Alcune considerazioni a riguardo dell'aggressione imperialistica della NATO contro il popolo Yugoslavo

 

Il Kossovo è una provincia della Serbia. La Serbia ed il Montenegro sono le due sole repubbliche rimaste unite nella Federazione Yugoslavia. La Serbia è uno stato multietnico in cui, insieme ad una maggioranza di etnia serba, convivono anche molti Albanesi, Rumeni, Montenegrini, Bulgari, Sloveni, Croati ed altre nazioni. Il Kossovo era la sola parte della Yugoslavia in cui non si era ancora sviluppato un conflitto etnico. Il Kossovo è un piccolo paese interamente montagnoso, con due sole grandi vallate - la valle del Kosovo e la valle di Metohija - in cui vive la maggior parte della popolazione. Il Kossovo è la regione più densamente popolata dei Balcani, in cui vivono quasi tanti albanesi quanti ne vivono in Albania. Il Kossovo possiede le miniere più ricche di tutti i Balcani (carbone, nickel, piombo, zinco, magnesio, calcio, cromo, etc.), nonché il più grande impianto di generazione di energia elettrica della Yugoslavia, che alimenta anche la Serbia. Per circa 45 anni, tutte le popolazioni dei Balcani sono riuscite a convivere in pace. In Yugoslavia, non era mai successo che una delle sue nazioni chiedesse l'indipendenza o tentasse di predominare sulle altre. Le sette nazioni principali non erano localizzate in regioni ben precise, ma più o meno equamente distribuite nelle sei repubbliche e due province. Il Governo Yugoslavo ed il Governo del Kossovo sono multietnici. Pristina, la capitale del Kossovo, è la quarta città più grande della Yugoslavia ed un tempo era la capitale originaria della Serbia. I Serbi vivono in Kossovo dal 6° secolo. La Battaglia del Kossovo del 1389, contro i conquistatori Ottomani, stabilisce la data di inizio della nazione Serba. L'Impero Ottomano ha tenuto sotto il suo controllo la regione fino al 1878, quando una conferenza tenutasi a Berlino ha spartito la regione fra le potenze europee emergenti. La maggioranza della popolazione del Kossovo è stata serba fino all II Guerra Mondiale, quando centinaia di migliaia di Serbi del Kossovo dovettero fuggire dalle zone di guerra, rese pericolose dai combattimenti con i tedeschi. Il Kossovo è stata una regione multietnica per centinaia di anni e, purtroppo, pur essendo la patria natale della Serbia, viene oggi anche considerata il luogo di partenza della rinascita nazionale albanese. Serbi ed Albanesi rivendicano il loro diritto a vivere in Kossovo. Le rivendicazioni albanesi furono riconosciute dal governo socialista della Yugoslavia, il quale, con la costituzione del 1974, trasforma il Kossovo in regione autonoma a leadership albanese e gli assegna il diritto di voto all'interno del governo federale, al pari delle altre repubbliche. Per la prima volta, viene anche riconosciuto agli Albanesi del Kossovo il diritto di realizzare proprie scuole ed università. Quando Slobodan Milosevic pone fine alla autonomia del Kossovo nel 1991, in sostanza tenta di dare una risposta di tipo burocratico ad una situazione che invece avrebbe richiesto una risposta di tipo politico. Ma le reali cause della tragedia attuale risalgono all'anno che precede la disintegrazione della Repubblica Socialista Federale Yugoslava. Il 5 novembre 1990, il Congresso U.S.A. fa passare la legge 101-513 per il 1991, detta Foreign Operations Appropriations Law. Si trattava di un vero e proprio ordine di esecuzione, un provvedimento che, secondo rapporti CIA (New York Times del 27 novembre 1990), avrebbe sicuramente portato ad una sanguinosa guerra civile. Una parte di quella legge decideva di tagliare, senza preavviso ed entro sei mesi, tutti gli aiuti, gli scambi e i prestiti, U.S.A a favore della Yugoslavia, ordinava elezioni separate in ciascuna delle sue sei repubbliche. Inoltre, chiedeva al Dipartimento di Stato di fissare le procedure elettive e di approvare i risultati che sarebbero usciti dalle urne. Dichiarava che gli aiuti alle sei repubbliche sarebbero stati ripristinati solo dopo che fosse stato raggiunta la separazione definitiva di queste. La legge chiedeva a tutto il personale U.S.A. operante nei posti chiave delle istituzioni finanziarie internazionali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) di sostenere questa politica di tagli dei crediti e dei prestiti. Vi era poi un provvedimento finale secondo il quale sarebbero state consentite erogazioni di fondi solo a favore di quelle forze politiche che il Dipartimento di Stato U.S.A. definiva come "democratiche". Ciò significava finanziare piccoli partiti nazionalisti di destra e contemporaneamente portare la regione allo strangolamento finanziario ed alla crisi economica. La legge 101-513 gettava il Governo Federale Yugoslavo nella crisi più nera, non potendo esso, ovviamente, pagare gli enormi interessi sul debito estero e riuscire ancora a procurarsi le materie prime con cui far lavorare le industrie. A quel tempo non esisteva alcuna guerra civile, nessuna repubblica chiedeva la secessione dalla Federazione e gli U.S.A. non erano ancora impegnati in alcun contenzioso internazionale con la Yugoslavia. L'attenzione del mondo era tutta concentrata sulla guerra contro l'Iraq, una guerra che avrebbe ridisegnato il Medio Oriente al prezzo della vita di circa mezzo milione di Iracheni. Ma quali sono le reali motivazioni dell'aggressione diretta contro la Yugoslavia, specialmente se si pensa che i politici americani hanno sempre saputo che il repentino smembramento della regione avrebbe portato alla guerra civile ? Con il collasso dell'Unione Sovietica, il grande capitale U.S.A. decide di dare inizio ad una politica aggressiva avente come scopo finale quello di ridisegnare l'intera Europa. La Yugoslavia non allineata non serviva più come stato tampone fra la NATO ed il Patto di Varsavia. Una forte Europa Unita era tutt'altro che desiderabile. La politica di Washington considerava entrambe le cose un relitto della Guerra Fredda. La legge 101-513 è lo strumento che sta alla base dell'enorme potere di controllo del governo U.S.A. sui destini del pianeta. Essa costituisce quella parte della attività legislativa annuale che si occupa in dettaglio delle politiche da perseguire in ogni regione della Terra. Essa rende effettivo il controllo corporativo, attraverso i più grandi organismi fondiari, sulle istituzioni finanziarie internazionali come la Inter-American Development Bank, lo Asian Development Fund, lo African Development Fund, e, attraverso l'assistenza diretta, su ciascun paese del mondo. Le sanzioni sull'Iraq imposte dagli U.S.A. e dall'O.N.U. hanno ucciso più di mezzo milione di bambini Irakeni (proiezione effettuata nel dicembre 1994 da Thomas Ekfal, rappresentante del Fondo per Infanzia dell'ONU a Baghdad). Le leggi sulla appropriazione delle risorse dei paesi esteri del 1990 aveva anche prescritto varie forme di strangolamento economico a danno di paesi considerati nemici come Angola, Cambogia, Cuba, Iran, Iraq, Libia, Siria, Corea e Vietnam. Al contrario, paesi che nel 1990 si stavano già muovendo verso un'economia di mercato di tipo capitalistico, come la Polonia, ricevettero prestiti speciali. Nel 1990 la Yugoslavia diventa completamente dipendente dai prestiti delle Banche Occidentali. Le crescenti difficoltà economico - finanziarie destabilizzano il paese. Un anno prima, per controbilanciare i continui prestiti e crediti U.S.A. si era avviato un programma di forte austerità che aveva svalutato la moneta, congelato i salari, tagliato l'assistenza, provocato la chiusura di molte industrie di Stato, rese poco vantaggiose per gli investitori di capitale, ed un aumento della disoccupazione di circa il 20%. I risultati furono scioperi continui, un netto aumento delle tensioni politiche ed economiche e, soprattutto, il sorgere di antagonismi nazionalistici nelle varie repubbliche. L'impegno deciso degli U.S.A. nella Yugoslavia, spinge le potenze europee a non rimanere semplici spettatori della distruzione forzata di una nazione così vicina ai loro confini. La legge 101-513 aveva fatto capire alle potenze europee che la regione dei Balcani erano di nuovo al centro dei problemi internazionali. Fosse stato per loro, le potenze europee non avrebbero mai agito ; d'ora in poi, non avrebbero potuto più disinteressarsi del problema. Presentandosi come forze "neutrali" che agiscono nel nome della "pace", le potenze occidentali si sono arrogate il diritto di ridisegnare la mappa dei Balcani e di decidere del destino di quelle regioni, per costringere, in un modo o nell'altro, le piccole e barbariche nazioni dei Balcani, considerate incapaci di decidere su qualunque cosa li riguardi, a non dare sfogo all'odio etnico. La storia dei Balcani è una storia di sangue, ma non è questo il fattore principale che ha causato la guerra attuale. La causa principale risiede nella eterna lotta combattutasi fra le maggiori potenze imperialiste, per il controllo e la dominazione di questo crocevia strategico tra Europa e Medio Oriente. La storia dell'Europa moderna è una storia di continui ritracciamenti di confini e di regioni di influenza, di mercenari e di conferenze internazionali in cui decidere quale debba essere la potenza che controlla i Balcani, sempre senza mai consultare le popolazioni locali. Sebbene la competizione dei mercati si è ormai estesa a livello globale, questa piccola regione è sempre stata strategica per le grandi potenze. L'Impero Austro - Ungarico, l'Impero Ottomano, la Russia Zarista, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e l'Italia hanno tutti considerato i Balcani la loro "sfera d'influenza". La I Guerra Mondiale ha avuto inizio a Sarajevo. Ma verso la fine della II Guerra Mondiale, Tito riesce a mettere insieme le piccole nazioni dei Balcani ed a creare per la prima volta una forza di tipo unitario, facendo in modo che piccole bande di guerriglieri confluissero in un grande esercito nazionale. Questa esperienza gettò le basi della Federazione Socialista. Oggi, mentre i mezzi di comunicazione del mondo capitalista parlano incessantemente di "antichi odi etnici", quell'esperienza, che poi ha dato origine allo Stato degli Slavi del Sud, non viene nemmeno menzionata. Per 45 anni, la Federazione Yugoslava è stata capace di tenere le potenze occidentali fuori dei propri confini. E' stata capace di sviluppare una industria in un'area precedentemente povera e sottosviluppata e di elevare il tenore di vita. Il fatto che il FMI e le banche U.S.A. siano riusciti di nuovo a strangolare e a dividere non nega il valore storico di quella esperienza. Durante la Guerra Fredda, le potenze imperialistiche della NATO incoraggiano la politica dei nazionalisti Albanesi anti comunisti, che già allora avevano forti collegamenti col Kossovo. Durante gli anni '80, la centrale operativa del separatismo albanese in Kossovo si stabilisce a New York. Il suo sostenitore principale è proprio il Congresso U.S.A. Gruppi paramilitari, supportati occultamente dai paesi occidentali, iniziarono a colpire i Serbi del Kossovo e ad incitare sentimenti anti Serbi. Conseguenza di questa politica discriminatoria è stata la fuga di decine di migliaia di Serbi dal Kossovo. In risposta agli assassini di contadini Serbi perpetrati dai gruppi paramilitari kossovari, Milosevic dette inizio ad una politica di restrizione dei diritti degli Albanesi del Kossovo. Le potenze imperialistiche hanno preso questo fatto come pretesto per iniziare la loro politica favorevole ai separatisti Albanesi, a tal punto che il Congresso U.S.A. ha fondato un "Governo del Kossovo in esilio". Dopo la fine del governo comunista in Albania, gli U.S.A. e la Germania iniziano la loro politica di ingerenza negli affari interni di questo paese. L'attuale Governo Albanese dipende completamente dal Governo U.S.A. Numerose basi militari americane sono presenti in Albania ed hanno il loro quartier generale nella capitale Tirana. Secondo la French Press Agency, la CIA già da tempo lavora in Albania per "modernizzare" la polizia segreta locale ed in sostanza per dirigere le operazioni nella attuale zona di crisi. La politica estera albanese è oggi sotto lo stretto controllo di quella U.S.A., a tal punto che nel 1993 l'Albania è stato l'unico paese, oltre ai soli Paraguay ed Israele, a votare in un consiglio dell'ONU in favore dell'embargo di Washington ai danni di Cuba. L'Albania è il quartier generale dell'UCK (il sedicente Esercito di Liberazione del Kossovo), che da molto tempo gode della copertura e del supporto logistico, militare e finanziario della Germania e degli Stati Uniti. L'UCK ha sempre dichiarato che il suo vero scopo è quello di rendere il Kossovo uno stato etnicamente puro, abitato unicamente da Albanesi, destinato successivamente a far parte della "Grande Albania". Anche se in passato gli U.S.A. dicevano di non volere un Kossovo indipendente, si sono poi sempre comportati in modo tale da favorire la dissoluzione, contrastata solamente dai Serbi, della Yugoslavia, per far nascere al suo posto staterelli molto più deboli e sempre in lotta fra di loro. In questo modo, si è eliminato l'unico Stato dei Balcani in grado di opporsi allo strapotere dell'imperialismo occidentale nella zona. Ma il popolo della Yugoslavia non si è arreso, ha detto no ad ulteriori smembramenti del suo paese. La NATO è una forza di polizia U.S.A. che opera fuori dei suoi confini. L'aggressione della NATO contro la Yugoslavia fa parte del nuovo piano militare messo in campo dalla Amministrazione Clinton e sostenuto soprattutto dal Segretario di Stato Madeleine Albright. Tale piano prevede che la NATO diventi una forza di polizia globale, libera di utilizzare, per risolvere le controversie internazionali, anche politiche aggressive. L'operazione nei Balcani è soltanto la prima delle future operazioni militari della NATO nel mondo che gli U.S.A. metteranno in campo senza bisogno di un mandato esplicito delle Nazioni Unite.

