Com'è bella la globalizzazione
Riproduciamo
il “pensiero” di Dario Fo e Franca Rame
Nell‘intervento di Dario
Fo e Franca Rame che riproduciamo in fondo, si evidenziano i limiti delle
posizioni antisistema della sinistra italiana
e mondiale.Ciò che essi rifìutano non è l’omologazione mondiale delle
economie e delle culture ma soltanto il fatto che tale equalizzazione mondiale
sia fatta senza il sufficiente umanitarismo.
Ma l’umanitarismo è un ingrediente fondamentale del nuovo ordine mondiale, come profetizzato dallo scrittore Huxley nel libro “il mondo nuovo".
In esso il nuovo potere
tecnocratico mondialista utilizza come ideologia la ricerca del piacere e
della comodità, la libertà sessuale e l’individualismo. E sopratutto il
disprezzo della naturalità intesa come accettazione delle leggi naturali e
della loro dura armonia.
L’illusione è trovare
la felicità grazie al progresso laddove il progresso è stato concepito e guidato
fino ad adesso solo per potere prima sostituire l’uomo, poi poterlo
addomesticare completamente. Fino ad arrivare alle sue radici.
L’ideologia di questi
“liberal", di
questi intellettuali impegnati nostrani, consiste appunto in questo: nel far
coincidere l’ideale di vita con quello di un villaggio vacanze. Ma il
pacifismo assoluto, mondiale, può essere realizzato solo se si toglie all’essere umano
la possibilità di decidere. PERCHE’ E’ APPUNTO DA QUESTA LIBERTA’ CHE
NASCE IL CONFLITTO.
L’utopia dell’amore
universale necessita pertanto di un totalitarismo mentale assoluto e planetario.
Pertanto i contestatori, a meno che non eliminino l’ideologia ugualitaria pacifìsta e
modernista, saranno sempre recuperabili dal Sistema purchè esso assuma una veste più “umana".
Cosa
richiesta anche da molti capitalisti, spaventati dal turbocapitalismo.
Veste che comunque non
altererà la sostanza etnocida e disumanizzante dell’impero tecnologico
della Grande Macchina, il cui prossimo obiettivo è l’intelligenza
artifìciale.
Luigi
Leonini
Messaggio
originale
Da: Dario Fo & Franca
Rame News <list@it.buongiomo.com> In questo numero:
La globalizzazione e’
bellissima
Un’idea meravigliosa sta
prendendo piede nel mondo: basta con la guerra, basta con le barriere tra gli
stati, un’unica legge valida in tutto il pianeta e interessi talmente intrecciati da rendere impossibile nel futuro lo scoppiare di una guerra.
La globalizzazione e’ una
rivoluzione straordinaria, resa possibile da internet, qualche cosa per la
quale i nostri
nipoti ci saranno grati.
Perche’ allora c’e’
tanta gente che contesta questa globalizzazione? Vogliono tornare alle divisioni
nazionali, costruire nuove barriere e dazi?
No. Abbiamo girato i siti dei
“contestatori” e non abbiamo trovato una sola parola contro la
globalizzazione.
Il problema e su come si sta facendo questa globalizzazione. E’ bellissima
l’idea della libertà di commercio. Basta con i dazi e le dogane che
gonfiano artificialmente il costo dei prodotti stranieri per proteggere quelli
nazionali. Tutti commerciano con tutti e vinca il migliore! Alla fine questa
rivoluzione andrà a
favore proprio dei consumatori garantendo qualità migliore e prezzi
inferiori.
Questa e’ la teoria.
La pratica e’ che questa
libertà di commercio e’ regolata da 27 mila pagine di leggi e regolamenti.
I potenti del mondo credono
di aver fatto una furbata enorme che li dovrebbe arricchire al di la’ dell’immaginabile:
creare un super potere mondiale eletto non dai cittadini ma dai governi (il
WTO World
Trade Organization Organizzazione
mondiale del commercio). Per le grande multinazionali influenzare le scelte
di un unico governo mondiale e’ piu’facile e più economico che avere a che fare con 150 autorita’
nazionali. E quando la globalizzazione dei ricchi entra in azione son dolori.
