in province diverse perché il giudizio abbia
maggiore indipendenza ed efficacia, dall'influsso dell'ambiente
locale. Inoltre, già da diversi giorni, ho consegnato al Duce, per il Consiglio
dei Ministri, che ha la potestà di decidere in merito, a norma del Decreto
esecutivo, i nomi di nove camerati scelti fra uomini di sicura fede nostra,
di sicura intransigenza rivoluzionaria e spesso fra camerati che in proprio hanno avuto, attraverso il
carcere, attraverso le percosse, attraverso le ferite ed attraverso l'esilio, da
soffrire personalmente e nelle loro famiglie, degli effetti del tradimento di
costoro. Ho presentato i nomi dei nove camerati, così scelti ,al Duce; perché
costituiscano il tribunale straordinario speciale.
Vi dico subito, per quel che riguarda la punizione di costoro,
che a termine di legge, l'unica pena prevista per coloro che si siano macchiati del
reato di tradimento,è la morte.
La legge non prevede altra alternativa perché, evidentemente, il tradimento è
sempre innanzi tutto un reato tale, in qualunque grado sia commesso, in qualunque periodo, il quale squalifica un uomo completamente e lo pone al bando del Partito, di una società
nazionale e così via ed impone la sua eliminazione esemplare.
Ma in questo periodo poi, in
cui il tradimento di costoro ha contribuito a gettare la Nazione nel caos e
nella miseria, non si può evidentemente comminare nella legge pena diversa. In
questa materia, (...) le pubblicazioni radiofoniche e giornalistiche hanno
grandemente disorientato la pubblica opinione e l'opinione dei Fascisti in
questa materia. Si sono fatti, certe volte, alcuni
nomi di uomini che non hanno
diretta responsabilità in questa materia. Viceversa ne mancano ancora taluni del principali.
Ma si tratta di stabilire altresì, che qualcuno dei principali responsabili di
quanto è avvenuto non ancora è stato arrestato e forse non ancora è stato chiaramente
individuato. Quindi far presto va bene, ma noi vogliamo fare anche totalmente,
perché la vita del Paese e la vita del Partito debbano essere sbarazzati, in toto, da questa piaga. E questa piaga del passato deve essere veramente
cauterizzata col ferro ed integralmente anche, perché noi vogliamo una volta per
sempre, prima che ciò sia compiuto,
dire un basta definitivo alla diffamazione del Fascismo. E' l'ora di dir
basta agli scandali, alle delazioni, all'immondizia gettata a piene mani contro le Gerarchie del Fascismo,
contro coloro che restati poveri, avendo fatto tutte le guerre che si sono
presentate a portata delle loro generazioni, avendo data la loro opera, come
potevano, con le forze che avevano, negli incarichi in cui il Duce
li comandava, sono oggi sulla breccia come ieri, sono quelli che appena venuto
Badoglio hanno sofferto il carcere, sono dovuti scappare, hanno sofferto le percosse, hanno avuto le loro famiglie perseguitate e sono ancora sulla breccia,
oggi come ieri, sono quelli che muoiono in questi giorni, sono gli uomini
insomma ai quali non permetteremo a nessuno di recare il minimo insulto.

Vogliamo forse noi prolungare i 45 giorni di Badoglio con altro scandalismo,
vogliamo insistere ormai in una forma che è di
autolesionismo o masochismo
addirittura? Nei 45 giorni si è adottata largamente la formula di Voltaire:
"Calunniate, calunniate, qualche cosa resterà". Qualche cosa effettivamente è
restato anche sul conto di uomini probi, anche sul conto di camerati sui quali
non c'è niente da dire. (...)
Tutte le attività di cui il Partito si era caricato fin qui e che sono d'altra
parte utilissime, devono secondo me e salvo che da voi mi venga un avviso che mi convinca del contrario, funzionare a sé stanti, avendo
eventualmente alla testa dei camerati designati dal Partito, uomini del Partito,
quando sia necessario, dei Fascisti alla loro testa. Ma il
Partito né al centro, né alla periferia, deve essere una specie di
Ministero pieno di funzioni diverse. La giornata del Commissario Federale non
deve dividersi, distribuirsi in tante minime mansioni: dare il via ad una gara
sportiva, distribuire una minestra, visitare un'istituzione o l'altra. Si tratta
di fare della politica e soltanto della politica.
