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Basta con le chiacchiere: organizziamoci !

 

di Claudio Marconi

 

Da sempre andiamo sostenendo la tesi che i conflitti del lavoro si risolvono solo ed esclusivamente con l’applicazione dei principi della "Socializzazione".

L’estraneità dei lavoratori dal ciclo produttivo, il loro uso strumentale da parte dei capitalisti come se fossero degli oggetti o delle semplici macchine, lo sfruttamento indiscriminato dell’uomo sull’uomo, stanno ricreando le condizioni di uno scontro sociale generalizzato all’interno delle nostre nazioni. Questo, tanto più che - in quest’epoca di assurda riaffermazione dello "spirito liberale", in quest’epoca di "globalizzazione" indiscriminata nella quale, quando non è possibile delocalizzare si suona la grancassa dell’immigrazione per creare concorrenza alla manodopera locale (non è un caso che dal 1° trimestre del 1999 al 3° trimestre dello stesso anno l’occupazione extra comunitaria è passata dal 15,5% al 20.1% della forza lavoro occupata in Italia ) – è nel volere dei "padroni del vapore" di eliminare drasticamente dall’economia attiva all’incirca il 30-40% dell’attuale forza lavoro.

Per uscire dall’inevitabilità del disastro che si preannuncia e per attirare a noi la maggior parte delle vittime designate dall’attuale modello di "sviluppo", dobbiamo sforzarci di fare capire alla gente che - per superare la visione liberale degli interessi particolari - bisogna assolutamente e drasticamente mettere un freno all’individualismo ed all’egoismo forsennati che sono attualmente propagandati dal sistema al potere.

Dobbiamo essere in grado di potere spiegare, cioè, che se non si intraprende consapevolmente e responsabilmente la difesa degli interessi della comunità nazionale, non ci può essere via d’uscita agli scontri sempre più aspri che si annunciano, alla globalizzazione della miseria ed alla messa fuori combattimento della maggior parte dei lavoratori attuali.

Bisogna far capire loro, che necessitano delle leggi che regolino i rapporti tra capitale e lavoro, rendendoci promotori di una legge - ad esempio - che impedisca (con la spada di Damocle dell’eventuale arresto immediato e della detenzione dura…) a chi si è arricchito in Italia, di andare all’estero per investire o spendere quanto accumulato con il sudore e la fatica del nostro popolo. Ed impoverendo, con la stessa occasione, quella stessa comunità che gli ha permesso di arricchirsi.

Dobbiamo far capire che il lavoro, come è concepito oggi (subordinato e retribuito con semplice mercede…), non solo non esalta le migliori qualità dell’uomo, ma le avvilisce e le squalifica pesantemente. Il lavoratore del nostro tempo, impiegato o operaio che sia, è esattamente come il capitalismo desidera che sia: cioè, è un "bambino viziato" che si alimenta solo di "sacri diritti", inutili lotte sindacali ed alienazione totale.

Per trovare la più adeguata terapeutica, però, dobbiamo essere consapevoli che i movimenti politici non possono essere creati dalle teorie, siano esse ideologiche che filosofiche. Ma dalla prassi o, se si preferisce, dall’azione!

Il pensiero di questo o quell’ideologo, di questo o di quel filosofo, possono certo affinare, razionalizzare o coronare un movimento di opinione collettivo già in atto o in fieri, ma non possono in nessun caso provocarlo o suscitarlo.

La prova di quanto affermo, ce la fornisce la storia.

Alessandro di Macedonia prima ha conquistato Bassora e dopo si è posto il problema di come conciliare la civiltà greca con quella persiana. Napoleone, prima ha conquistato l’Europa e dopo si è posto il problema dell’Impero.

Dobbiamo iniziare a capire che se vogliamo sfondare come movimento antagonista dobbiamo seguire la strada della concretezza. Il nostro motto deve essere: " AZIONE e PENSIERO ".

Prima dobbiamo agire, indicando di volta in volta gli obbiettivi da raggiungere. E dopo, possiamo pure trasformare le nostre realizzazioni in ideologia!

Non abbiamo più tempo ne voglia di dividerci ancora in inutili quanto sterili gruppi, gruppetti e conventicole varie. Dobbiamo AGIRE, proporre fatti e azioni concrete per aggregare più persone possibili.

Poi, quando avremo creato il movimento antagonista, potremmo anche pensare a darci una identità ideologica e politica.

Il primo passo da fare su questa strada è un censimento di tutte le nostre professionalità, da Lampedusa a Bolzano.

Dobbiamo creare una banca dati che ci permetta di sfruttare le potenzialità operative di tutti quanti si riconoscono su due posizioni fondamentali: anticapitalismo, antiglobalizzazione. Dobbiamo creare una sinergia di gruppo che ci permetta di sfruttare concretamente tutte le possibilità che la società liberale ci mette a disposizione, senza nulla tralasciare o trascurare. Dobbiamo trasformarci in esempi viventi di una nuova maniera di fare politica. E dimostrare che le proposte sociali e di organizzazione del vivere civile che andiamo propagandando sono realizzabili e concrete.

