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Diecimila candidati, tutti liberal. E l'opposizione? Vietata

Mentre partiti di potere, di falsa opposizione, di opposizione virtuale, desistenti e deliranti si affaticano a cercare voti dagli elettori consumatori, noi possiamo lavorare in pace, per costruire il nostro futuro e quello della nostra nazione.

Dobbiamo però essere sinceri, forse avremmo preferito essere nella competizione, per dare un segnale di speranza agli italiani. Le cose sono però andate come sappiamo ed oggi sarebbe più stupido che inutile continuare a cercare responsabilità, che forse non ci sono, o giustificazioni, che non è onesto chiedere.

Sicuramente qualcuno, avvezzo ai giochi di corridoio, ci ha teso qualche tranello, che la nostra mal riposta fiducia negli interlocutori ci ha fatto vedere con ritardo.

Sicuramente la macchina organizzativa ha marciato come può marciare un motore ancora in rodaggio, ma non potevamo sperare di partire lanciati, dopo appena un mese o poco più di vita.

Dobbiamo considerare queste esperienze utili insegnamenti e sicuramente sapremo ricompensare con la giusta moneta coloro che hanno tradito gli accordi presi con noi. Sapremo anche migliorare l'organizzazione e sicuramente il prossimo appuntamento elettorale vedrà una macchina ben oliata e pronta a marciare su tutti i terreni, anche quelli più accidentati.

Confinato per sempre nei ricordi il passato, è venuto il tempo di elaborare un disegno politico complesso, a cui fare riferimento nei prossimi anni a venire.

La forza di un movimento politico come il nostro non può che essere il forte radicamento nel sociale, anzi nel socialismo, perché questa è l'originale radice linguistica e questo deve essere il nostro riferimento politico.

La confusione tra marxismo e socialismo è frutto della prevalenza comunista nella storia e quindi della colonizzazione marxista-leninista di tutta l'area di pensiero socialista, ben più ampia e ricca di quella che si è ereditata comunemente fino ad oggi.

Comunismo, socialdemocrazia o liberaldemocrazia: queste sono state per decenni le uniche possibilità di scelta degli italiani. Persino coloro che nacquero nell'ideale del fascismo e della R.S.I. si sono persi a Fiuggi, in un bicchiere d'acqua iperliberista.

Cancellato il comunismo dalla storia ed assimilate socialdemocrazia e liberaldemocrazia in un unico insipido cocktail di mondialismo, resta solo il socialismo, quale speranza di giustizia sociale ai popoli di tutto il mondo.

Il nostro socialismo popolare e nazionale ha radici antiche e profonde, da Proudhon, a Sorel, a De Ambris, a Pavolini ed a quelle radici si deve legare la visione politica del nostro movimento.

Se saremo capaci di trovare nuove alleanze, senza paura di marciare con chi fino a ieri guardavamo con sospetto.

Se sapremo liberarci da chi cerca di assomigliare a noi, ma invece gioca per gli avversari, anche se a volta non lo sa.

Se sapremo essere una comunità di eguali, senza personalismi e senza egoismi, senza invidie e senza rancori, quando andremo a parlare con il nostro popolo.

Se sapremo rispettare le gerarchie che autonomamente ci saremo dati, consci che il nostro valore non è dato da una medaglietta, ma dallo spirito con il quale contribuiamo alla causa.

Se sapremo difendere le nostre posizioni con tutte le nostre forze, ma poi capaci di sostenere quelle che il confronto avrà mostrato migliori, come se fossero state pensate da noi stessi per primi.

Se sapremo cadere mille volte e centomila volte rialzarci.

Se lotteremo sempre e soltanto per quello in cui crediamo e non impareremo mai a credere in ciò per cui conviene lottare.

Se sapremo dare il giusto valore alla canuta saggezza del più anziano dei nostri camerati ed alla giovanile irruenza dell'ultimo ragazzo iscritto, senza perdere gli insegnamenti che da entrambi possono venire.

Se sapremo amare il nostro popolo più di quanto possiamo odiare i suoi nemici.

Allora abbiamo già vinto la nostra battaglia.

Nel tempo che verrà, crescerà di molto il nostro numero, ma oggi forse perderemo qualcuno che, pur camminando con noi da tempo, non condivide le nostre premesse e non potrebbe trovarsi con noi al nostro arrivo.

Senza isterie è venuto il tempo di procedere per la nostra strada. Se oggi siamo pochi, non dobbiamo dolercene, ricordando "noi pochi, noi felici pochi, noi manipolo di fratelli". La storia insegna che le rivoluzioni partono sempre da un manipolo, ma non devono rimanere un manipolo, altrimenti non sono rivoluzioni.

 

Paolo Emiliani  (Rinascita)

 

 

 

 

 

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