S'intende, si tratta di fare della politica rivoluzionaria! Questo non toglie che
osservando dal nostro punto di vista le questioni dell'assistenza noi ci
rendiamo conto che occorre fare in materia qualche cosa di vasto nella vita
nazionale, in questo momento, soprattutto per i sinistrati dai bombardamenti.
(...)
In proposito, ho una idea e una notizia: come Voi sapete si sta in questi giorni
provvedendo al prelievo dei patrimoni ebraici. Si tratta, non per fare della
rettorica, appunto di sangue succhiato
al popolo italiano. E' giusto che questo sangue ritorni al popolo. Mi pare non
vi sia migliore via, per farlo tornare al popolo, che quella di provvedere ai
bisogni dei sinistrati dai bombardamenti, di coloro che furono colpiti dalla
guerra, la cui principale responsabilità risale agli ebrei.
Quindi ho in animo, nell'immediato futuro, di costituire a latere della
assistenza fascista, dei comitati composti prevalentemente di lavoratori, i
quali non siano funzIonari della assistenza, ma cittadini che aiutano quelli e
che non siano tutti fascisti. Voi non sapete: qui si tratta di fare della
intransigenza non formale, ma sostanziale. Ora Voi mi insegnate che dal punto di
vista politico si avranno risultati molto maggiori se si vedrà, per esempio, un
Commissario Federale che incarica tre operai di una officina, anche non
fascisti, di provvedere ai bisogni di altri operai. Vi dicevo che questa
assistenza può farsi in grande stile. Si può calcolare, dai calcoli fatti, che
la prima somma che si può mettere a disposizione per quest'opera è di un
miliardo di lire.
Per quello che riguarda la vita del Partito dirò anche questo: il numero degli iscritti, nonostante il periodo drammatico in cui ci muoviamo è già abbastanza alto e vorrei dire sufficientemente alto, perché dai calcoli sommari, attraverso le segnalazioni Vostre, non ancora nominative, ma arrotondate da Voi, si aggira sui 250mila iscritti. Quindi il Partito ha già una forza considerevole: di massima la forza che deve avere nella vita italiana.
Naturalmente in questa materia la chiusura assolutamente ermetica non è possibile anche per delle ragioni pratiche: molti camerati sono dispersi, prigionieri di guerra, alle armi. Ci sono delle situazioni essenziali da esaminare.
Il caso però delle nuove iscrizioni sia soprattutto una
eccezione da esaminare, da esaminare attentamente, col giudizio dei camerati
eletti dalla assemblea in modo che il Partito sia composto tutto di camerati assolutamente
fedeli, come, salvo eccezioni trascurabili,
sono coloro che sono venuti a noi nelle primissime settimane fino a questo
momento. In questo periodo sapevano di giocare la loro vita e quella delle
loro famiglie, e sono legati a noi per la vita e per la morte (...).
Intendiamoci bene. Che nella Repubblica si debbano fare delle elezioni, siamo
perfettamente d'accordo, secondo le direttive che saranno stabilite nello
Statuto del Partito. Secondo la direttiva del Duce: "lo intendo che ogni cinque
anni il Capo della Repubblica sia eletto dal popolo"; ma che poi nel senso
intimo noi non dobbiamo molto sperare nel sistema elettorale, siamo altrettanto d'accordo. L'esperienza delle elezioni nella vita italiana è stata fatta
ed è stata una esperienza disastrosa ed è anche vero che l'Italia di Nitti non
valeva meno che l'Italia di Badoglio. Quindi, salvo parlare di questo in altre
riunioni io credo che una formula mista sia molto meglio rispondente alle
esigenze. Ne riparleremo se proporrete una formula migliore.
Elezioni anche nei sindacati? Veramente le elezioni nei sindacati esistevano
anche prima. La trasformazione delle associazioni sindacali in unica
Confederazione del lavoro, delle arti, della tecnica è quella che ci darà modo
di rivedere tutto il complesso dell'organismo sindacale.
Bisogna snellirlo infinitamente, perché la burocrazia sindacale ha assunto
proporzioni elefantiache, e una delle responsabilità maggiori di questa
elefantiasi è stata del partito, perché era appunto il partito che continuamente intendeva sistemare, per
motivi assistenziali, elementi dell'organizzazione sindacale. Questi organismi si sono così
venuti gonfiando dal
punto di vista sindacale. Questo personale
è stato totalmente liquidato.
