Lotta contro l'omologazione aderisci alla Fiamma Tricolore

E' ormai una regola fissa quella che va sotto la dicitura del "lavoro che se ne va".

Non c'è fusione, ristrutturazione o razionalizzazione o come altrimenti si chiami e che riguardi una o più Aziende o Ditte o Società, che non comporti una riduzione del personale.

E il fenomeno si verifica, si trova riscontrato sia sul versante privato che su quello pubblico. Accade per le Multinazionali esattamente come, in Italia, é avvenuto per le Poste o per le Ferrovie. Adesso, l'ultima ed ennesima conferma ci viene dalla Telecom, con i suoi 13.00 "licenziandi".

Anche noi sbagliamo quando scriviamo che il "nemico principale" del liberalcapitalismo é il pensionato. E' vero. E' esatto anche da un punto di vista che sappia "intrecciare" sociologia moderna e cultura. Perché il pensionato, nella stragrande maggioranza dei casi, non produce nulla e consuma poco; e quindi é del tutto "marginale" in questo tipo di società che bada solo ai profitti ed ai consumi.

Ma più ampiamente ed esattamente, si può dire che il "nemico principale" del liberalcapitalismo sia il lavoratore in quanto "uomo"; e tanto più se questo lavoratore si permette quello che ormai sta diventando un lusso, e cioè una famiglia. O addirittura si permette di avere due o tre figli.

E infatti, chi sta peggio di tutti nella società moderna? La famiglia monoreddito.

E chi se la passa peggio? La famiglia con più figli, costretta a vivere "sul filo del rasoio", in uno stato di semipovertà, a stento mascherata dal residuo "decoro" di certe fasce sociali.

C'é tutta una letteratura, ormai - di analisi, di documentazione e di sdegnata denuncia - contro un simile stato di cose, dall'ormai classico e sempre bellissimo "orrore economico" di Viviane Forester ai recentissimi volumi di William Wolman e Anne Colamosca ("Il tradimento dell'economia" Edizioni "Ponte alle Grazie") e di John Gray ("Alba bugiarda" - stesso editore).

"Il Sole 24 Ore", giornale della Confindustria, ha recensito insieme - a cura di Giuseppe Are - i due volumi, presentando gli autori come "i profeti di sventura globale". Ma poi, nella stessa pagina, ha pubblicato anche un'altra recensione (a firma di Salvatore Carrubba) dedicata ad un massiccio volume dal titolo "From Plato to Nato" che é uscito di recente a New York (Edizioni "The Free Press"), ad opera di David Gress. Il quale sostiene (ed argomenta, in ben 618 pagine) che ormai non si può più difendere ad oltranza il "modello occidentale" e che esso non é affatto un "ideale universale nel quale tutti possiamo riconoscerci e perciò esportabile come una cassa di Coca-Cola".

E quando poi si legge, nel sottotitolo del libro di Wolman-Colamosca: "Come il capitale trionfa a spese dell'occupazione", sembra che tutte le nostre tesi trovino conferme autorevoli, anche là dove meno ce lo aspetteremmo.

E ancora: il liberalcapitalismo, quello che si usa più sbrigativamente definire "il Mercato", ha un suo ideale di uomo-lavoratore, il "single", che abbia un lavoro flessibile o "part-time", disposto a lavorare comunque e ovunque. Un essere tutto profitto e consumi, appunto. Senza "radici" di nessun genere. E quindi senza neanche le radici più semplici, elementari, naturali e tradizionali al tempo stesso, che si chiamano una famiglia, dei figli, una casa. Un po' più ampiamente, un paese, un territorio, un ambiente, connessi alla propria e magari comunitaria "memoria storica".

Tutto ciò che "radica", che é fondante e motivante per un tipo di esistenza che non si riduca al proprio egoismo personale ed ai propri più o meno effimeri profitti e consumi. Ebbene, tutto ciò sta diventando astronomicamente (e antropologicamente) lontano dal vivere, dal vissuto contemporaneo. E poiché l'uomo occidentale - e l'uomo europeo in particolare - ancora recalcitra, ancora (e sia pure per solo riflesso istintivo) si rifiuta e talvolta si ribella, niente paura: c'é a portata di mano la soluzione globale: quella della immigrazione massiccia di manodopera extracomunitaria.

Così, i conti tornano meglio.

Mentre l'altra branca della tenaglia, se l'immigrazione non basta o trova ostacoli, comunque, lavora per conto suo mediante le delocalizzazioni industriali. Si va a produrre là dove la manodopera costa meno. E anche in questo caso, il gioco é fatto, i conti tornano, i profitti sono salvi.

 

La Redazione

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