Sembra proprio non esserci pace per l' Azienda di Pubblici Servizi più grande d' Europa a livello di Ente Locale, già " Comunale ", poi " Speciale " ed infine, in virtù della Delibera del Consiglio Comunale di Roma del 17-3-1997 nº 29, dal 1-1-1998 Società per Azioni con il controllo del Comune di Roma ed una piccola partecipazione dell' A.M.A. ( ex A.M.N.U. ).
Mentre, infatti, i " Professori " della Giunta Capitolina stanno già adottando il piano per smembrare ulteriormente l' ACEA S.p.A. in più società " satellite ", con il pretesto di sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla Legge del 5-1-1994 nº 36 ( meglio conosciuta come " Legge Galli " ), e per collocare sul mercato una congrua parte del pacchetto azionario ( è di questi giorni la Delibera del C.C. che fissa tale quota pari al 49 % ), nella maniera più conveniente possibile per gli amici della Giunta medesima, sembra che l' azionista di maggioranza, cioè lo stesso Comune, non abbia intenzione di rinnovare il contratto d' affitto, in essere con l' ACEA medesima, per la sede di Piazzale Ostiense.
Evidentemente tale fabbricato deve essere piaciuto molto ai funzionari comunali, considerate anche le recentissime ristrutturazioni, pressochè integrali, degli impianti elettrici e di illuminazione, dei servizi igienico-sanitari, nonché dei pavimenti, di tutti gli elevatori, delle porte tagliafuoco e delle uscite di sicurezza, per un costo complessivo di qualche decina di miliardi di lire.
Ristrutturazioni, si badi bene, avviate dopo 30 anni di sostanziale incuria e trascuratezza dello stabile. Così i circa 2000 dipendenti che vi lavorano, dopo le tante ventilate ipotesi di scambi di fabbricato, fra le quali si ricordano quelle con l' ENI e con l' Alitalia, dovrebbero " emigrare " nel palazzone orrendo, simbolo di degrado architettonico-urbanistico, sito in Via Ostiense nº 131, costruito da Armellini ai tempi d' oro per i politici del mattone, che attualmente ospita, fra l' altro, la Prefettura di Roma. Per completare il quadro della situazione, va sottolineato che il Decreto Bersani, varato circa tre mesi fa in materia di " riassetto " del settore energetico, ha sancito di fatto la concretizzazione dello " spezzatino " ENEL fra produzione, trasmissione, distribuzione e vendita dell' energia elettrica. Questo perché, nelle intenzioni del legislatore, bisognava evitare, su suggerimento di Federelettrica e Antitrust, che una società " privata " ( in questo caso " privatizzata " con la Legge del luglio 1992 n° 359, quale l' ENEL S.p.A. ) continuasse ad avere il monopolio di tutte le fondamentali attività "elettriche".
Ci sarebbe allora da chiedersi perché sia stato privatizzato un Ente Pubblico, in nome di una presunta efficienza tutta da verificare, quando 30 anni prima tanto era stato fatto per nazionalizzare il settore dell' energia elettrica. Uno dei motivi va sicuramente ricercato nella precisa volontà, da parte dei grandi gruppi finanziari internazionali, veri governatori di questo nostro martoriato paese, di sottrarre al controllo dello Stato Italiano ogni settore strategico per la produzione economica, ad esempio tramite Mediobanca di Enrico Cuccia (lunga mano in Italia della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale) con l' assenso dei vari Ciampi ed Agnelli, volontà perfettamente in linea con il grande disegno mondialista, del quale sono strumenti la liberalizzazione dei mercati e la globalizzazione economica. Pertanto le direttive sono quelle di spezzettare e mescolare le carte in giuoco, per esempio costituendo una società con competenze exACEA - ex ENEL a livello locale nel solo settore dell'energia, mentre quello idrico-ambientale prenderà un' altra strada, alla luce della già citata Legge Galli, con la costituzione degli " Ambiti Territoriali Ottimali ". Nel contempo molte attività ( quasi tutte ) verrebbero affidate in appalto o cedute a Società " satellite " e consulenti esterni "amici" ( spesso ex-dipendenti o ex-dirigenti in quiescenza ), con la conseguente drastica riduzione dell' offerta di lavoro e con buona pace dei tanti giovani in cerca di occupazione.
E le affermazioni esternate, nei salotti che contano, dal rampante Amministratore Delegato dell'ACEA S.p.A. Paolo Cuccia ( guarda caso, approdato all' azienda capitolina dopo varie, e qualificanti ..., esperienze in vertici bancari ) appaiono perfettamente in sintonia con tali scelte strategiche. A chi gioverà tutto questo ? Ai cittadini-utenti in termini di riduzione delle tariffe e di miglioramento della qualità del servizio o, piuttosto, a qualcun altro ?
Roberto Bevilacqua
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