Siccome ora si verifica la fortunata coincidenza che tutto questo personale (almeno
quello del centro) è stato tutto liquidato, si verificano le condizioni
necessarie perché il personale del meccanismo sindacale sia grandemente
semplificato e si possa tornare al concetto che la maggior parte delle cariche
debba essere ricoperta non da funzionari, ma da rappresentanti di categoria, perché il punto della mancata
elezione o falsa elezione non è soltanto quello del sistema per acclamazione, ma per
acclamazione veniva proposto il nome di un funzionario o di camerati che non
sempre erano all'altezza del compito.
Alcuni rispondevano bene, altri no.(...) Si tratta insomma di cambiare tutta
la mentalità, anche la mentalità nostra di uomini del partito, perché se
vogliamo che il sindacato sia utile, il sindacato non deve essere uno strumento
politico, bisogna che il sindacato sia utile e presieda al
benessere dei lavoratori; in quanto un regime dove il sindacato funzioni con
soddisfazione dei lavoratori e con l'adesione dei lavoratori, questo è un
regime forte. E questa è la migliore politica che noi possiamo fare (...)
Noi adotteremo, alla fine di questi lavori, un manifesto programmatico del
Partito, che in vista della convocazione della Costituente dovrà formare il
binario
in cui noi incammineremo la nostra azione. Sarà questo il punto di riferimento
per il popolo italiano, per sapere che cosa pensa
il Partito nel riferirsi appunto al Partito Fascista Repubblicano. Detto quale è
in ordine di urgenza la volontà del Partito per
ciò che concerne l'immediata politica da attuare e cioé: continuazione della
guerra a fianco degli alleati del Tripartito e fondazione deIle forze armate
italiane le quali dovranno operare a fianco dei soldati del Fuehrer, e ciò come
due mete essenziali
che sovrastano tutte le altre in importanza
ed urgenza, il Partito dovrà esaminare quale è la nostra posizione in materia
costituzionale ed interna, in materia di politica
estera, e in materia soprattutto sociale. Perché sociale? Perché la Repubblica
nostra dovrà essere soprattutto uno Stato sociale. Per ciò che riguarda la
Costituente, il pensiero della Direzione del Partito, raccolte le direttive
del Duce, è che si tratti di un potere sovrano di elezione popolare, il quale in
un primo suo atto dovrà dichiarare la decadenza della monarchia. Condannare
solamente l'ultimo Re traditore e fuggiasco, proclamare la Repubblica sociale
e nominare il Capo.
Quanto alla formazione della Costituente, sembra che essa non possa non venire
costituita se non da rappresentanti del popolo che lavora, attraverso le
organizzazioni sindacali, dai rappresentanti di tutte le province invase,
attraverso l'organizzazione degli sfollati.
Deve comprendere inoltre, e vorrei dire soprattutto, le rappresentanze dei
combattenti, compresa quella dei prigionieri di guerra, attraverso coloro che
sono rimpatriati per minorazione; rappresentanze dell'esercito e della
magistratura; la rappresentanza degli italiani all' estero e di tutti quanti
possono contribuire a rappresentare anche la Nazione in quanto spazio e sintesi
di valore.
La Costituente dovrà nelle leggi fondamentali assicurare ai cittadini una serie
di diritti, precisando anche i doveri, in quanto il cittadino è soldato,
lavoratore e contribuente.
Una serie di diritti che, senza arrivare alla formula equivoca della cosiddetta
libertà di stampa, accordi ai cittadini il diritto di controllo e di critica
responsabile sugli atti della pubblica amministrazione.
Dovrà comprendere una dichiarazione su quelli che sono i diritti del cittadino
riguardo appunto all'elezione dei massimi poteri della Repubblica ed in
particolare secondo la direttiva che il Duce ha dato per quella che è l'elezione
del Capo della Repubblica; dovrà contenere una specificazione dei diritti del
cittadino per quel che riguarda la sua libertà personale, sancendosi che
nessun arrestato in flagrante o fermato per misura preventiva possa essere
trattenuto oltre un determinato numero di giorni senza un ordine dell' Autorità
giudiziaria e dovrà contenere altresì, perché questo è ciò che contiene ogni
Costituzione degna di questo nome, la dichiarazione sull'indipendenza e sul
funzionamento della Magistratura nei riguardi dei suoi Organi. (...) Un punto
fondamentale è questo: il Partito che noi concepiamo e o no un partito unico? lo
credo
che noi non possiamo
avere se non un partito unico, il Partito lo concepiamo come un ordine di
combattenti e di credenti che deve realizzare in se
stesso un organismo snello di assoluta purezza politica, degno di essere il
custode dell'idea rivoluzionaria, dell'idea che è al centro dello Stato. Dovrà stabilirsi chiaramente dai nostri Istituti
che la tessera di questo
Partito non è richiesta per alcun impiego od incarico. Il Partito è composto di Fasci
Repubblicani di Combattimento, comunque parleremo di questo e ciascuno di voi
potrà interloquire. Dovrà contenere questa legge fondamentale un accenno alla
religione della Repubblica, la quale evidentemente non può essere se non
la religione del 99 per cento.