 

e le chiamano bombe intelligenti!

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Ci dicono che la NATO ha dovuto attaccare "i Serbi", in quanto il governo iugoslavo ed il Presidente Slobodan Milosevic si sono rifiutati di negoziare a Rambouillet sul problema Kossovo, una regione della Yugoslavia in cui l'etnia albanese costituisce la maggioranza.

In realtà, le bombe della NATO stanno cadendo su tutti i popoli della Repubblica Federale Yugoslava. Inoltre non è mai esistita alcuna "negoziazione", in quanto il governo U.S.A. - ed in particolare il Segretario di Stato Madeleine Albright - invece di favorire dei veri "accordi di pace" ha preferito presentare al Governo Yugoslavo il seguente diktat

 

  1.  
  2. al Kossovo deve essere garantita l'autonomia
  3.  
  4. per difendere questa autonomia, la NATO deve stabilire sue truppe di terra in Yugoslavia
  5.  
  6. entro tre anni, si deve tenere un referendum sull'indipendenza del Kossovo dalla Yugoslavia (direttamente pilotato dalla NATO)

 

Il Governo Yugoslavo aveva accettato la prima condizione, ma non poteva non rifiutare le altre, costituendo esse una violazione della sovranità e dell'indipendenza del suo paese. In particolare, la Yugoslavia, così come qualunque Stato sovrano, non avrebbe mai potuto consentire ad un esercito straniero di occupare il suo territorio. Ma gli U.S.A. hanno sempre continuato a pretendere che truppe NATO istallassero le loro basi in Yugoslavia. Inoltre, hanno sempre fatto in modo da impedire alla delegazione iugoslava di incontrarsi con quella albanese, o addirittura di consultare 56 pagine delle 80 che costituivano il testo dell'accordo uscito dagli incontri di Rambouillet, in Francia, ove erano presenti 10 rappresentanti della Yugoslavia : Serbi, Albanesi, un Mussulmano Slavo, un Turco, un Rumeno ed un Egiziano. Il "piano di pace" U.S.A./NATO per il Kossovo è stato presentato alla Yugoslavia come un ultimatum, come un "prendere o lasciare", come la Albright amava dire non prima di febbraio 1999. Non vi è stata nessuna negoziazione, nessuno stato sovrano e indipendente avrebbe potuto mettere la sua firma a Rambouillet. La appendice B dell'accordo avrebbe infatti aperto la porta all'occupazione della Yugoslavia. Apparentemente, l'accordo prevedeva per il Kossovo una forma molto ampia di autonomia. Il Kossovo sarebbe rimasto una provincia della Serbia, dotata di parlamento, presidente, primo ministro, corte suprema e forze di sicurezza. Il governo del Kossovo avrebbe potuto modificare o rifiutare le leggi emanate dall'organo legislativo della repubblica federale e condurre una propria politica estera. L'esercito e la polizia federali si sarebbero dovuti ritirare, ad eccezione di una fascia ampia 3 miglia lungo i confini della provincia. Una nuova forza di polizia kossovara avrebbe preso il controllo della sicurezza interna. Una volta raggiunto l'accordo, l'UCK avrebbe dovuto consegnare le armi ed i suoi esponenti si sarebbero arruolati nelle forze di polizia. In realtà, la difesa della sicurezza e dell'ordine all'interno del nuovo Kossovo non sarebbe stato compito né dalla sua polizia, né dell'UCK e nemmeno delle forze federali Yugoslave : questa funzione sarebbe stata riservata alla NATO. Un esercito di occupazione NATO composto da 28000 unità, noto come KFOR, sarebbe stato autorizzato ad "usare la forza necessaria ad assicurare il rispetto degli accordi". Come ampiamente riportato dai principali media, il governo Yugoslavo aveva accettato la parte dell'accordo che riguardava l'autonomia, ma aveva rifiutato le altre ed in particolare quella che sanciva l'occupazione del Kossovo da parte della NATO, violazione dalla sua sovranità nazionale ed indipendenza. Molti aspetti chiave dell'accordo sono stati praticamente occultati dai media.

 

Capitolo 4a, Articolo I

"L'economia del Kossovo verrà impostata secondo i principi del libero mercato".

Nel Kossovo si trovano enormi risorse minerarie, le più ricche miniere di tutta l'Europa. Il capitale che avrebbe dovuto sfruttare queste risorse, fino ad oggi prevalentemente di proprietà dello stato, sarebbe poi stato quello proveniente dai paesi imperialisti americani ed europei.

 

Capitolo 5, Articolo V

"Il CIM sarà l'autorità suprema in merito all'interpretazione degli aspetti civili dell'accordo ; i Partiti e le persone singole si uniformeranno alle sue decisioni".

Il CIM è il Capo della Missione di Implementazione, che sarebbe stato designato dai paesi dell'Unione Europea.

Capitolo 7, Articolo XV

"Il comandante del KFOR [NATO] è l'autorità suprema in merito all'interpretazione di questo Capitolo ed alle sue decisioni si dovranno uniformare sia i Partiti che le persone".

"questo capitolo" si riferisce alle decisioni da prendere in campo militare. Il comandante NATO sarebbe sicuramente venuto dagli U.S.A. Messi insieme, i comandanti del CIM e della NATO avrebbero avuto nelle loro mani un potere totale e dittatoriale, il diritto di capovolgere elezioni, mettere a silenzio organizzazioni e mezzi di comunicazioni e scavalcare ogni decisione presa dai Kossovari, dai Serbi o dal Governo federale sui fatti riguardanti il Kossovo. Dopo tre anni dall'accordo, lo "stato finale" del Kossovo sarebbe stato determinato mediante un processo assai poco chiaro (Capitolo 8, Articolo I, Sezione 3) che avrebbe prima o poi portato alla fine della sovranità della Yugoslavia sulla regione ed avrebbe a tutti gli effetti trasformato il Kossovo in una colonia degli Stati Uniti, la potenza dominante all'interno della NATO. Ma sarebbe andato ancora oltre, avrebbe alla fine portato alla sottomissione di tutta la Yugoslavia.

