guerra: manifestazione della vita o ignominia?

 

La guerra

 

I popoli dell'epoca classica consideravano la guerra come una delle tante manifestazioni della vita, alla stessa stregua della coltivazione dei campi o dell’andare a caccia e/o a pesca. Era dunque naturale, per loro, che ad ogni manifestazione della vita ponessero idealmente una specifica divinità o un nume tutelare per farla presiedere o rappresentare. Nel mondo greco ed in quello romano la figura del dio Marte, dio della guerra per eccellenza, era estremamente radicata nelle coscienze, al punto che ancora oggi, dopo più di venti secoli dalla scomparsa delle religioni pagane, continuiamo a definire con l’aggettivo "marziale", un atteggiamento guerriero o militaresco. L’esistenza di un dio della guerra richiedeva, a latere, la presenza di rituali e, dunque, di sacerdoti.

 

Si sa, ad esempio, che nell’antica Roma primigenia, esistevano i fetiales (un collegio di 20 sacerdoti), il cui compito era quello di dichiarare la guerra e di aprire le ostilità in maniera rituale, scagliando lance nel campo nemico. Nel libro del Dumezil: "La religione romana arcaica" (ed. Rizzoli, Milano) c’è un intero capitolo dedicato a Marte.

 

Soltanto con l’avvento del Cristianesimo si è affermato il concetto di peccato e di colpa… Ragione per cui, anche la guerra ha cominciato ad essere condannata, come cosa innaturale ed ignominiosa. Conosciamo il fariseismo intrinseco al Cristianesimo nel corso degli ultimi 1700 anni. Mentre da un lato, la guerra veniva ufficialmente condannata, dall’altro gli stessi Cristiani hanno continuato a farsi promotori di una serie infinita di conflitti che naturalmente consideravano "giusti". Questo, al punto che si può tranquillamente affermare che si sono scatenate più guerre dal 313 dell’era volgare ad oggi che non in tutto il periodo precedente. Come sappiamo, i popoli cristiani si sono scannati tra di loro in guerre di conquista di territori ed in guerre di religione, con la benedizione delle armi da parte dei rappresentanti della Chiesa, non solo di quella cattolica ma anche di quella Ortodossa e Protestante.

 

Gli unici fedeli alla consegna del contenuto evangelico furono i martiri cristiani, perché martire (dal greco "martur") vuol dire testimone. Tutti gli altri Cristiani, venuti dopo, nella loro generalità hanno fatto la guerra, non importa se per offendere altri Cristiani o per difendersi da questi ultimi. Senza dimenticare che ci sono state guerre contro coloro che Cristiani non erano o per convertirli al Cristianesimo (rinnegando, così, il concetto di amore verso il prossimo, insito in quella religione), oppure per difendersi dagli attacchi o dalle incursioni, come nel caso dei cosiddetti Saraceni (mamma, li Turchi!).

 

A parer mio, quando i sacerdoti cristiani prima (cattolici o protestanti non importa) o i cappellani militari delle guerre moderne dopo, benedicevano i reparti in armi, commettevano un sacrilegio. Non dimentichiamo, infatti, che il dio dei Cristiani, a differenza di quello dei Giudei (che era anche vendicativo!), è ufficialmente un dio dell’amore e della fratellanza. Pertanto, non dovrebbe avere alcun collegamento con fatti militari o di sangue.

 

Che poi il singolo soldato - o perché ferito o perché in punto di morte - richiedesse una assistenza consolatoria o spirituale, questo è un altro discorso che riguarda il singolo individuo. Resterebbe sempre il fatto, però, al soldato cristiano morente, di doversi giustificare di fronte al proprio dio a proposito della sua azione peccaminosa, cosa che non accadeva mai per un milite dell'epoca classica.

 

Se si vuole giustificare tutto ciò con la romanizzazione del Cristianesimo (ciò che chiamiamo Cattolicesimo), è un qualcosa che riguarda di più la coscienza dei Cristiani che quella di chi Cristiano non è per propria libera scelta o semplice convinzione. Se il dio dei Cristiani esiste davvero, bisogna ugualmente riconoscere che nell’ultimo conflitto mondiale quest'ultimo ha preferito schierarsi con i Protestanti, con gli Ebrei, con i Marocchini e con i Negri africani che, come sappiamo, combattevano tra le truppe "Alleate".

 

Quest'ultimo, infatti, non si è schierato né con i Cattolici italiani benedetti nelle loro armi dai sacerdoti della Chiesa di Roma, né con i Luterani tedeschi che sulle fibbie delle loro cinture portavano addirittura inciso: "Gott mit uns", cioè, "Dio con noi". E questa, potrebbe anche considerarsi una beffa di quel dio. Nel qual caso, lasciamo al singolo lettore ogni sua specifica considerazione e riflessione.

Alessio Borraccino

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