Ovvero storia di una corriera e dei suoi passeggeri spariti nel nulla nel lontano maggio 1945, mentre transitavano per la bassa emiliana.
di Marilina Veca
Negli ultimi giorni di gennaio 1968 una vicenda ormai morta e sepolta come i suoi protagonisti !- per uno strano gioco del destino, torna ad occupare con grandissimo risalto le prime pagine dei quotidiani. Una fossa comune con resti di molti corpi umani viene ritrovata nella campagna modenese: "Il Tempo" di Roma titola così la notizia:" RITROVATA A MODENA LA FOSSA COMUNE DELLA "CORRIERA DELLA MORTE" e descrive così i fatti: "I Carabinieri di Concordia sul Secchia, in collaborazione con la Compagnia di Carpi, dopo lunghe indagini, hanno trovato nelle vicinanze del paese di San Possidonio, nella Bassa Modenese, una foiba che sembra contenere numerosi cadaveri. Finora sono stati ritrovati i resti di tre persone, ma sembra ve ne siano parecchi altri. I cadaveri sarebbero quelli di alcuni passeggeri della "corriera della morte" che partì da Brescia con venticinque militi della Repubblica Sociale una sera del maggio 1945 e della quale si perse ogni notizia." Anche "Il Corriere della Sera" dà ampio risalto al ritrovamento: "MOLTI UDIRONO LE URLA DEI PASSEGGERI TRUCIDATI" . Qualche giorno dopo , sempre su "Il Tempo", si parla di "CORTINA DEL TERRORE PER OSTACOLARE LE INDAGINI- MINACCIOSA MOBILITAZIONE COMUNISTA" e ci si riferisce anche di un manifesto intimidatorio affisso nella zona nel quale è contenuta l'esplicta diffida a non occuparsi della faccenda che storia si trattava? E' davvero esistita una "corriera fantasma"? Alla vicenda ha coraggiosamente dedicato un libro intitolato "La corriera fantasma Primavera di sangue 1945" ed edito da Zanetti, lo storico e giornalista Vittorio Martinelli.vicenda ha inizio a metà del mese di maggio 1945, nella Piazza del Vescovado di Brescia: da qui partivano in quei giorni decine di autocarri, alcuni dei quali provvisti di rimorchio, con a bordo centinaia di persone, le cui generalità non venivano registrate. Da quella piazza partì anche una certa corriera della P.O.A. stipata di passeggeri diretti a destinazioni molto diverse, condannati invece non sappiamo perché- ad una stessa meta finale, una delle tante fosse comuni disseminate nella Bassa Modenese, in quella zona che ha meritato l'appellativo di "triangolo della morte".è stato facile ricostruire i nomi degli occupanti la corriera maledetta: probabilmente sette ragazzi che avevano appartenuto al 2° plotone della 2° Compagnia della Scuola Ufficiali di Oderzo (Calvani, Jannoni, Lombardi, Cozzi, Gottardi, Piccinini); quasi sicuramente i fratelli Giovanni e Silvano Quadri, il primo capitano della G.N.R., il secondo semplice milite; il sottocapo di Marina Vincenzo Giuffrè, l'ex-aviere Alfonso Cagno, il vicebrigadiere della G.N.R. Enrico Serreli e molti altri, non tutti appartenenti alle forze armate della R.S.I., ma semplicemente ex-prigionieri o lavoratori reduci dalla Germania. indagini sollecitate nel 1946 dai parenti degli scomparsi- si mossero con difficoltà infinite: la Polizia si orientò dapprima verso Moglia, a 35 Km. da Mantova, laddove correva insistente la voce che nel maggio 1945 " avesse circolato in quiei luoghi , spingendosi fin nel basso mantovano, un autocarro di partigiani di Modena, con incarico di prelevare i fascisti maggiormente responsabili, trasportandoli poi a Montefiorino dove venivano giustiziati." Nel 1948 l'inchiesta arrivò a Concordia dove fu scoperta una fossa comune con oltre dieci salme morte per lesioni d'arma da fuoco e da taglio. Finirono sotto accusa 6 ex-partigiani prosciolti poi per insufficienza di prove.Un nuovo processo ebbe luogo nel 1950 alla Corte d'Assise di Viterbo con l'accusa di "omicidio volontario continuato" , reato per il quale vennero condannati il comandante e il vicecomandane della "polizia partigiana" di Concordia. fantasmi della Bassa riemersero con l'episodio di cui parlavamo all'inizio: il ritrovamento di una fossa comune a San Possidonio, nella Bassa Modenese, nel gennaio 1968. Immediata fu la reazione delle locali sezioni comuniste, che parlarono di vilipendio della Resistenza e di complotto anticomunista: Gianna Preda scriveva su "Il Borghese" nel maggio 1968: "Uno mi racconta:" Se avessero continuato a scavare avrebbero trovato altri morti. Hanno smesso, con la scusa che la ruspa costava troppo! Si conoscono anche altre fosse, ma ormai non ci mette le mani più nessuno. Anche quelli che hanno avuto il coraggio, che da queste parti è puro eroismo, di cominciare gli scavi a San Possidonio. " E davvero di eroismo si trattava, se perfino il parroco del paese, tanto amico del sindaco comunista, si rifiutò di benedire i poveri resti trovati nel fossato. Quei resti, oltre 600 frammenti ossei, raccolti in tre loculi anonimi, sono stati tumulati nel cimitero di San Cataldo a Modena, il 10 febbraio 1971. Girando per questi operosi e ridenti paesi della Bassa, dove quasi nulla è cambiato nella geografia e nell'ubicazione degli edifici, ritroviamo oggi quasi identica la Villa Medici di Concordia, ribattezzata all'epoca Villa del Pianto, sede della polizia partigiana, la ex-casa del popolo di San Possidonio, oggi circolo ARCI, l'ingresso al podere Tallia, attraverso il quale fu vista passare la "Corriera fantasma". I luoghi ricordano e conservano le memorie più degli abitanti, con i quali la comunicazione sull'argomento è impossibile, costellata di mutismi e di oblio. Non una croce ricorda i morti scomparsi in questa zona: "da queste parti scrisse ancora Gianna Preda si dovrebbe camminare come in un grande cimitero, anche se non ci sono lapidi a rendere testimonianza dei delitti e degli orrori".
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(per gentile concessione della rivista "ORIENTAMENTI")
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