 

APPENDICE B : "Stato della Forza Militare Multi - Nazionale di Implementazione"

Questa appendice prevede dei provvedimenti di forte ingerenza negli affari interni della Yugoslavia.

 

Sezione 6a.

"La NATO sarà immune da qualunque processo legale, sia civile, amministrativo, che penale".

 

Sezione 6b.

"Il personale NATO, in tutte le circostanze ed in qualsiasi momento, sarà libero da obblighi nei confronti dei Partiti, nella giurisdizione su reati civili, amministrativi, penali o disciplinari, da esso commessi nella Repubblica Federale Yugoslava".

 

Sezione 7.

"Il personale NATO sarà immune da qualsiasi forma di arresto, investigazione o detenzione da parte delle autorità della Repubblica Federale Yugoslava".

Le Sezioni 6 e 7 affermano il vecchio concetto coloniale della "extraterritorialità", secondo cui i colonizzatori non possono essere processati dalle corti del paese colonizzato, anche se commettono - come spesso hanno fatto - omicidi, stupri o mutilazioni.

 

Sezione 8.

"Il personale NATO, i loro veicoli terrestri, navali, aerei ed altro, avranno libertà di movimento in tutto il territorio della Repubblica Federale Yugoslava, inclusi gli spazi aerei e le acque territoriali. Tra l'altro, avrà diritto di bivacco, di manovra, o di alloggio ovunque e potrà utilizzare qualsiasi area o risorsa che si renda necessaria al supporto, all'addestramento ed alle operazioni".

 

Sezione 11.

La NATO deve poter usare liberamente aeroporti, strade, ferrovie e porti senza dover pagare per il loro uso emolumenti, tasse, o pedaggi".

 

Sezione 15.

"I governi Yugoslavo e Kossovaro garantiranno, sotto semplice richiesta, tutti i servizi di telecomunicazione, inclusi quelli di tipo broadcast, necessari alle Operazioni della NATO. Quando necessario, si potrà avere il diritto ad usare l'intero spettro elettromagnetico, senza costo"

 

Sezione 15.

"La NATO può, nella conduzione delle Operazioni, avere bisogno di apportare miglioramenti o modifiche ad alcune infrastrutture della Repubblica Federale Yugoslava, come strade, ponti, tunnel, palazzi e sistemi di utilità generale".

 

Lo stazionamento di 28000 unità NATO in Kossovo costituiva, già da solo, una grossa violazione della sovranità della Yugoslavia. Come se non bastasse, l'accordo di Rambouillet richiedeva che la Yugoslavia consentisse alla NATO accesso senza restrizioni a tutte le parti del suo territorio, con tutti i costi a carico del paese ospitante! L'accordo viola la sovranità della Yugoslavia in modo talmente provocatorio, da non poter essere considerato un fatto casuale. Chiaramente, il Presidente Bill Clinton, il Segretario di Stato Madeleine Albright e gli altri ufficiali U.S.A. non hanno mai inteso fare in modo che la leadership Yugoslava potesse firmare questo documento. Si trattava solo di un modo per far scoppiare la guerra, di scaricare la responsabilità del fallimento del tentativo di pace interamente sugli Yugoslavi e di giustificare i massicci e devastanti bombardamenti che sarebbero seguiti. L'accordo di Rambouillet era una dichiarazione di guerra fatta passare per trattato di pace.

 

senza parole!

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Ci dicono che nel conflitto la Yugoslavia è lo stato aggressore.

In realtà, nessun soldato, nessun aereo e nessuna nave iugoslavi hanno attaccato un altro paese. Il conflitto in Kossovo è un affare interno alla Yugoslavia, paese dallo sviluppo non grandioso di 11 milioni di persone, che viene attaccato da 19 paesi, comprese le potenze militari più grandi del mondo, con una popolazione complessiva di mezzo miliardo di persone. Milosevic è stato demonizzato allo stesso modo con cui lo fu Saddam Hussein durante la guerra contro l'Iraq e tutto per giustificare surrettiziamente una aggressione vigliacca e disumana. I veri criminali di guerra sono coloro i quali per scopi imperialistici hanno organizzato ed eseguito il genocidio del popolo Yugoslavo. Forse pochi sanno che un gruppo di avvocati di vari paesi, guidato dai professori della Facoltà di Legge dell'Università di York a Toronto, hanno presentato denuncia formale al Tribunale Internazionale contro i Crimini di Guerra per la ex Yugoslavia, contro tutti i leader dei paesi NATO e contro ufficiali NATO (Bill Clinton, Madeleine Albright, Javier Solana, Jamie Shea, Jean Chretien, Art Eggleton ed altri fra capi di stato e di governo, ministri degli esteri, della difesa ed ufficiali) per crimini di guerra commessi durante la compagna di bombardamenti che per due mesi ed oltre ha martoriato la Yugoslavia : "omicidio volontario, gravi sofferenze ai danni delle persone, distruzione della proprietà, non giustificata da esigenze militari, illegale ed inutile, impiego di armi inquinanti, causa di sofferenze, distruzioni premeditate di città, paesi o villaggi, devastazioni non giustificate da esigenze militari, attacchi e bombardamenti di obiettivi indifesi, distruzione o danneggiamento voluto di istituzioni religiose, per la carità, per l'educazione, artistiche o scientifiche, di monumenti storici e di opere d'arte" ; "aperte violazioni della Carta delle Nazioni Unite, del trattato NATO, delle Convenzioni di Ginevra, delle Leggi Internazionali e dei principi che definiscono un crimine di guerra "la pianificazione, la preparazione e l'avvio di una guerra di aggressione o in violazione dei trattati e degli accordi internazionali". Le accuse sono aggravate dal fatto che i leader della NATO "hanno ammesso pubblicamente di aver voluto queste azioni e di averle ordinate, pienamente consapevoli della loro natura e delle loro conseguenze" e che "quegli attacchi su obiettivi civili sono un tentativo deliberato di terrorizzare la popolazione, per costringerla a rivoltarsi contro il suo capo". Il Presidente del Tribunale, Giudice Gabrielle Kirk McDonald, aveva richiesto che "tutti gli Stati ed organizzazioni in possesso di informazioni su eventuali crimini di guerra commessi all'interno della sua giurisdizione le fornissero immediatamente al Pubblico Ministero". L'Alto Commissario per i Diritti Umani dell'ONU, Mary Robinson, ha sempre affermato che "un grande numero di civili è stato incontestabilmente ucciso, installazioni civili sono state colpite facendole passare come strutture militari e la NATO è il solo giudice che decide quello che si può o non si può bombardare ...". Un Pubblico Ministero, quando riceve da qualunque fonte, in particolare da Governi, da organi dell'ONU, da organizzazioni intergovernative o governative, informazioni su un crimine, è obbligato ad iniziare le indagini ed a valutare le informazioni ricevute e decidere se esistono sufficienti motivazioni per procedere. Nel caso di accertamento del crimine, il Pubblico Ministero è obbligato a preparare un atto d'accusa contro l'imputato, in cui descrive in modo preciso i fatti ed il crimine di cui esso è accusato, ed a trasmetterlo ad un Giudice, per dare inizio ad un Processo. Nel caso dell'aggressione criminale alla Yugoslavia nulla di tutto questo è stato messo in atto. Nessuno dei responsabili dei crimini contro le leggi umanitarie internazionali commessi dalla NATO è stato messo in stato d'accusa e nessuna indagine è stata avviata.

 

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Ci dicono che Clinton, la Albright ed il Pentagono sono stati costretti alla guerra dai rapporti informativi loro forniti sulla "pulizia etnica" e sulle tragedie umane.

In realtà, come abbiamo visto, gli U.S.A. e le altre potenze della NATO, avendo armato e sostenuto movimenti secessionisti, sono gli unici responsabili dello smembramento della Yugoslavia, iniziato nel 1991-92. È stato il Fondo Monetario Internazionale, negli anni '80, a chiedere la fine degli "speciali privilegi" del Kossovo. Dalla fine della II Guerra Mondiale, le nazioni all'interno della Yugoslavia sono riuscite a vivere insieme in pace. Nella guerra civile che ha seguito la dissoluzione della Yugoslavia, si sono avuti spargimenti di sangue e violazioni dei diritti umani da parte di tutte le fazioni impegnate nello scontro. Anzi, la più grande "pulizia etnica" fu la rimozione forzata nel 1995 di 600000 Serbi dalla regione della Krajina, nella Repubblica di Croazia, operata da quelle stesse truppe croate che erano state addestrate ed armate dagli U.S.A. Più di 50000 di questi Serbi furono risistemati in Kossovo e sono oggi tra quelle centinaia di migliaia di profughi che sono fuggiti dai bombardamenti della NATO e dal conflitto in Kossovo. Gli U.S.A. non hanno il diritto di scandalizzarsi di fronte a vere o presunte "pulizie etniche", avendo essi stessi commesso quel crimine contro l'umanità che ha causato l'annientamento della antica civiltà degli Indiani d'America (i Nativi). La politica U.S.A. ha sempre sostenuto, con armi e dollari, la eliminazione del popolo Kurdo in Turchia, dei Palestinesi e delle popolazioni indigene del Guatemala.

 

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Ci dicono che gli U.S.A. e la NATO vogliono proteggere i diritti dell'etnia predominante dei Mussulmani Albanesi in Kossovo.

