…E MO’?

 

Una questione mi arrovella fin da quando è cominciata a circolare la notizia che sarebbe nato l’Euro. Nulla di politico, nulla di economicistico… di sociologico, forse, sì. Ma non mi importa, almeno qui, del vecchietto cui faranno la cresta sul resto, non mi importa dei disagi che chi non è abituato ad andare all’estero, e quindi a maneggiare divise diverse, dovrà affrontare nel valutare la convenienza o meno dell’acquisto di un dato bene…

 

Il problema è il dialetto, per meglio dire il gergo, romano. Dovete sapere, cari di fuori del "Cupolone", che qui si usa indicare le somme di denaro con dei termini che nulla hanno a che vedere con l’italiano toscano (l’ufficiale) né con dialetti vari, per vicini che questi possano essere all’Urbe.

 

Si rende necessario uno schemino:

-Piotta: cento Lire (o centomila, a seconda del contesto); sottounità: mezzapiotta (cinquanta o cinquantamila)

-Sacco: mille lire; mai adoperato al singolare (si dirà infatti “ ‘na milla” oppure “ ‘n millante”). “Du’ sacchi (2.000 Lire), “otto sacchi”; anche “cinquanta” e perfino “cento” sacchi in alternativa alla “mezza piotta” o alla “piotta” intera ecc.;

-Cucuzza, o Fischio, o Fischione (meglio se al plurale), recentemente anche “Pippo”: milione.

Non sono consentiti composti quali ad es.: “ ‘na Piotta de Pippi” per indicare cento milioni.

E’ bensì applicabile, il termine “piotta”, per indicare velocità: “Se so’ ddati a ‘na piotta” sta infatti per: “Si sono dati (alla fuga) velocemente (a cento km orari)”.

 

Ora ditemi voi: cosa fare? Dato infatti un valore dell’Euro fissato a 1936,27 Lire, diremo duemila per brevità, mi spiegate cosa dovrei dire dal fatidico giorno in poi trovandomi presso una stazione di servizio con urgente bisogno di carburante e accompagnato dalla mia cronica scarsa disponibilità di contante? Ciao a Le’ me metti du’ scudi? E cosa dovrebbe fare l’ignaro? Chiamare un’autobotte che contenga circa 20 milioni di benzina solo per me? E come regalare, il giorno di San Valentino, una collanina dal modico prezzo “de ‘na piotta e mezza”, cioè 300 milioni? Io non li ho, diavolo…

  Ad un’analisi superficiale qualcuno potrebbe suggerire di modificare i termini con i quali siamo usi definire le somme in denaro. Niente di più arbitrario! I dialetti, ben si sa, sono cultura: un appiattimento in questo senso significherebbe rinunciare ad una gloriosa fetta di tradizione romana, nonché un gravissimo atto discriminatorio nei confronti di Roma da parte non solo del resto d’Italia ma della Comunità Europea tutta. Quindi, scordatevelo. E tenete anche conto della proverbiale pigrizia del Romano, per il quale dover accedere a tutta una nuova terminologia costituirebbe un non trascurabile trauma. Insomma, lasciamo perdere.

 

La mia proposta è invece questa, e la lancio da una tribuna modesta sì (per ora), ma suscettibile se non altro di istillare nella pubblica opinione il sano germe del dubbio.

 

Una delegazione composta di esponenti di spicco di Roma e della sua cultura popolare si recherà a Strarburgo.

Faccio qualche nome: Albertone (non può mancare), Sabrina Ferilli (non è romana bensì “burina”, ma è “bbona” e fa immagine), Gabriella Ferri, Lando Fiorini, Little Tony, Thomas Milian (er poliziotto “trucido”), er Piotta (giustamente), Gigi Proietti, Antonello Venditti (è romanista e ormai scrive solo puttanate ma fa lo stesso), Alvaro Vitali (quello dei film di Pierino), nonché, in qualità di interprete multilingue, Francesco Totti.

Questa multicroma delegazione ricorrerà a tutti i mezzi in sua facoltà per indurre il Parlamento di Strasburgo a RIVEDERE IL CAMBIO DELL’EURO NEI CONFRONTI DELLA LIRA: 1:1. Tanti Euro, tante Lire.

Per l’ottenimento dell’agognato obiettivo, dicevo, qualsiasi mezzo sarà da ritenersi valido: dal sit-in in versione romanesca, cioè gita fuori porta con cibo al sacco e fermata alla fraschetta (cantina dei Castelli Romani la cui insegna consisteva in un frondoso ramo, o “frasca”, appeso sopra l’ingresso, ndr) per tracannamento di vino; susseguente abbandono dei rifiuti sulla pubblica piazza, meglio ancora in un verde parco o nei pressi si una fonte incontaminata, agli slogan, urlati a squarciagola ma ne contempo contenuti nella forma (“A fiji de ‘na mignotta, lassatece ‘a piotta”).

Non dovrà mancare un folto gruppo di tifosi in trasferta, col compito di garantire l’ordine che essi stessi avranno in precedenza contribuito a sconvolgere.

 

E vedremo chi la spunterà.

Da Roma, Peterpan.

 

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