Le sempre più frequenti discussioni sulla globalizzazione e sulla sua pretesa ineluttabilità rappresentano - a livello mediatico - la foglia di fico dietro la quale si nasconde la sempre più opprimente supremazia economica-culturale statunitense.
Lesaltazione del modello di vita americano attraverso le "soap opera" televisive esportate in tutti i continenti ed la produzione cinematografica che, lo ricordiamo, vale il 50% di quella mondiale, rappresentano certamente strumenti formidabili per supportare lespansionismo ma non sarebbero certamente sufficienti se, alle spalle, non ci fosse la potenza militare abbinata ad unazione diplomatica talvolta brutale ma certamente efficace.
La politica delle alleanze bilaterali é una caratteristica tipicamente imperiale ed é proprio a questa politica che si affida lunico impero rimasto sulla terra. In tutti i continenti, il legame politico-strategico con vari paesi é costituito da una rete fittissima di accordi e alleanze che incrociano interessi commerciali, cooperazione scientifica, mutua difesa e proiezione di potenza che vanno al di là della mera diplomazia.
Gli USA valutano gli alleati in relazione allapporto che gli stessi forniscono al perseguimento degli interessi e degli obiettivi americani nel mondo ed in questa graduatoria, la Nato si posiziona certamente la primo posto. I motivi la vedono al vertice sono ben spiegati nel rapporto annuale che il Dipartimento della Difesa presenta al Congresso degli Stati Uniti. Nella relazione del 1998 si legge che "lAlleanza continua a servire come insostituibile meccanismo per lesercizio della leadership USA nella sicurezza internazionale e per la proiezione della potenza e dellinfluenza americana attraverso lAtlantico e oltre".
La Nato contribuisce in maniera determinante nellassunzione di ruoli militari e nella condivisione dei costi politici ed economici totali per proteggere interessi comuni. Per mettere però in chiaro cosa si deve intendere per "interessi comuni" subito dopo si precisa che "il successo nella difesa dei nostri interessi di sicurezza internazionale dipende fondamentalmente dalla leadership americana della Nato". La presenza di un numero significativo di forze USA in Europa sottolinea in modo evidente tale leadership. La grande maggioranza delle 100.000 unità americane sono stanziate in tre nazioni: 49.000 in Germania mentre oltre 24.000 sono equamente distribuite tra Gran Bretagna ed Italia.
LItalia poi si dimostra sempre più disponibile ad assecondare i piani di Washington. Il nostro paese é lunico, fra quelli europei, da cui gli USA non hanno ritirato truppe dopo la fine della guerra fredda. Inoltre é stato dato il via ad un programma di espansione della base di Aviano con uno stanziamento di 500.000 milioni di dollari, finanziati per il 60% da fondi comuni della Nato per il resto dagli Stati Uniti. Altri 500.000 milioni di dollari sono stati destinati per migliorare il complesso di installazioni di Napoli e per realizzare il nuovo centro di "intelligence" e di comunicazioni di Capodichino.
Questi enormi investimenti finanziari sono garantiti dalla sicurezza che le linee politiche degli interventi Nato e la stessa dottrina operativa sono e saranno sempre espressione degli interessi americani. Il sostegno americano a qualsiasi azione comprende sempre la guida politica e la direzione sostanziale delle operazioni. Non cé dubbio che, dal punto di vista militare, senza assetti informativi, acquisizione obiettivi, strutture di comando e controllo, senza sistemi darma o missilistici, senza satelliti e portaerei USA non cè operazione internazionale che possa essere avviata o condotta.
Il divario tecnologico e di cultura operativa tra gli USA e gli altri paesi del mondo e della stessa Nato é aumentato in maniera enorme. Gli squilibri sono tanto più evidenti in cielo ed in mare mentre i reparti terrestri americani ed europei non sono poi così distanti ma é noto che Washington é più che mai restia a mandare i propri "ragazzi" a combattere sul terreno. Gli Stati Uniti vogliono concentrare gli investimenti militari sui futuri sistemi di potenza globale, imponendo agli alleati di fornire risorse per i livelli inferiori e costringendoli a dotarsi di armamenti migliori, soprattutto per le truppe di terra destinate, secondo gli strateghi del Pentagono, a compiere le operazioni più sporche e pericolose. E loro intenzione mantenere la fornitura degli ombrelli tecnici di grado più elevato ma senza condividere con gli alleati la tecnologia più sofisticata. I migliori sistemi militari europei sono a circa ventanni di distanza da quelli americani già esistenti.
La Nato si è dimostrata uno strumento efficacissimo ed un paravento indispensabile in mano agli USA per tutelare i propri interessi in tutto il pianeta.

Con laggressione alla Serbia poi, decisa autonomamente dagli angloamericani, é stato definitivamente posto il sigillo alla fine dellONU, un carrozzone nel quale i diritti di veto di Russia e Cina impedivano agli Stati Uniti la piena libertà di azione. Alla luce di questa nuova situazione, che vede la Nato sostituire lONU nelle aree di crisi ed ai conseguenti cresciuti impegni, si pone il problema dellallargamento dellalleanza. A parte i paesi dellEuropa orientale, nei prossimi anni si svilupperanno due nuovi nuclei di importanza strategica: uno in Sud-america, focalizzato attorno allArgentina ed un secondo in Asia centrale, consolidato attorno alla Turchia.