In realtà, mentre la diplomazia U.S.A. dice di voler difendere le popolazioni Mussulmane di Yugoslavia, la sua politica delle sanzioni e della guerra uccide 300 irakeni, in maggioranza mussulmani e per metà bambini sotto i cinque anni, ogni giorno. Il Pentagono ed i politici, servi di lobby economiche e finanziarie e di multinazionali di ogni genere, non hanno alcun interesse nelle vicende, più o meno disgraziate, dei popoli Albanese, Serbo, Kurdo, Irakeno o dei poveri e dei lavoratori dei loro paesi. Questa guerra sta uccidendo le popolazioni di tutte le nazioni della Yugoslavia ed ha avvelenato la loro terra mediante armi micidiali. Le bombe ed i missili della NATO sono cadute su Belgrado, Pristina, Novi Sad ed altre città e paesi della Yugoslavia, colpendo allo stesso modo Serbi, Albanesi, Ungheresi, Rumeni e Montenegrini. In nome della "pace", la NATO ha distrutto ospedali, case, scuole, università, ponti, impianti industriali ed altre risorse essenziali per la vita del paese. Nel nome della "protezione dei diritti umani", la guerra aerea ha provocato la crisi dei profughi e la dispersione di centinaia di migliaia di persone. Questa guerra costerà molti miliardi di dollari, che saranno sottratti ai fondi di finanziamento dello Stato Sociale, sotto tutte le sue forme. I soli che avranno vantaggi da questa guerra saranno le industrie militari, le multinazionali del petrolio ed i mercati finanziari. Il vero obiettivo della NATO era quello di spezzettare ulteriormente la Yugoslavia e di sottomettere i suoi popoli. I Balcani rappresentano una zona strategica, fondamentale come collegamento fra l'Europa Occidentale e le due regioni del Medio Oriente ed del Mar Caspio, assai ricche di petrolio. Gli U.S.A., in soli cinque anni, sono riusciti ad imporre la loro dominazione militare sulle ex repubbliche iugoslave di Croazia, Bosnia e Macedonia, sull'Ungheria e sull'Albania. La attuale Repubblica Federale di Yugoslavia era l'ultimo ostacolo da colpire ed abbattere. Ma come hanno potuto gli Yugoslavi resistere nell'inferno dentro cui le forze NATO li hanno cacciati ? Pochi popoli avrebbero avuto il loro coraggio di sfidare l'Occidente aggressore. Il Pentagono è confuso. La minaccia della guerra sarebbe dovuta servire a costringere il Governo Yugoslavo a firmare gli accordi di Rambouillet, ossia una resa senza condizioni, senza nemmeno combattere. I generali NATO pensavano che una piccola nazione non avrebbe mai potuto resistere alla loro invincibile ed onnipotente macchina da guerra. Ma più di 70 giorni di bombardamento non hanno distrutto la determinazione del popolo Yugoslavo. Nonostante la desolante distruzione che lo circonda, il popolo non si nasconde. I genitori, non solo facevano di tutto per garantire un minimo di sicurezza per i propri figli, ma anche per fare in modo che essi fossero traumatizzati il meno possibile da quanto succedeva, evitando ad esempio di portarli nei rifugi se non erano previsti bombardamenti molto pesanti. Tuttavia, si viveva sempre il più vicino possibile ai rifugi antiaerei, sempre in funzione ed in perfetta efficienza. Anche i bambini conoscevano a memoria tutte le procedure da seguire in caso di attacco aereo. Kit di emergenza erano sempre a portata di mano. Anche quando le sirene suonavano, si cercava il più possibile di mantenere la calma. Reparti di emergenza erano sempre pronti ad intervenire. Ogni giorno si tenevano quando possibile concerti al centro di Belgrado per aiutare i giovani a non scoraggiarsi. Si formavano gruppi spontanei di persone che organizzavano sit-in sui ponti e nelle industrie che erano minacciati di essere colpiti dalle bombe NATO. Chiaramente, mantenere alto il proprio spirito dopo due mesi distruzione è molto difficile. Ma il popolo non ha ceduto, in quanto sapeva come organizzare una resistenza che potesse contrastare forze di occupazione anche molto più forti. L'esperienza della II Guerra Mondiale ha formato il modo di pianificare la difesa del territorio da parte dei militari e dei civili. E' stata messa su una organizzazione formidabile, capace di tenere sotto controllo gli enormi problemi causati dai bombardamenti NATO. Scienziati, ingegneri e tecnici sono spesso riusciti a trovare alternative a basso contenuto tecnologico, con cui risolvere molti dei problemi più immediati. Ad esempio, quando tutti e tre i ponti di Novi Sad sono stati bombardati, si è affrontato il problema impiegando larghe piattaforme galleggianti motorizzate che, partendo ogni tre minuti, consentivano a centinaia di persone alla volta di attraversare il fiume Danubio. La NATO ha colpito la Yugoslavia anche con le bombe alla grafite, che, esplodendo, producono fittissime nuvole di grafite capaci di cortocircuitare tutte le apparecchiature elettroniche. Ma gli scienziati ed i tecnici Yugoslavi potevano riportare l'elettricità in poco più di due ore, utilizzando una sostanza chimica poco costosa che, una volta spruzzata sui circuiti colpiti, dissolve immediatamente la grafite. Il 40% di Belgrado ha rifornimento d'acqua molto sporadici. In ogni palazzo, sono state istallate lunghe file di contenitori plastici pieni d'acqua. Se le pompe non funzionavano per mancanza di energia elettrica, come spesso accadeva, immediatamente partivano generatori di energia alternativi per continuare a fornire acqua potabile. Molti strumenti, risorse di base e pezzi di ricambio sono stati nascosti in luoghi sicuri. Molte delle risorse fondamentali del paese sono state disperse e nascoste su tutto il territorio. Molti dei primi bombardamenti del Pentagono hanno colpito i palazzi governativi, ma hanno distrutto solo delle mura vuote, in quanto tutti ministeri ed i servizi gestionali vitali erano stati evacuati dai loro uffici settimane prima. E' stato bombardato anche il consolato della Grecia. Come nel caso della Cina, ciò a provocato nei Greci un dirompente sentimento anti NATO e pro Yugoslavia. I pianificatori del Pentagono, indispettiti dalla partecipazione popolare a questo impegno di resistenza all'aggressione, hanno concentrato i loro bombardamenti su obiettivi civili, anche e soprattutto per terrorizzare e punire la popolazione. Già prima dell'inizio della guerra, la popolazione riusciva a sopravvivere sotto le strangolanti sanzioni internazionali imposte dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU ed in presenza di un intransigente blocco degli investimenti, dei crediti, e degli scambi commerciali. Lo smembramento della Federazione Yugoslava e la guerra in Bosnia hanno provocato l'esodo, verso la Serbia ed il Montenegro, di più di un milione di profughi di tutte le nazionalità. I filmati e le fotografie che riportano immani distruzioni dimostrano chiaramente che i bombardamenti NATO contro obiettivi civili non sono errori accidentali, ma vengono pianificati per distruggere le fondamenta di una moderna società industrializzata, le infrastrutture civili come ponti, autostrade, rifornimenti idrici, centrali elettriche, etc. La maggior parte degli impianti industriali è stata bombardata. I generali NATO ammettono di aver preso come obiettivo industrie di automobili, impianti chimici, industrie di elettronica, raffinerie di petrolio, scorte di carburante e di derrate alimentari, scuole, ospedali, impianti di riscaldamento, reti di comunicazione, impianti di fertilizzanti, per annientare l'agricoltura di un paese prevalentemente agricolo, stazioni radio e televisive, luoghi di importanza culturale e religiosa, stazioni di bus e dei treni. Lo scopo è quello di bloccare la crescita del paese e di distruggere la capacità futura della Yugoslavia di provvedere alla sua popolazione. I missili che "casualmente" cadono su quartieri residenziali densamente popolati, hanno chiaramente intenti terroristici. Nis, città della Serbia del Sud, appena a nord della provincia del Kossovo, e con più di 250000 abitanti, è stata una delle città più bombardate. Il 7 maggio, a mezzo giorno, è stato colpito il mercato centrale di Nis. Undici persone sono state uccise e molte sono rimaste ferite. Un ospedale, con una croce rossa chiaramente visibile sul tetto, è stato colpito dalle bombe a grappolo, una delle armi anti uomo bandite da tutte le convenzioni internazionali. Molte di queste non esplodono e diventano quindi delle mine inesplose. Incapace di battere la resistenza popolare mediante i bombardamenti assassini, la NATO prima o poi arriverà alla invasione della intera Yugoslavia, senza limitarsi al solo Kossovo. Ma tutto ciò avrà successo ? La Yugoslavia ha modellato la sua struttura militare sulla forma della guerra di resistenza. L'esercito regolare è infatti capace, nel caso in cui il suo equipaggiamento più pesante venga distrutto, di dissolversi in un n° enorme di piccole forze di guerriglia. I territori montagnosi e ricoperti di fitte foreste che caratterizzano la maggior parte della Yugoslavia sono particolarmente adatti a questa forma di lotta. La Yugoslavia, ovviamente, non possiede i mezzi industriali e militari sufficienti a contrastare le forze NATO, non possiede armi ad alta tecnologia tali da poter impaurire il Pentagono. La resistenza a oltranza è possibile solo se ci si può basare sulla mobilitazione dell'intero popolo contro l'invasore. Il 18 maggio, alle 23:30, due forti esplosioni hanno distrutto l'ultima riserva di carburante della Yugopetroll di Belgrado ; un altro crimine delle forze NATO, un altro episodio di questa guerra di aggressione contro il popolo della Yugoslavia. Gli ospedali hanno dovuto curare feriti in modo orrendo, che nella maggior parte hanno dovuto subire l'amputazione degli arti straziati dalle bombe. Non sono rari i casi in cui le bombe cadono su colonne di profughi di qualsiasi etnia che cercano di raggiungere i centri di soccorso. I bombardieri NATO adottavano sempre la stessa strategia : lanciavano sempre un secondo missile, alcuni minuti dopo il primo, per colpire anche i soccorsi che arrivavano sul posto. Anche qui si vede la grandezza del popolo Yugoslavo : gli uomini destinati al soccorso, pur essendo a conoscenza di questa usanza bestiale, raggiungevano lo stesso il luogo del disastro. Prima dei bombardamenti NATO, l'opposizione politica in Yugoslavia era molto forte. Con i suoi 80 giorni di bombardamenti, la NATO non solo non è riuscita a rompere la resistenza del popolo Yugoslavo, ma ha ottenuto come risultato quello di cementare la solidarietà tra il popolo ed il suo Capo, non accettando entrambi l'occupazione straniera, come chiesto a Rambouillet. I tre ponti di Novi Sad, in Vojvodina, che una volta attraversavano il "bel Danubio blu", non esistono più. Sono stati bombardati ed ora bloccano il fiume più grande d'Europa, impedendo il passaggio delle navi provenienti dalla Germania, dall'Austria, dalla Bulgaria e dalla Romania. 35 grandi ponti della Yugoslavia sono stati distrutti o danneggiati. Il più grande ed avanzato istituto di medicina cardiovascolare dei Balcani può essere ora raggiunto solo mediante una piccola imbarcazione a vapore. L'ospedale neonatale di Belgrado si pensava potesse essere risparmiato, in quanto ospita neonati prematuri o molto malati provenienti da tutta la Yugoslavia. Questi bambini, per sopravvivere, hanno bisogno di incubatrici o di macchine per la ventilazione polmonare automatica. Se l'elettricità viene tagliata anche solo per pochi minuti, molte vite potrebbero andare perdute. Per fortuna i generatori di emergenza riescono ancora a lavorare. Tanto per capire con quale realtà sociale avevano a che fare i cittadini Yugoslavi prima della guerra, basta citare che la sanità e l'istruzione erano completamente gratis. Durante la guerra, le sale di emergenza dell'ospedale hanno quadruplicato i letti ed il materiale medico. I medici, in quel poco che rimane dei loro ospedali, devono fare miracoli per salvare le vite delle migliaia di feriti gravi che giungono dalle città pesantemente bombardate della Serbia e del Kossovo. I cantieri edili, che prima della guerra erano attivissimi, soprattutto nella costruzione di alloggi per i profughi provenienti dalla Krajina, dalla Bosnia ed ora dal Kossovo, hanno dovuto interrompere i loro lavori. Quasi un milione di posti di lavoro sono andati perduti e, nonostante tutto, il governo ha continuato a pagare i salari, per evitare che la gente morisse di fame. Sono le forze NATO che hanno creato la crisi umanitaria, che hanno ucciso il popolo Yugoslavo ed in particolare Serbi e Kossovari. Con l'aumentare dei bombardamenti, gli Yugoslavi hanno intensificato la loro unità ed il loro coraggio contro le aggressioni ai danni della loro patria, ben sapendo che non avevano altra scelta che combattere. Volevano la fine di questa guerra, ma non avevano paura. Anche i Rom, che costituiscono una parte consistente dei Kossovari, si sentono Serbi e non si tireranno indietro se sarà necessario combattere. Il sentimento anti americano, ovviamente, è arrivato alle stelle. Ma il popolo Yugoslavo non odia il popolo americano, sa solo che forze imperialistiche, braccio armato del capitalismo finanziario e delle multinazionali, hanno scatenato contro di loro l'inferno, per soddisfare la loro sete di profitto e di potere. Il popolo Yugoslavo sta da solo difendendo se stesso e sta combattendo per i diritti e la libertà di tutti i popoli del mondo. Essi stanno difendendo la loro indipendenza ed il loro diritto a preservare la loro cultura, la loro storia, il loro onore.