Questa è un'altra questione. La religione dello Stato è la religione
Cattolica, Apostolica Romana, mentre ogni altro culto sarà rispettato. Per quel
che riguarda gli ebrei la direzione del Partito propone che in questa materia si adotti una formula che non lasci campo ad equivoci e che dica che gli
appartenenti alla razza ebraica sono stranieri che durante questa guerra
appartengono a nazionalità nemica. (...)

Per ciò che concerne la politica estera è chiaro che il fine essenziale della politica estera della Repubblica dovrà essere la liberazione della Patria dall'
invasione straniera, difendendo l'unità, l'indipendenza e l'integrità territoriale e facendo
riconoscere la necessità degli spazi vitali indispensabili ad un popolo di 45
milioni di abitanti sopra un' area insufficiente a nutrirli. Inoltre, nel campo
europeo e quindi mondiale noi siamo - perché questa è stata
sempre la nostra aspirazione - per una comunità di nazioni europee,
possibilmente per una unità federale di nazioni europee, le quali accettino i
seguenti principi: l'Europa agli europei, con le eliminazioni del secolare
intrigo britannico dal nostro continente, abolizione dei sistemi capitalistici
interni e lotta contro le plutocrazie mondiali, valorizzazione, a beneficio dei
popoli europei, delle risorse ancora inutilizzate del continente africano,
con rispetto a quei popoli, specialmente musulmani, a cominciare dall'Egitto, i
quali abbiano già raggiunto una maturità civile e nazionale.
In materia sociale è chiaro che il socialismo fascista non può essere il
socialismo marxista, cioè quel socialismo che non vede se non il lavoro manuale
e trascura demagogicamente il lavoro tecnico e intellettuale che è, da un
punto di vista puramente umano, un valore necessario e indispensabile come
l'altro, da un punto di vista di gerarchia nell'azienda, qualche cosa di
superiore all'altro non come origine sociale, ma come estrinsecazione e come
apporto individuale al lavoro collettivo. Non potrà essere, il socialismo
nostro, il socialismo comunistico, tipo russo, nel senso che è contrario al
nostro spirito, il pensiero di un'assurda totale statizzazione di tutte le
attività economiche fino alle attività artigianali, fino a tutte le attività
rurali, fino a tutte le attività professionali così come in Russia si pratica.
Il nostro deve essere un socialismo sindacale il quale realizzi però un deciso
passo innanzi sulla via della giustizia sociale, senza nulla rinnegare di
quanto, sulla via del progresso sociale, era gia stato compiuto nel ventennio
del Regime Fascista(... )
Per ciò che concerne quella proprietà privata che è, dicevo, dianzi, una
proiezione della personalità umana e che noi vogliamo garantire e proteggere, la
proprietà che sorge dal lavoro individuale; dall'individuale risparmio, è
chiaro che il nocciolo di questa proprietà sana è la casa.
Quella della casa per noi non è soltanto un diritto di proprietà; è un diritto
alla proprietà. Il Partito si propone perciò di iscrivere nel suo programma,
ed io lo impongo a Voi, la creazione di un Ente Nazionale per la Casa del
Popolo, il quale assorbendo l'Istituto esistente ed ampliandone al massimo
l'azione, provveda a fornire in proprietà la casa a tutte le famiglie dei lavoratori di ogni categoria, mediante diretta
costruzione di nuove abitazioni, graduale riscatto delle esistenti, affermando
in proposito il principio generale che l'affitto, una volta rimborsato il
capitale pagato col giusto frutto, può costituire titolo di proprietà. Come
primo compito, l'Ente potrà risolvere i problemi derivanti dalle distruzioni
di guerra con requisizioni e distribuzioni di locali inutilizzati e
costruzioni provvisorie.(...)
Tutte le imponenti provvidenze sociali realizzate dal Regime Fascista nel ventennio, restano integre.