Eccovi un esempio reale:
l’Europa decide di vietare la commercializzazione di carne agli ormoni (quella
che fa crescere i seni ai bambini e fa crollare la percentuale di spermatozoi
che produrranno da adulti), e decide che la quantità di diossina presente in
una bistecca deve essere molto bassa. Bene, bravi. Ma questa legge penalizza la
carne Usa, dove sono convinti che gli ormoni e la diossina galvanizzino la
virilita’. Cosi’ gli Usa fanno causa all’Unione Europea e le leggi del WTO
danno ragione agli americani.
L’Europa si rifiuta di
accettare l’imposizione ma ogni anno deve pagare sanzioni pesantissime per
questo rifiuto, sanzioni che colpiscono in particolare alcuni nostri prodotti.
Ad esempio, i produttori di
tartufi italiani pagano parte di questa multa di tasca loro perche’ il WTO
ha stabilito che i tartufi italiani venduti in
Usa debbano pagare una tassa del 100%.
Cosi’ si scopre che questa
globalizzazione dei potenti serve per aggirare le leggi nazionali e impedire
ai cittadini di difendere la qualità dei consumi.
E’ una globalizzazione del
commercio completamente amorale attraverso la quale si impongono i giocattoli per bambini in plastica tossica e
la soia transgenica. E si toglie il diritto a una nazione di impedire il
commercio di palloni costruiti da bambini schiavi. E’ una globalizzazione che
non tiene conto della qualita’. Le banane delle multinazionali Usa, coltivate
chimicamente in immensi latifondi sudamericani, costano di meno di quelle
biologiche coltivate in piccole aziende africane.
Mettere sullo stesso piano i
due prodotti e’ ingiusto.
La politica dei vertici del
WTO e’ quella di impedire qualunque forma di protezione dei prodotti di
qualita’.
Ad esempio, non vogliono che
sulle etichette ci sia l’obbligo di dichiarare se i cibi contengono prodotti
transgenici o se i palloni sono stati fabbricati rispettando i diritti
sindacali. Dicono che e’ concorrenza sleale.
Ma il grottesco si raggiunge
quando si pretende il diritto di poter brevettare piante e batteri trasformando
una ricchezza del pianeta in un bene privato.
Ma per fortuna dirlo e’ un
conto e farlo e’ un altro e gia’ questo proggetto infame ha incassato i
primi smacchi. Il Sud Africa si e’ preso il diritto di autorizzare la
produzione locale indipendente delle medicine essenziali rifiutandosi di
rispettare i brevetti. Le case farmaceutiche hanno intentato causa ma la reazione dell’opinione pubblica
internazionale e’ stata talmente forte che alcune multinazionali hanno
deciso di liberalizzare l’uso dei loro brevetti nel terzo mondo e quando il
tribunale
sudafricano ha dato ragione
al governo il fronte farmaceutico ha abbandonato la battaglia.
Ma lottare solo contro i
singoli provvedimenti del WTO e’ perdente. Dobbiamo opporre la nostra globalizzazione alla loro. Se il governo
del WTO e’ in mano agli uomini delle
multinazionali e’ su queste che dobbiamo agire usando la leva del consumo.
L’immenso potere dei nostri acquisti.
Non vi piacciono le scelte di
Bush sull’ecologia? Non fate piu’ benzina ai distributori della Esso. La
Esso e’ della statunitense Exxon. Sono loro i petrolieri che hanno sostenuto
Bush finanziando la sua campagna elettorale. Possiamo sfilare in
milioni contro le scelte di questo ubriacone e lui non se ne accorge neanche. Ma
se la Esso gli dice una parolina....
I protagonisti di questo grande complotto contro
i popoli del mondo sono qui, davanti a noi, ogni giorno, e noi abbiamo un modo
molto semplice per dire loro che non ci piace quello che fanno. Non comprare i
loro prodotti!!!
Dario Fo e Franca Rame
Per gentile concessione del quotidiano "Rinascita".
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