 

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Ci dicono che l'informazione nei paesi NATO è obiettiva ed imparziale e per questo l'unica a fornire la reale versione dei fatti.

In realtà, i mass - media occidentali, controllati dal grande capitale finanziario ed industriale e strumenti di propaganda nelle mani del Pentagono, ci forniscono solo delle false verità. Basti pensare che la General Electric, uno dei maggiori fornitori americani di motori per gli aerei della NATO, è proprietaria della NBC, il più importante network televisivo U.S.A. Per motivi esclusivamente politici, le uniche sofferenze ad essere mostrate sono quelle dei profughi Albanesi, mentre le altre vittime iugoslave delle bombe NATO vengono totalmente ignorate. I giornali di quasi tutti i paesi della NATO, la CNN e i più grossi network televisivi forniscono versioni sempre molto ambigue degli eventi che stanno accadendo in Yugoslavia. Le menzogne sono all'ordine del giorno e spesso vengono clamorosamente sconfessate il giorno dopo, come è accaduto quando il leader politico moderato del Kossovo albanese, Ibrahim Rugova, mentre la NATO lo dava ufficialmente per morto, vittima della polizia iugoslava, poteva parlare direttamente da casa sua il 32 di Marzo, di fronte ai giornalisti, per smentire di persona le notizie che giravano in occidente circa il suo assassinio e l'incendio della sua casa da parte dei miliziani serbi. L'esempio più significativo è il "massacro di Racak", preso a pretesto per scatenare l'aggressione. Il giorno venerdì 15 gennaio 1999, all'alba, forze di polizia serba accerchiano ed attaccano il villaggio di Racak, noto bastione dell'UCK, per arrestare i membri del gruppo di terroristi che il sabato precedente avevano ucciso un poliziotto. Alle 8:30, la polizia invita, per filmare le operazioni, sia giornalisti televisivi che rappresentanti dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e per la Cooperazione in Europa). Alle 10:30, la polizia serba annuncia di avere circondato il villaggio di Racak. Alle 15:00, arriva al quartier generale della stampa internazionale a Pristina un comunicato della polizia che annuncia l'uccisione, durante un combattimento, di 15 terroristi dell'UCK. Alle 15:30, le forze di polizia, seguite da giornalisti della Associated Press TV, lasciano il villaggio, sotto il fuoco residuo dei guerriglieri UCK rimasti, portando con sé le armi sottratte ai terroristi. Alle 16:40, un giornalista francese incontra nel villaggio osservatori dell'OSCE che stavano interrogando tre civili albanesi per avere notizie su eventuali vittime fra la popolazione. Alle 18:00, il giornalista vede gli osservatori che portando via due vecchi e due donne feriti in modo lieve. Non sembravano eccessivamente preoccupati e non riferirono nulla di particolarmente grave al giornalista. I corpi di albanesi civili allineati in una fossa comune, quasi tutti uomini, che tanto hanno scioccato l'opinione pubblica mondiale, non vengono scoperti che alle 9:00 del mattino seguente, da giornalisti ed osservatori OSCE accompagnati da esponenti dell'UCK verso i supposti luoghi del massacro. Alle 12:00, il capo della missione degli osservatori europei, l'ambasciatore americano William Walker, arriva sul luogo e, senza sentire il bisogno di raccogliere prove, esprime subito tutta la sua indignazione circa le presunte responsabilità "delle forze di polizia e dell'esercito iugoslavo" nella uccisione a sangue freddo di circa quaranta contadini albanesi del piccolo villaggio di Racak. E' ovviamente sospetta la fretta eccessiva dimostrata dall'americano nell'accusare pubblicamente le forze serbe. Del resto, Walker non è un personaggio indipendente e neutrale, in quanto rappresenta il Governo U.S.A. Le sue prodezze in questi sporchi affari sono note. Fu colui che diresse la sporca guerra contro El Salvador e Nicaragua negli anni '80, mentendo su qualunque aspetto di questa operazione. In El Salvador collaborò con gli squadroni della morte, addestrati dagli americani. In Nicaragua, organizzò le cosiddette operazioni umanitarie utilizzate come copertura per rovesciare il Governo legittimo locale. Walker dice di aver visitato il luogo del massacro di Racak e di essersi informato dei fatti. Ma in pratica, ha prima costruito la sentenza e poi ha cercato prove che ad essa potessero adattarsi. Non a caso, questo atteggiamento ha tra l'altro provocato profondi attriti fra Walker e gli altri membri dell'OSCE. La risposta del Governo Yugoslavo fu l'espulsione di Walker. Al capo della missione dei verificatori in Kossovo fu dato un massimo di 48 ore per lasciare la Yugoslavia. I media U.S.A. dissero che in questo modo Milosevic intendeva occultare le prove di quanto era realmente accaduto. E' accaduto l'esatto contrario. E' stato Walker a parlare prima che i fatti potessero essere verificati, facendosi garante di quella versione che è poi diventata quella ufficiale, vigliaccamente condivisa anche dagli Albanesi : a mezzo giorno, la polizia entra nel villaggio, bombardato per tutta la mattina dai carri armati della Yugoslavia, irrompe nelle case, ordina alle donne di non uscire e conduce gli uomini ai confini del villaggio per torturarli ed ucciderli con una pallottola nella nuca. Lascia poi il villaggio intorno alle 15:30. Ma le immagini filmate dai giornalisti della Associated Press TV durante l'attacco al villaggio, che Le Monde e Le Figaro hanno mostrato sulle loro pagine, contraddicono la versione albanese. Quotidiani e televisioni francesi hanno riportato le prove, ignorate dai media U.S.A., che il "massacro di Racak", tanto sbandierato dal capo della missione dei "verificatori" OSCE, non è altro che una messa in scena. I giornalisti hanno affermato che quando alle 10:00 entrano nel villaggio, scortati dalla polizia, trovano un villaggio quasi deserto. La maggior parte dei combattimenti avviene nelle foreste circostanti, avendo i precedenti bombardamenti fatto fuggire dal villaggio tutti i terroristi dell'UCK, che nella loro fuga cadono nella trappola della polizia serba, che nel frattempo aveva circondato la zona. Dopo il ritiro delle truppe serbe, i pochi miliziani dell'UCK rimasti rientrano nel villaggio e vi rimangono per tutta la notte. E' bene ricordare che gli abitanti di Racak erano quasi tutti fuggiti durante gli scontri tra Serbi e UCK della estate del 1998. Con poche eccezioni, essi non sono tornati indietro. L'operazione dei Serbi non era un segreto, in quanto la TV era stata invitata ad assistere a quanto stava accadendo. Da una collina introno al villaggio, e poi da un'auto a seguito della polizia serba, i giornalisti hanno potuto filmare tutto. Anche l'OSCE sapeva ed almeno due sue squadre hanno potuto assistere ai combattimenti. Dopo la partenza della polizia, hanno potuto intervistare alcuni Albanesi su quanto accaduto, ma non hanno avuto raccogliere notizia alcuna su eventuali massacri di civili. Le domande senza risposta sono molte. Come poteva la polizia serba raccogliere un certo n° di uomini, portarli con calma verso il luogo della esecuzione, mentre contemporaneamente era sotto il fuoco dell'UCK ? Come poteva la notizia dell'esistenza di una fossa comune alla periferia di Racak non essere nota a quei pochi rimasti nel paese prima che giungesse la notte, od agli osservatori che sono rimasti per più di due ore in quel piccolo paese ? Perché solo poche cartucce intorno ai corpi, così poco sangue intorno ad una zona dove si supponeva che 23 persone erano state uccise a bruciapelo con un colpo alla nuca ? E' molto probabile che quelli fossero i corpi dei guerriglieri UCK uccisi in combattimento dai Serbi e poi raccolti dall'UCK nella fossa comune per mettere in piedi una scena di orrore da dare in pasto all'opinione pubblica e per tentare di trasformare una sconfitta militare in una vittoria politica. Il Governo di Belgrado reagisce in quel modo, perché era ormai chiari a tutti che la "comunità internazionale", pilotata dagli U.S.A., aveva come unico scopo quello di demonizzare gli Yugoslavi, per giustificare l'inizio dei bombardamenti NATO.