La Carta del Lavoro ne costituisce nella sua lettera la consacrazione cosi come costituisce nel suo spirito il punto di
partenza per l'ulteriore cammino.
Infine,in linea di attualità, il Partito riconosce indilazionabile, ove già
non sia avvenuta, una revisione salariale per i lavoratori e più ancora per i
piccoli e medi impiegati. Perché questo provvedimento non riesca inefficace e
alla fine dannoso, per il noto cerchio che porta all' inflazione, all'aumento
dei prezzi e all'inadeguatezza dei salari e alla svalutazione della moneta,
occorre, secondo il pensiero del Partito, che mi è stato segnalato da più
province, che attraverso spacci di azienda, attraverso spacci cooperativi,
l'estensione dei compiti della Provvida, requisizione dei negozi colpevoli di
infrazione e gestione parastatale e cooperativa, attraverso insomma tutte
quelle forme che possono essere escogitate e rapidamente messe in azione, occorre che una parte del
salario venga pagata in viveri al prezzo ufficiale.
E' l'unico mezzo per stabilizzare almeno in parte i prezzi e la moneta e per
concorrere almeno per una quota al risanamento del mercato.
Quanto al mercato nero, noi chiediamo che gli speculatori, al pari dei traditori
e dei disfattisti, rientrino nella competenza dei Tribunali Speciali, e siano
passibili della pena di morte. Come ho detto è urgente la situazione dei piccoli
operai e degli operai.
Con questa parte sociale del nostro programma io credo
che noi faremo un deciso passo innanzi quale il popolo aspetta e nello stesso
tempo lo faremo con quel senso di equilibrio che è proprio della nostra natura
di italiani; lo faremo da uomini responsabili ma insieme da uomini che sanno
guardare lontano, che sanno guardare al futuro, che sono disinteressati e non
si muovono se non per il bene del popolo.
E' chiaro che se si tratta, come si tratta, di realizzare con rapida
gradualità questi nostri postulati sociali, se si tratta su questo terreno di
fare andare per tale via lo Stato verso la massa occorre che di altrettanto le
masse vengano verso lo Stato.
Vorrei dire che la realizzazione di tutto questo è condizionata al fatto che
queste conquiste sociali siano veramente conquiste sociali del popolo il
quale le conseguirà infatti combattendo e lavorando.
C'è un solo modo per il popolo italiano di raggiungere in campo sociale queste
mete che sono le mete di generazioni e generazioni di italiani, che sono le
bandiere originarie della Rivoluzione, le mete che la rivoluzione iscrive di nuovo
sulle bandiere
ormai spregiudicate,
ormai libere e alte sopra ogni forma di compromesso; c'è un solo modo di
raggiungere questo fine; essere nell'esercito del lavoro, nell'esercito delle
armi, una compattezza operante; vi è un solo modo per il popolo italiano di
difendere le sue conquiste di ieri, di oggi e di domani: estromettere dal suolo
nazionale l'invasione delle plutocrazie angloamericane.
E' per questo che il partito vuol essere, soprattutto ha da essere, in questo
periodo, oltre che organismo di combattimento all'interno per la difesa dell'
idea rivoluzionaria
nei suoi uomini nei suoi istituti, oltre che un organismo di discussione politica che la parola porta alta e lontana, deve essere soprattutto organismo che
attraverso uomini i quali abbiano il prestigio del combattimento e il prestigio della fede, parli al popolo italiano il verbo della riscossa, lo
convincano che l'onore è tutto nella vita di un popolo, che senza onore un popolo non
può esistere, lo convincano che la causa dei camerati germanici è la nostra
stessa causa, che essi si battono per noi, come noi domani ci batteremo
accanto a loro, non ci batteremo per loro ma ci batteremo per un' idea comune di
salvezza europea, di esistenza nazionale , di onore continentale e razziale,
persuada il popolo a prendere le armi, a essere il popolo italiano dei nostri
sogni e della nostra volontà, quello per cui
tanti martiri sono caduti nel Risorgimento, nella guerra della Patria, nella
Rivoluzione, quello per il cui avvenire tanti martiri si immolano ogni giorno e
fanno sacra con la
loro muta presenza, questa nostra Assemblea,
che vuoI segnare il segno della ripresa, vuol essere il simbolo della riscossa,
ed aprire di fronte ai nostri spiriti, nel nome del Duce, dopo tanto ottenebramento,
dopo tanta disperazione, la luce della disperata speranza, la luce della
volontà che conseguirà il suo fine.
Alessandro Pavolini
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