Qualcuno… diceva: " quando sento parlare di cultura metto mano alla fondina "! Ed aveva perfettamente ragione. In modo particolare, poiché la cultura quando non corrisponde alla realtà, quando non è vissuta ed applicata nel concreto, è semplice "aria fritta" e vale quanto la sabbia in riva al mare!

Mi spiego meglio: si possono propagandare tutte le idee che si vuole, belle ed affascinanti quanto ci pare, ma se non si vive e non si opera secondo ciò che si propone, allora si è solo "venditori di fumo". Dei "teorici", insomma, capaci, al massimo, di semplici masturbazioni mentali senza nessuna possibilità di realizzare quello che si va propagandando come panacea per tutti i mali.

Così è anche per le idee politiche e sociali. Se creiamo delle micro aziende socializzate non si potrà più dire che la nostra è una utopia. Se, creiamo una sinergia delle varie potenzialità professionali, creiamo una catena di mestieri che funzionano, non ci si potrà più accusare di essere utopici. Se andiamo ad occupare la fabbrica che delocalizza e licenzia, magari espropriando un marchio prodotto dal lavoro italiano, cacciamo in malo modo gli attuali padroni (italiani o stranieri poco importa!) e rimandiamo a lavorare gli operai facendo di nuovo produrre la fabbrica, impostandola su criteri socializzanti, nessuno potrà più pretendere che non si può nulla contro le "delocalizzazioni" , le "fusioni" o i "riaggiustamenti aziendali" poiché è il "mercato" che le impone…

Tiriamoci su le maniche, dunque. Organizziamoci concretamente e lasciamo da parte le inevitabili discordanze ideologiche o la nostra precedente storia personale e politica. Diamoci un corpo, forte e concreto, accogliendo tra noi tutti coloro che direttamente o indirettamente si riconoscono nei nostri stessi obiettivi. Non lasciamo indietro nessuno e non creiamoci inutilmente dei nemici. Ne abbiamo già abbastanza!

Siano gli "altri" (coloro, cioè, che non sono d’accordo con le nostre battaglie), eventualmente, a dichiararsi nostri nemici o nostri avversari.

Per quanto ci riguarda, invece, continuiamo ad andare avanti per la nostra strada che non mi sembra sia quella di creare una nuova "parrocchia politica" ma, quella di creare davvero il Partito di tutti gli Italiani.

Smettiamola, una volta per tutte, di dire: "io prendo solo quelli rossi"…; oppure, " con me possono stare solo quelli neri"; o ancora, "a noi non piacciono nè i rossi né i neri, poiché sto solo con i verdi"!

Questa è la strada perversa che ha portato a 55 anni di sconfitte. Per tutti i movimenti antagonisti, siano essi stati di destra o di sinistra, di estrema destra o di estrema sinistra! Questo è il "vicolo cieco" che il sistema vuole che noi continuiamo ad imboccare, per meglio neutralizzarci e dominarci. E’ il "divide et impera" di tutti i tiranni ed, in particolar modo, di quelli del liberal capitalismo attuale.

Questa volta, invece, tentiamo di cambiare strada. Organizziamoci, altrimenti. Facciamo il censimento delle diverse capacità individuali e collettive che vagano scoraggiate ed inermi all’interno della nostra società. Raggruppiamo ed organizziamo l’insieme delle categorie produttive. E soprattutto, quelle degli esclusi a priori: di tutti coloro, cioè, a cui il "globalismo" ha detto che il loro mestiere, la loro professione o la loro attività non serviva più!

Favoriamo, una forte sinergia nazionale tra tutti coloro che vogliono davvero risolvere i problemi suscitati dalla moderna Idra dell’attuale mondialismo imperante.

Agiamo ed interveniamo sulla realtà di tutti i giorni. In particolare, mostrando che prima di sbracciarci a volere assolutamente pitturare di rosso, di giallo o di turchino una casa che sta inesorabilmente bruciando, siamo anche capaci di spegnere l’incendio che la sta implacabilmente devastando. E siamo soprattutto capaci di renderla di nuovo agibile e vivibile, ridando un habitat dignitoso ed adeguato all’insieme dei suoi attuali e futuri inquilini.

In altre parole, mostriamo che siamo capaci di applicare le idee nelle quali crediamo; facciamo vedere che prima di scegliere il colore delle nostre bandiere o gli appellativi esoterici o fantasmagorici dei nostri partiti, siamo capaci di realizzare nel concreto le tanto sbandierate teorie sullo Stato Nazionale del Lavoro, sulle Corporazioni e sulla Socializzazione; dimostriamo che prima di volerci a tutti i costi fregiare di inutili ed immeritati "orpelli", siamo in grado di meritare sul campo i "galloni" o le eventuali distinzioni; diamo prova concreta, in fine, che – non solo a chiacchiere - siamo differenti dall’attuale classe politica. Cioè, che non "vendiamo fumo" o inutili promesse, ma fatti indiscutibili, inoppugnabili ed incontrovertibili, supportati naturalmente dalle idee e da una visione del mondo e della vita che, come tutti sappiamo, è unica, originale ed irrepetibile.

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