 

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Ci dicono che gli U.S.A. volevano difendere i diritti dei popoli del Kossovo, conculcati dalla politica di Belgrado.

In realtà, in Yugoslavia le minoranze hanno molti più diritti di quanto ci fa sapere la propaganda occidentale. Gli Albanesi del Kossovo avevano loro scuole ed università private, in cui le lezioni venivano tenute in lingua albanese. Le cure mediche erano gratuite per tutti i cittadini della Yugoslavia. I separatisti albanesi hanno invece sempre boicottato il sistema scolastico ed il sistema sanitario gestiti dal governo. Rifiutare il diritto ad usare quanto esiste è ben diverso dal vedersi negare tale diritto. Anche le informazioni fornite sulla costituzione etnica delle popolazioni del Kossovo sono fuorvianti. Dire che il 90% della popolazione è albanese non è realistico, in quanto questa cifra comprende anche i Rumeni, i Turchi, gli Egiziani, i Serbi mussulmani ed altri. Anche le differenze di religione vengono esaltate a dismisura. Mentre molti Albanesi sono mussulmani, anche il 10% dei Serbi è di religione mussulmana. Inoltre, il 25% delle popolazioni albanesi fa riferimento alla Chiesa Cattolica Romana, come Madre Teresa, che era un'albanese del Kossovo.

 

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Ci dicono che l'UCK può essere considerato l'esercito di liberazione del Kossovo.

In realtà, il sedicente Esercito di Liberazione del Kossovo è una organizzazione terroristica molto simile ai Contras, creati dalla CIA ed utilizzati in Nicaragua come supporto militare per rovesciare il governo legittimo locale. Come possiamo considerare "guerra di liberazione" quella dell'UCK, che, per avere successo, chiede ad altri di bombardare il proprio popolo e ad un esercito straniero di occupare la propria terra ? La NATO ha sfruttato l'UCK per occupare e poi smembrare la Yugoslavia. Fino a poco più di un anno fa, L'UCK quasi non esisteva. Da un giorno all'altro, ha visto comparire nelle sue mani le armi tecnologicamente più avanzate. Esistono prove dei reali rapporti che intercorrono fra l'UCK ed il governo U.S.A. Le forze che hanno generato e sostenuto questo gruppo di terroristi sono sostanzialmente rimaste occulte, ma molti sono i rapporti che lasciano intendere la loro natura. Una notizia del 15 luglio 1998, riportò che i veterani U.S.A. della Guerra nel Vietnam stavano addestrando in Albania i mercenari dell'UCK. Quasi tutti i giornali europei hanno denunciato i noti legami fra l'UCK ed i commercianti di droga in Europa. Solo i media U.S.A. hanno ignorato questa storia. I media europei, però, tacciono totalmente sul coinvolgimento della CIA nel commercio della droga venduta in tutto l'Occidente per raccogliere i fondi con cui finanziare le operazioni segrete da essa organizzate (da quelle in Sud Est Asiatico, durante la Guerra nel Golfo, al finanziamento dei Contras nella guerra contro il Nicaragua). Alcuni rapporti recenti descrivono i legami esistenti fra diverse agenzie, militari e di spionaggio, e l'UCK. Il 19 aprile, un membro del Parlamento Canadese, David Price, ha confidato ai giornalisti che 50 soldati Canadesi stavano lavorando con l'UCK in Kossovo. Il Jane's Defense Weekly del 20 aprile confermava "il coinvolgimento di forze speciali", composte da unità di combattimento britanniche, americane e francesi, operanti occultamente in Kossovo. Il London Sunday Telegraph del 18 aprile riportava che le SAS, unità delle forze speciali Britanniche, stavano allestendo due campi di addestramento vicino Tirana, per preparare le truppe UCK da infiltrare nel Kossovo, equipaggiate di telefoni satellitari e cellulari, utilizzati per guidare le missioni dei bombardieri NATO. Lo stesso articolo riportava che l'UCK era in contatto anche con il Military Professional Resources, Inc. (MPRI), un fornitore semi ufficiale, gestito da ufficiali militari U.S.A. in pensione, di mercenari professionali da inviare nelle zone di guerra, su richiesta del Pentagono e spesso senza la richiesta esplicita del Congresso. Lo MPRI fu incaricato dal Pentagono di organizzare ed addestrare quell'Esercito Croato che ha scatenato le campagne militari più brutali e sanguinarie dei Balcani, in particolare quella dell'agosto 1995 contro i contadini Serbi di quella regione della Croazia nota come Krajina ("Operazione Tempesta"), un massiccio bombardamento che provocò la deportazione di centinaia di migliaia di Serbi da quella regione, costretti a lasciare la loro casa per sempre. Il ruolo giocato dallo MPRI e dal Pentagono fu reso noto solo da un articolo apparso sulla rivista Nation, del 28 luglio 1997. Nel 1995, i media negarono tutto. Il New York Times del 21 marzo di quest'anno ha rivelato l'esistenza di una relazione, compilata dal Tribunale Internazionale contro i Crimini di Guerra ed immediatamente occultata, che definisce questo attacco probabilmente l'evento più brutale nei Balcani, negli ultimi dieci anni. Il Governo Croato ha recentemente confermato che alcuni suoi generali hanno colaborato con l'UCK. L'8 aprile di quest'anno, il portavoce del Partito Social Democratico Tedesco (PDS), Jurgen Reents, ha confermato l'esistenza di informazioni scottanti, riportate da "qualcuno molto in alto ed in confidenza con gli uffici del Governo Germanico", fornitegli da un prete Cattolico, il quale, pur mantenendo segreta l'identità di quel "qualcuno", ha potuto verificare di persona l'autenticità di quanto veniva rivelato. Tali informazioni provavano che alti ufficiali NATO, Americani, Britannici e Tedeschi, hanno "totalmente mentito circa i fatti che riguardano l'intera Guerra nei Balcani" e che non esiste alcuna foto che possa provare le uccisioni di massa o le espulsioni di persone dal Kossovo, sotto la spinta e la minaccia crudele delle unità militari Serbe. Tali foto non esistono semplicemente perché il fatto non è accaduto. La NATO ha disperatamente tentato di creare tali foto, ma non vi è riuscita. Da quelle informazioni risulta infatti che la NATO aveva offerto 200000 dollari americani a chiunque, fra i rifugiati nei campi di Albania e Macedonia, avesse fornito filmati o foto - incluse quelle truccate - in cui risultassero visibili scene truculente oggettivamente addebitabili ai Serbi. A tutt'oggi, non è comparsa nemmeno una foto. Sempre da quelle informazioni, risulta che il Governo Tedesco era a conoscenza del fatto che la NATO aveva consapevolmente creato la crisi dei profughi, che aveva come obiettivo la distruzione di tutte le sorgenti di acqua potabile presenti in Kossovo, o che unità dell'UCK - in parte costituite da mercenari degli U.S.A. e della Germania - facevano riferimento ai comandi militari di quei paesi. Ma la rivelazione più interessante è quella su una operazione segreta della CIA, cinicamente chiamata "Operazione Radici", tendente ad esasperare le divisioni etniche in Yugoslavia per favorire la sua distruzione. Si tratta di una operazione avviata "all'inizio della presidenza Clinton", frutto della collaborazione con i servizi segreti Germanici, anche essi interessati a destabilizzare la Yugoslavia. L'obiettivo finale della operazione "è la separazione del Kossovo, da annettere all'Albania, la separazione del Montenegro, ultimo accesso al Mediterraneo della Yugoslavia e della Russia, e la separazione della Vojvodina, produttrice della maggior parte delle risorse alimentari della Yugoslavia, in sostanza, il collasso totale della Yugoslavia, come stato indipendente". Quelle stesse informazioni confermano che l'UCK fu fondato dalla CIA e che la sua creazione è stata finanziata con denaro proveniente dal commercio di droga in Europa. Quando nel 1998 Slobodan Milosevic e Ibrahim Rugova stavano per accordarsi sull'autonomia del Kossovo, la CIA, per impedire che ciò accadesse, ordinò all'UCK di attaccare le unità di polizia Yugoslave, la cui inevitabile risposta fu ovviamente presa a pretesto dalla NATO per giustificare la sua politica aggressiva. Allo stato attuale, la autenticità di queste informazioni non può essere confermata. Tuttavia, la maggior parte di esse è verosimilmente consistente con quanto è già noto dalle notizie ufficiali riportate sui rotocalchi più coraggiosi. Il comandante supremo del cosiddetto Esercito di Liberazione del Kossovo è Agim Ceku, un comandante di brigata che in febbraio aveva lasciato l'Esercito Croato. Ciò spazza via molti dei miti costruiti intorno all'UCK. In sostanza, l'UCK è un esercito di mercenari sostenuto da potenze imperialiste straniere e non una realtà del posto. Nell'agosto del 1995, Ceku fu a capo della "Operazione Tempesta". Il fatto che Agim Ceku sia stato messo a capo dell'UCK prova che l'invasione di terra c'è a tutti gli effetti stata. La carriera militare di Ceku ebbe inizio nell'esercito Yugoslavo. Ma dopo l'indipendenza della Croazia, passata sotto il regime conservatore di Franjo Tudjman, passò all'Esercito Croato. Ceku è un Albanese addestrato dagli Stati Uniti ed è strettamente legato allo MPRI che da sempre, anche se la NATO lo nega, è in stretta collaborazione militare con l'UCK. In un briefing dell'11 maggio, un generale NATO ha mostrato una mappa riportante l'area delle operazioni militari dell'UCK nel Kossovo ed una mappa delle arre dove erano stati concentrati i bombardamenti NATO nel Kossovo. Le due aree erano quasi perfettamente complementari. Le origini dell'UCK sono nella migliore delle ipotesi oscure. Alcuni dicono fu fondato nel 1993, altri nel febbraio 1996, quando ai media arrivò una lettera che annunciava la sua formazione, credibile in quanto coincideva con il massacro dei profughi Serbi che erano scappati dalla Krajina e che avevano trovato dimora nel Kossovo. Tra il 1996 ed il 1997, la maggior parte degli attacchi dell'UCK furono portati contro gli Albanesi da loro definiti "collaborazionisti", in quanto si opponevano al movimento separatista. Dal 1995 al 1997, si è assistito alla crescita dell'influenza dei Kossovari Albanesi sul Partito Socialista Serbo (SPS). Qamil Gashi, esponente Albanese dell'SPS e presidente del consiglio del Kossovo, affermò che ciò accadeva perché era evidente che i problemi del Kossovo stavano per essere risolti. Il 6 febbraio 1996, Gashi disse : "Non possiamo essere chiamati 'traditori' del nostro popolo, per il fatto di essere entrati nell'SPS. Siamo stati noi, i Socialisti e la dirigenza SPS, a dare inizio alle operazioni che hanno rapidamente risolto molti problemi economici ed amministrativi". L'UCK uccise Gashi nel novembre 1997. Ma oltre a colpire esponenti Socialisti, l'UCK ha anche sterminato intere famiglie di contadini Serbi. Il Governo Yugoslavo sapeva ormai che alle operazioni dell'UCK collaboravano mercenari addestrati in Bosnia e che esse erano pilotate dal Governo Albanese di Sali Berisha, attraverso l'Ambasciata Albanese a Pristina. Berisha era chiaramente un pupazzo nelle mani del Governo U.S.A., che aveva avuto un ruolo importantissimo nella sua scesa al potere. Fu lui, infatti, a consentire agli U.S.A. di istallare le sue basi militari in Albania ed a mettere la polizia segreta Albanese sotto il controllo della CIA (French Press Agency, del 26 ottobre 1997). L'UCK ha costruito i suoi quartieri generali in Albania su terreni di proprietà di Sali Berisha. L'UCK non ha mai avuto una leadership da tutti accettata, non ha mai avuto un portavoce, almeno fino allo scorso anno, non ha mai avuto atteggiamenti costruttivi e non ha mai fatto proposte. All'inizio, L'UCK era niente più che un precario assortimento di oppositori del Governo Yugoslavo, cui si sono aggiunti vari gangster, mercenari ed altri opportunisti. All'UCK aderirono sia i seguaci del vecchio leader Marxista dell'Albania, Enver Hoxha, che i sostenitori della Grande Albania. Fu una collaborazione di convenienza, senza alcun accordo di base, cementata solo dall'odio per il Governo Yugoslavo. L'UCK era diviso in diverse fazioni, senza una ideologia o una piattaforma politica precisa. Non è un movimento di liberazione di un popolo. La fase più sanguinaria e cruenta dell'UCK inizia tra la fine del 1997 e l'inizio del 1998, quando beneficia di un processo di sorprendente e forte crescita (rapporto del New York Times del 25 aprile 1998). Mercenari stranieri, denaro ed armi iniziano a sostenere l'UCK. Le originali bande dell'UCK cominciano ad essere sostituite da corpi speciali di mercenari provenienti dalla Germania e dagli Stati Uniti, che subito prendono in mano il controllo della situazione. Per trovare un Kossovaro che degnamente possa fare da rappresentante di facciata dell'UCK c'è voluto più di un anno. Il nuovo UCK dette subito inizio a vere operazioni militari - non solo assassini isolati di individui Albanesi e Serbi, ma veri e propri attacchi contro costruzioni governative e stazioni di polizia. Si instaurò uno stato di guerra che poteva essere fermato solo mediante forti misure di polizia. Ma quando le forze governative iniziarono a rispondere, subito gli U.S.A. e le potenze NATO iniziarono ad accusare gli Yugoslavi di portare avanti campagne repressive. Si erano finalmente costruita la scusa per aggredire la Yugoslavia. Alcuni rapporti indicano che quelli che precedentemente si erano chiamati UCK sollevarono obiezioni sul modo di operare del "nuovo" UCK, ma furono subito messi a tacere. A Rambouillet, fu il governo U.S.A. a fare il bello e cattivo tempo nello acegliere quelli che sarebbero potuti essere i legittimi rappresentanti dell'UCK. Oggi, le forze UCK sono praticamente forze militari speciali U.S.A. e Britanniche (SAS). Non è quindi un esercito di liberazione. E' solo lo strumento della invasione imperialista NATO della Yugoslavia.