Il MERCOSUR, o mercato comune del Cono Sud, sebbene ancora in embrione, ha delle potenzialità che gli USA non intendono farsi sfuggire e si adoperano per condizionarne lo sviluppo. Lantica aspirazione dellArgentina allintegrazione con la Nato ha già permesso che instaurasse uno speciale rapporto di alleanza con gli Stati Uniti. Infatti nel 1997 Clinton ha esteso a Buenos Aires uno status privilegiato che prima avevano soltanto altri cinque paesi: Egitto, Israele, Giordania, Corea del Sud e Giappone. Il ruolo della Turchia é emerso in seguito alla disintegrazione dellURSS e sembra destinato a diventare polo di attrazione per le ex repubbliche caspico-asiatiche: Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. La stretta cooperazione di Istanbul con Stati Uniti ed Israele la pone in una posizione fondamentale e nei prossimi 10/15 anni potrà emergere come un potente polo regionale tra i Balcani, lAsia centrale ed il Medio Oriente a spese dellUE. Limportanza geopolitica dellarea caucasica é data dalla presenza di enormi giacimenti di petrolio nel Mar Caspio ed il suo sfruttamento abbinato al controllo delle rotte strategiche che il petrolio dovrà seguire per arrivare sui mercati internazionali rappresenta un obiettivo di vitale importanza per molti paesi. Basti pensare che nel 2010, dal Mar Caspio, verranno estratti la bellezza di 3 milioni di barili al giorno ed il 18 novembre scorso, gli USA sono riusciti a far approvare il progetto di un nuovo oleodotto che porterà da Baku, capitale dellAzerbaigian che si affaccia sul Mar Caspio, al terminale turco di Cheyhan. Lintera operazione, che metterà fuori gioco tanto la Russia quanto lIran, é finanziata dalla Chevron con quattro miliardi di dollari. La sudditanza dellEuropa alle iniziative militari americane la pone anche nella scomoda e costosa condizione di cliente delle industrie statunitensi. Da parte degli USA si insiste molto sulla necessità di raggiungere uno standard comune, per quanto riguarda gli armamenti, al solo scopo di costringere, non soltanto i paesi dellest neo-ammessi nellalleanza ma tutti gli altri, ad "acquistare americano". Lindustria statunitense degli armamenti detiene il 50% della produzione mondiale e sempre più spesso le commesse si indirizzano verso marchi statunitensi.
Gli europei sono impegnati nella "European Security and Defence Identity" tuttavia sarebbe necessario un notevole incremento sia dei fondi dedicati alla ricerca ed allo sviluppo sia quelli per lammodernamento degli strumenti militari. Si sta faticosamente cercando di creare una vera agenzia europea degli armamenti che dovrà gestire tutti i principali programmi militari. Se i governi riusciranno in una simile impresa lEuropa potrà lentamente uscire dalla sudditanza nei confronti dellalleato-padrone doltreoceano. Tutto ciò sarà possibile solo se simultaneamente lindustria aerospaziale e della difesa del Vecchio Continente compiranno quel difficile processo di integrazione e consolidamento. La creazione di grandi gruppi europei in grado di competere ad armi pari su tutti i mercati con i giganti statunitensi sarebbe il primo passo verso uneffettiva indipendenza. A ciò si oppongono egoismi nazionali che inducono i governi a sostenere a caro prezzo le industrie di casa, la maggior parte delle quali sarebbe destinata a sparire a causa delle dimensioni non adeguate ai tempi moderni. Non si vedono certamente di buon occhio drastiche cure dimagranti, eliminazione di manodopera, chiusura di impianti al solo scopo di rendere più competitiva lindustria europea.
Laltro, forse determinante, ostacolo alla integrazione europea é rappresentato dalla Gran Bretagna. Gli inglesi sono, da sempre, i più accaniti oppositori delleffettiva unione continentale e vigilano per scoraggiare ogni tentazione antiatlantica. La nomina del britannico George Robertson, fortissimamente voluta dagli USA, a Segretario Generale della Nato ha messo il sigillo, anche formale, alla tutela anglo-americana cui sono soggetti gli europei.
Lantieuropeismo degli inglesi ha avuto più volte modo di manifestarsi e lultima conferma viene dalle recenti notizie trapelate riguardo al sistema di controllo globale denominato ECHELON. E appunto emerso che gli USA e Gran Bretagna, assieme a Canada, Nuova Zelanda ed Australia hanno sviluppato un sistema di controllo delle comunicazioni planetario che non risparmia nessuno, tantomeno gli alleati europei. Questo comportamento, che si configura come un vero e proprio tradimento degli alleati e che dovrebbe comportare limmediata espulsione dalla UE, non soltanto non é stato stigmatizzato gai governi europei ma si é cercato in tutti i modi di insabbiare la cosa, tanto che la discussione sullargomento al Parlamento di Strasburgo é stata di basso profilo.
La pubblicistica antifascista si é spesso occupata, allo scopo di ridicolizzarlo, di Mario Appelius ricordando la frase da lui coniata "Dio stramaledica gli inglesi". Al di là della stima per le sue qualità morali oltre che di grande giornalista, ci piace sottolineare come questa espressione, a distanza di più di mezzo secolo, sia quanto mai attuale.
(per gentile concessione della rivista "ORIENTAMENTI")
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