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LEGIONE STRANIERA

LUCI ED OMBRE NEL RACCONTO DI UN APPARTENENTE ALL'ORGANISATION DE L'ARMEE SECRETE (O.A.S.)

Di Marialina Veca

 

L'ultimo comandante della Legione, il Colonnello Vaillant, del presidio di Sidi-bel-Abbès (Bel-Abbès, semplicemente, come lo chiamavano i legionari) disse, nel luglio 1962: "L'abbandono dell'Algeria è un duro colpo per la Legione, che non meritava di dover partire alla chetichella, in maniera vergognosa.

Ma i legionari non fanno politica ed ubbidiranno agli ordini. Sono pagati per battersi e si battono bene.

Mercenari, voi dite? Certo, ma mercenari di razza nobile, che donano il sangue con generosità perchè credono nel misticismo della Legione e sono fieri della leggenda eroica di questo corpo..."

L'Algeria era stata occupata dai francesi nel 1830. Il 1° novembre 1954 era scoppiata la rivolta araba e la Legione era diventata simbolo della dominazione straniera. Dopo ottantotto mesi di guerriglia, De Gaulle, con gli accordi di Evian, aveva riconosciuto la sconfitta della Francia e concesso l'indipendenza all'Algeria. La Francia avrebbe ritirato gradualmente truppe regolari e funzionari, ma - il Fronte di Liberazione algerino era stato intransigente su questo punto- la Legione doveva andarsene, subito, su due piedi.

Mentre il colonnello Vaillant pronunciava il suo discorso rivendicando la generosità e il misticismo della Legione, i camions si preparavano a partire in fretta e furia dalla caserma Vienot per condurre gli uomini ad Algeri, dove sarebbero stati imbarcati per la Corsica.

La Legione era stata colpita al cuore in Algeria: dopo il tentativo da parte di Salan, Jouhaud, Challe e Zeller di rovesciare De Gaulle, impegnato nelle trattative di pace, appoggiandosi proprio sulla Legione, fu quest'ultima a subire il prezzo più pesante della sconfitta, fino all'estrema umiliazione dell'ammaina bandiera, senza squilli di tromba.

Il nome O.A.S. cominciò a circolare nel febbraio 1961: promotori due dei protagonisti della rivolta contro De Gaulle fallita l'anno precedente, Ortiz e Lagaillarde.

Nell'aprile del 1961 i generali Salan, Challe, Zeller e Jouhaud avevano tentato la strada della rivolta antigollista per mantenere francese l'Algeria, costi quel che costi, e impedire qualunque trattativa con gli indipendentisti arabi .

La rivolta fallì e Salan si rifugiò in Spagna: il generale era stato comandante delle truppe francesi in Indocina, era stato decorato con trentasei medaglie al valore. Divenne il capo carismatico dell'Organisation de l'Armée Secrète, l'organizzazione dell'esercito segreto: "era una causa perduta", dice lo storico Paul Henissart che all'O.A.S. ha dedicato uno studio completo ed obiettivo, "ogni giorno che passava lo confermava. Sul piano militare l'organizzazione era assediata da tutte le parti.. non una sola persona rispose all'appello segreto lanciato da Perez a venti insegnanti europei, venti avvocati, venti medici, e a tutti gli ufficiali della riserva di entrare immediatamente nell'O.A.S. per sostituire i quadri perduti... Algeri stava morendo lentamente , dissanguata dai delitti, dai saccheggi, e dall'illegalità dilagante...il lungo viaggio dell'Algeria francese verso l'oblio entrava nella fase più oscura. Fu un periodo per cui non si trovavano termini di confronto: quando la gente ora parla dell'O.A.S. generalmente pensa a quei giorni."

Di quei giorni ho parlato con un "sopravvissuto" dell'Organisation, Paolo Fantelli, che, a diciotto anni, figlio unico, era fuggito di casa per unirsi alla leggenda della Legione, portando con sé, come riportano i giornali dell'epoca, "due armoniche a bocca, seimila lire e una grande carta geografica dell'Italia".

L'ho ascoltato nella sua casa borghese e tranquilla, dove i ricordi sono esibiti con pudore e riservatezza.

"In che cosa crede oggi un ex-legionario?"

" In niente, proprio in niente, solo quando ascolto la fanfara dei bersaglieri sento ancora qualcosa nel cuore..."

"Per molti la Legione è simbolo di dominazione straniera e si è macchiata di crimini di guerra; per altri rimane la leggenda dell'onore, del coraggio, dello spirito guerriero.

Nel suo ricordo che cosa è la Legione?"

"Eravamo tutti ragazzi giovani. Ricordo di aver letto, su una porta di legno, scritta con un chiodo, questa frase: Mentre nel mondo la canaglia impera, la patria degli onesti è la Legione Straniera... ecco, questo era per me la Legione. Rimane il ricordo bello degli amici, e anche il ricordo brutto di vigliacchi pronti a tradire per niente..."

"Lei ha fatto parte dell'O.A.S., sulla quale più forte è stata la propaganda negativa, quale violento strumento del colonialismo. Per cosa ha significato l'appartenenza a questa struttura?"

"Per me appartenere all'Organisation, significava soltanto continuare a mantenere in vita l'Algeria francese...ho fatto parte del glorioso 1° REP che fu disciolto per aver cospirato contro De Gaulle, poi con l'O.A.S. sono stato nel gruppo di fuoco Delta 21, composto da cinque elementi, ho partecipato a conflitti a fuoco, ho visto tanti morti, sono stato due anni in prigione come molti altri di noi... a un certo punto ho cominciato a non crederci più..."

"Quale era il motto dell'O.A.S.?"

"Non c'era un motto vero e proprio, qualcuno aveva lanciato il famoso motto, poi identificato con l'O.A.S. "Oublier peut-etre, pardonner jamais", dimenticare forse, perdonare mai..."

"E il ritorno a casa? E' stato difficile "reintegrarsi", ritornare ad una vita "normale", diventare personaggi "imbarazzanti"?

"Mi sono sentito un disadattato, sono tornato nel 1964, non trovavo più niente di tutto ciò in cui credevo, ciò che conoscevo, ero considerato un criminale, un delinquente...La Legione non l'ho dimenticata mai, anche se oggi la Legione è completamente diversa, tutti bevono Coca-Cola..."

"Si è sentito abbandonato?"

"Già durante il processo militare tutti mi avevano abbandonato..."

Come ha scritto Henissart nel suo "O.A.S.- L'ultimo anno dell'Algeria francese":"Le cause perdute sono sempre impopolari, e l'O.A.S. è uscita dalla scena nel 1962-63 in modo definitivo." Ma ancora oggi, in un caffè di Alicante, in una via di Parigi, in una casa borghese di Milano, può capitare che uno dei tanti giovani che combatterono a fianco dell'O.A.S. si senta improvvisamente attanagliare dalla nostalgia: "per le bianche città della costa, per l'immensa catena di montagne azzurrine, per quelle albe selvagge, spettacolose, per la vita dell'Africa...erano giovani senza un soldo, e hanno dovuto ricominciare da capo, con le idee confuse e la rabbia in corpo... eppure qualcosa del passato tempestoso rimane ancora, e le loro opinioni non sono poi tanto cambiate. " Ancora ripetono, con la mano sul cuore, "oublier peut-etre, pardonner jamais".

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(per gentile concessione della rivista "ORIENTAMENTI")

 

 

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