 

non sono fuochi d'artficio!

 

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Ci dicono che i bombardamenti NATO non costituiscono la causa della fuga dei profughi.

In realtà, prima del 24 marzo, data d'inizio dei bombardamenti NATO, non esisteva alcuna ondata di profughi. Il governo U.S.A. copre sempre le sue infamie con la scusa di difendere popolazioni civili dal massacro, come quando giustificò i bombardamenti della guerra nel Vietnam e della guerra contro l'Iraq. Oggi, come allora, sono i bombardamenti a provocare la tragedia dei profughi, i quali, quando intervistati, hanno quasi sempre rilasciato dichiarazioni che difficilmente possono confermare la propaganda NATO. Speso, gli intervistati rimanevano sorpresi quando veniva loro chiesto se erano le truppe serbe a farli fuggire. In alcuni casi, hanno addirittura affermato che non avevano visto alcun Serbo e che stavano scappando perché spaventati dalle bombe. Uno dei tanti crimini commessi dalla NATO e dal Pentagono, in questa guerra come in quella contro l'Iraq, è l'impiego dell'uranio impoverito (DU = Depleted Uranium). L'uso delle armi al DU costituisce un pericolo per le popolazioni e l'ambiente degli interi Balcani. La Guerra nel Golfo, grazie alle bombe al DU, è stata una vera e propria guerra radioattiva. Il DU è un prodotto di scarto del processo di arricchimento dell'uranio utilizzato per costruire bombe atomiche e per produrre il combustibile delle centrali nucleari. Si tratta di un materiale estremamente denso (circa 1.7 volte più denso del piombo), usato per rinforzare i proiettili di grande calibro (i missili Tomahawk hanno un rivestimento rinforzato al DU), con capacità di penetrazione più elevata di quella dei normali proiettili, per poter sfondare le corazze (spesse anche 57 mm) dei veicoli da guerra pesanti. Quando un proiettile al DU colpisce l'obbiettivo, prende fuoco e rilascia particelle tossiche e radioattive nell'ambiente circostante, come l'ossido di uranio e gas altamente reattivi come Radio e Radon, assai pericolosi, soprattutto se inalati ed assorbiti dal corpo umano, in quanto continua a rilasciare radiazioni per tutta la vita della vittima colpita. Gli aerei A-10 "Warthog", che in Kossovo hanno sparato munizioni all'uranio impoverito, hanno scaricato sull'Iraq, durante la Guerra del Golfo, circa un milione di proiettili da 30 mm al DU, corrispondenti a quasi 300 tonnellate di scorie radioattive. Le armi al DU, anche se in quantità minore, sono state usate dalle truppe NATO anche durante i bombardamenti delle zone serbe della Bosnia nel 1995. I residui di DU lasciati in Iraq sono i diretti responsabili dell'incremento di nascite di bambini già morti, oppure con difetti, e della diffusione della leucemia infantile e di altre forme di cancro, nell'area a sud di Bassora, che all'epoca fu il bersaglio più colpito dalle armi al DU. I soldati NATO che combatterono in Iraq hanno dichiarato di avere contratto, a causa del DU, la cosiddetta "sindrome della Guerra nel Golfo", che ha colpito con malattie croniche più di 100.000 fra le persone, di origine americana o britannica, che hanno operato in quella zona. L'uso di proiettili arricchiti al DU ha reso il Kossovo un deserto radioattivo ed ha portato alla rovina quelle stesse persone che il Pentagono diceva di voler salvare. Le particelle di ossido di uranio rilasciate dalle armi al DU possono essere trasportate dal vento anche molto lontano. Ciò significa che dalla Yugoslavia potranno raggiungere tutta l'Europa. Come è noto, il tempo di decadimento del DU ammonta a circa 4.5 miliardi di anni. Esperti epidemiologi hanno dimostrato che non esiste alcun livello minimo di sicurezza per l'esposizione a questo tipo di radiazione. I residui di DU compromettono la salute umana ed inquinano l'ambiente. L'uso di queste munizioni è un crimine contro l'umanità e contro le leggi internazionali. I bombardamenti NATO non erano destinati, con intenti puramente terroristici, solo alla popolazione, ma anche alle ambasciate di quelle Nazioni che hanno osato opporsi alle mire degli U.S.A. sui Balcani e che domani potrebbero opporsi al progetto di conquista globale ed alla instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale, con capitale a Washington. L'8 di maggio del 1999, alle prime ore del mattino, forze NATO colpiscono "accidentalmente", da tre direzioni diverse e con tre missili, l'Ambasciata Cinese di Belgrado, nei cui dintorni non esiste alcun obiettivo militare o economico. Durante questo attacco, esempio lampante di terrorismo internazionale, vengono uccisi quattro membri dell'Ambasciata Cinese e ferite trenta persone. Molti ricordano la reazione del Governo Americano all'attentato che uccise alcuni membri delle Ambasciate U.S.A. in Tanzania e Kenya : bombardarono il Sudan e l'Afganistan, ritenuti colpevoli di nascondere i terroristi, e sterminarono tutti coloro che si erano permessi di attaccare gli U.S.A. Se la Cina seguisse l'esempio, dovrebbe bombardare tutti i paesi NATO che hanno preso parte all'attacco contro il territorio Cinese, all'interno di Belgrado, ed ucciso cittadini Cinesi. Quale sarebbe la risposta U.S.A. se gli impiegati della sua Ambasciata a Pechino fossero stati uccisi in quel modo? Come reagirebbero i paesi NATO, se qualcuno dovesse uccidere loro civili e diplomatici ed allo stesso tempo bloccare cinicamente la condanna ufficiale al Consiglio di Sicurezza dell'ONU ? Come reagirebbero gli U.S.A., se i piloti che implacabilmente hanno rovesciato bombe a grappolo proibite sui loro civili innocenti, dovessero cadere nelle loro mani ? Gli attacchi NATO sulla Yugoslavia hanno inflitto un duro colpo all'ambiente, messo a rischio la vita e la salute umana, la flora e la fauna. Gli effetti deleteri di tutto ciò verranno avvertiti solo dopo molto tempo. L'aggressione NATO alla Yugoslavia viola la Dichiarazione sull'Ambiente e lo Sviluppo di Rio, secondo cui, siccome la guerra moderna ha un effetto inevitabilmente distruttivo sull'ecosistema, la protezione ambientale nel corso dei conflitti armati deve essere regolata in base a convenzioni internazionali molto limitative. In questa aggressione, la NATO ha violato : la Convenzione di Vienna sulla protezione dello strato di ozono, il Protocollo di Montreal sulle sostanze che danneggiano lo strato di ozono, il Protocollo di Kyoto dell'ONU sulle convenzioni da usare contro l'effetto serra, le Convenzioni dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, la Convenzione di Berna sulla salvaguardia della flora e della fauna dell'Europa, la Convenzione sugli effetti trasnazionali degli incidenti industriali, la Convenzione sulla salvaguardia del Danubio ed altre convenzioni, trattati, protocolli che i paesi del mondo avevano stilato per salvare il nostro ambiente dall'inquinamento provocato volontariamente o in modo accidentale. Finita la guerra, sarà possibile analizzare i dati che sono stati raccolti in quella fase e quindi scoprire gli effetti di quella aggressione all'ambiente che, per ora, sono evidenti solo in Yugoslavia, ma che prima o poi ricadranno sull'Europa e sulla Russia. Le decine di migliaia di voli degli aerei da guerra, concentrate in pochi mesi, avranno effetti incalcolabili sulla già molto sottile fascia d'ozono, danneggiata anche dalle migliaia di tonnellate di esplosivo disperso nell'aria e dagli incendi provocati negli impianti chimici, nelle raffinerie e negli impianti industriali di vario genere. L'assottigliamento della fascia di ozono aumenta la probabilità di tumori ed altera pericolosamente la globale catena nutrizionale. I gas che distruggono la fascia di ozono rimangono attivi per molto tempo e vengono trasportati in zone molto lontane da dove vengono emessi, dato che venti, fiumi, mari e piogge non conoscono confini. Quindi, le vittime della criminale sconsideratezza della NATO saranno anche gli abitanti dell'Europa, in un primo momento, e le popolazioni dell'intero pianeta, in tempi molto più lunghi. Tutto ciò darà una mano anche all'effetto serra. I bombardamenti NATO sono un crimine di guerra contro l'ecosistema dei Balcani e dell'Europa. Numerosissimi sono stati gli attacchi in cui la NATO ha usato le armi al DU per distruggere impianti chimici e farmaceutici, industrie di materiale plastico, raffinerie etc. Questi bombardamenti provocano disastri ambientali che colpiranno milioni di persone per numerose generazioni a venire. Grottesco è l'atteggiamento dei Partiti Verdi Europei, la cui leadership, per supportare la guerra della NATO, ha abbandonato il suo tradizionale pacifismo e la difesa dell'ambiente. Particolarmente responsabili sono i Verdi di Germania, che fanno parte dell'attuale governo tedesco, anche se la loro base ha dimostrato di non aver accettato la svolta, avendo richiesto, durante il loro congresso di maggio, lo stop immediato dei bombardamenti NATO. Gli aerei NATO hanno bombardato il più grande complesso farmaceutico della Yugoslavia, a Galenika. Questo attacco contro un obiettivo civile di vitale importanza ha provocato il rilascio nell'atmosfera di sostanze pericolose altamente tossiche e compromette la possibilità di produrre medicine per il popolo, per decine di anni a venire. Il 15 aprile, le forze NATO hanno bombardato installazioni e macchinari dell'impianto di produzione del complesso petrolchimico di Pancevo, in cui viene sintetizzato il monomero del cloruro vinilico e di etilene. Secondo il rapporto fatto dal direttore degli impianti, Dr. Slobodan Tresac, ciò ha provocato un incendio che ha immediatamente disperso nell'aria ingenti quantità di cloro, bicloruro di etilene, di cloruro vinilico ed altre sostanze altamente tossiche. I lavoratori di Pancevo, per paura che ulteriori attacchi potessero far cadere altre bombe su materiali pericolosi, hanno disperso nel Danubio tonnellate di bicloruro di etilene, sostanza cancerogena. La NATO ha colpito e completamente distrutte anche le divisioni Ammoniaca ed Alimentazione Elettrica della Compagnia di Fertilizzanti HIP-AZOTARA, sempre a Pancevo (produzione di azoto, raffinerie, impianti petrolchimici). Gli esperti hanno stimato che le riserve di ammoniaca e cloro presenti a Pancevo, non essendo vuote al momento dell'attacco, sono la condanna a morte per tutti gli abitanti di Pancevo (120000) e per quelli che vivono nei dintorni (Belgrado, con 2 milioni di abitanti, dista appena 20 km). La concentrazione dei gas tossici, al momento dell'impatto delle bombe, era 10000 volte più elevata del livello consentito. Le nuvole inquinanti provocate contengono prodotti di combustione, cloro, ammoniaca, ossidi di azoto e prodotti derivati del petrolio. Un altro caso noto, in quanto gli effetti ecologici prodotti sono al momento quelli più catastrofici, è quello della raffineria di petrolio di Novi Sad, molto vicina al Danubio. Il forte inquinamento ambientale rilevato ha costretto all'evacuazione gli abitanti delle zone circostanti. La distruzione degli impianti industriali non militari, come impianti petroliferi e raffinerie, è una vera e propria guerra chimica contro le popolazioni della Yugoslavia. Il Ministero della Difesa Russo ha dichiarato che i prodotti della combustione del petrolio nelle raffinerie colpite hanno raggiunto la Polonia, la Finlandia e probabilmente l'Ungheria, la Grecia e l'Italia. Il risultato sarà reso evidente dall'aumento dei tumori maligni, negli anni a venire. Le sostanze inquinanti prodotte dalla distruzione di Novi Sad stanno viaggiando sul Danubio, annienteranno la vita in questo fiume, attraverseranno molti stati europei ed alla fine si tufferanno nel Mar Nero, o più in là nel Mar Egeo e nel Mediterraneo. Il Fondo Mondiale per la Natura ha messo in guardia le popolazioni mondiali sulla forte crisi ambientale che sta colpendo il Danubio e di conseguenza il Mar Nero. Questo fiume costituisce la sorgente principale di acqua potabile per circa 10 milioni di persone. I criminali bombardamenti NATO hanno causato le attuali enormi sofferenze della Yugoslavia e saranno causa di disastri per l'ambiente di tutta l'Europa. Una lettera aperta, scritta nei primi giorni di maggio dal Ministro dell'Agricoltura Yugoslavo, Nedelijko Sipovac, ha rivelato che i bombardamenti hanno causato una catastrofe ecologica non solo sui territori della Repubblica Federale Yugoslava, ma anche in tutti i Balcani attraversati dal Danubio ed in tutti i paesi Europei bagnati dal Mediterraneo. L'arroganza e l'assoluta insensibilità della NATO, rispetto a problemi di questo tipo, ci dimostra che l'originale motivazione "umanitaria" dei bombardamenti sulla Yugoslavia non è altro che una frode. Infatti, hanno reso l'intera regione, ed in particolare il Kossovo, completamente inadatta ad ospitare ancora la vita umana. I generali U.S.A. non hanno a cuore nemmeno le vite dei loro soldati, se è vero come è vero che, come accadde in Vietnam ed in Iraq, qualunque soldato NATO entrato in Kossovo sarà inevitabilmente esposto all'avvelenamento. Le contaminazioni chimica e radioattiva non risparmiano i militari che usano gli armamenti responsabili di quelle contaminazioni, o civili, giornalisti, personale di soccorso o altri che entreranno in Kossovo. Come se non bastasse, la NATO ha pesantemente bombardato i parchi nazionali di Kopaonik, Fruska, Gora, Sara, Lago Skadar, etc. Evidentemente, l'odio per il popolo Yugoslavo è stato esteso anche agli animali ed alle piante che insieme a quel popolo vivono su quella disgraziata terra. Tutte le sostanze inquinanti prodotte dai criminali bombardamenti della NATO avranno un effetto, a breve e lungo termine, negativo sulla catena alimentare (cereali, vegetali, frutta cresciuti su terreno inquinato e innaffiati con acqua inquinata, animali alimentati con quelle piante ed il cui latte o la cui carne verranno usati per l'alimentazione umana, etc.), anche qui senza che confini di alcun genere possano intervenire a circoscrivere i danni alla sola Yugoslavia.

 

Massimo Carota

 

 

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